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L’APPELLO  

«Dopo l’infarto nessuno mi fa lavorare»

«Dopo l’infarto nessuno mi fa lavorare»

LARI. Quattro anni fa ha rischiato di morire per un infarto quando non aveva ancora 40 anni. I medici gli hanno salvato la vita dopo una delicata operazione ma ora ha un’invalidità del 55% che gli...

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LARI. Quattro anni fa ha rischiato di morire per un infarto quando non aveva ancora 40 anni. I medici gli hanno salvato la vita dopo una delicata operazione ma ora ha un’invalidità del 55% che gli impedisce, paradossalmente, di trovare un lavoro. Disperato Maximiliano Caputo, 43enne che abita a Cevoli di Lari, vuole lanciare un messaggio e raccontare la sua storia.

«Nel 2008 ho perso mia madre per un tumore in poco più di un mese e mezzo. Aveva 50 anni e io sono rimasto praticamente solo. Era divorziata da tempo e mio padre non venne neppure al suo funerale – racconta Maximiliano –. Ho lavorato fin dal 1995 come giardiniere, operaio, falegname, guardia giurata, magazziniere, operaio di conceria e bracciante agricolo. Non mi sono mai tirato indietro, ma quando lavoravo per una cooperativa legata all’Ikea di Pisa ho avuto un infarto e da lì la mia vita è cambiata».

L’operazione a cuore aperto, due baypass al cuore e la difficoltà di riprendere la vita di prima. «Non sono più riuscito a trovare lavoro nelle ditte, nessuno si è voluto prendere la responsabilità di assumermi viste le mie condizioni – spiega ancora Maximiliano –. Il Comune di Casciana Terme Lari non ha abbastanza fondi per aiutarmi e io sono in grosse difficoltà economiche. Non posso neanche avere una pensione di invalidità e neppure una pensione di reversibilità per i 35 anni di contributi versati da mia madre, ex dipendente statale della procura della repubblica di Pisa».

Maximiliano Caputo vive in affitto e non può contare sull’aiuto di nessuno. «Pago 250 euro al mese che so non essere tanti ma in realtà io faccio molta fatica a trovare questi soldi – racconta –. Io sono iscritto nelle categorie protette come invalido civile ma questo sembra essere diventato col tempo più un elemento penalizzante che un’opportunità per trovare un nuovo impiego. Non mi sono mai rifiutato di fare nessun lavoro, con la sola esclusione di quelli che prevedono il carico e scarico di merci pesanti. Per il resto sono disponibile a fare qualsiasi lavoro, ho anche conseguito la patente per i camion». Il caso di Caputo è seguito dai servizi sociali del Comune di Casciana Terme Lari ma ora Maximiliano ha bisogno di un lavoro. (a.b.)



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