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Sorelline morte, imputato anche il papà

Sorelline morte, imputato anche il papà

Tragico schianto contro un camion: le vittime avevano 6 e 9 anni. Chiesto il processo pure per l’autista del Tir

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PISA. Una sofferenza che si rinnova in una tragedia che ha già condannato una coppia all’ergastolo del dolore.

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo plurimo per l’autista del camion e il padre delle due bimbe decedute nel tamponamento tra l’auto e il mezzo pesante. Era la sera del 20 giugno 2016 e sulla Fi-Pi-Li all’altezza di Montopoli per quelle parabole del destino contro cui si può solo imprecare si consumò un incidente che fece commuovere l’Italia. Ieri mattina il gup Giulio Cesare Cipolletta ha accolto la richiesta di citare come responsabile civile l’assicurazione del camion e ha rinviato al 12 giugno la discussione sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Lydia Pagnini.

Sono imputati Grigor Florio Toma, 42 anni, romeno, e il dottor Georges Saadè, 58 anni, già medico di guardia dell’Asl empolese con un passato di dipendente del 118, del pronto soccorso e con esperienze professionali anche a Prato, ora medico di famiglia a San Miniato. Sono i due sopravvissuti di uno strazio infinito che adesso diventa un processo. E materia di assicurazioni per quantificare i risarcimenti. Il camionista è difeso dagli avvocati Nicola Laghi e Andrea Poli, mentre il medico è assistito dal legale Stefano Del Corso. La mamma delle bimbe e moglie del coimputato, la psichiatra Maria Giovanna Pacciani, professionista che lavora a San Miniato, non si è costituita parte civile. Sarà, però, presente come parte offesa nel processo con l’avvocato Carlo Di Bugno. Chi si è costituito parte civile è il figlio maggiore di Saadè, ma solo nei confronti dell’autista romeno.

La vicenda processuale innesca ruoli delicati e che per forza di cose da privati diventano ufficiali. La moglie del medico, residente a Cascina, e madre delle due piccole vittime (Clara e Rachele avevano 6 e 9 anni) si trova nella condizione di essere in un processo dove il marito è ritenuto uno dei presunti responsabili della morte delle figlie. Per la coscienza già questo equivale a una condanna interiore anche senza processo. Che, però, codice alla mano, deve essere celebrato.

C’era traffico sul nastro d’asfalto tra Montopoli e Santa Croce, in direzione Pisa. Quando il camion uscì da una piazzola per immettersi nella carreggiata arrivò da dietro la Citroën di Saadè entrando in collisione con lo spigolo posteriore sinistro del mezzo. Una bimba era sul sedile del passeggero, l’altra dietro. La parte destra dell’auto francese si disintegrò nell’urto. E per Clara e Rachele ogni soccorso fu inutile.

Il consulente della Procura nel ricostruire la dinamica dello scontro a proposito del comportamento del padre scrive che difficilmente avrebbe potuto reagire in modo diverso dopo essersi trovato davanti quell’ostacolo improvviso. Quando, però, il professionista in un inciso mette nero su bianco che una frenatura lieve o media forse avrebbe evitato l’impatto, lascia il dubbio che per la Procura si è trasformato in una richiesta di rinvio a giudizio.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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