Il dolore
Luciano e Paola, edicolanti da tre decenni
PONTEDERA. La busta del pane in una mano e il giornale sotto il braccio. Negli anni Novanta funzionava così. Era quasi una moda. «A tutti piaceva camminare in città con questi due elementi. Era un...
PONTEDERA. La busta del pane in una mano e il giornale sotto il braccio. Negli anni Novanta funzionava così. Era quasi una moda. «A tutti piaceva camminare in città con questi due elementi. Era un modo per darsi un tono. Se non viaggiavi con pane e giornale non eri nessuno».
Di cose, in trent’anni, ne sono cambiate parecchie. «Oggi i giovani in edicola non entrano», racconta Luciano Susini, 59 anni, che oggi festeggia tre decenni di attività, sempre in via Pascoli. Qualcosa in più di un semplice fondo commerciale.
Perché Luciano, tra giornali e riviste, ha scandito la sua vita. E la sua storia d’amore con la moglie, Paola Arrighi. «Nel 1984 ci siamo sposati, e nel 1988 abbiamo scelto di prendere l’edicola. Inizialmente – racconta l’edicolante di via Pascoli – ci lavorava solo mia moglie, io facevo il rappresentante. Poi decisi di unirmi a lei, e nel 1994 abbiamo iniziato anche a vendere i giornali all’interno dell’ospedale».
I primi cellulari, la connessione internet, i quotidiani online. L’evoluzione tecnologica, da dietro il bancone, è apparsa come un mostro che a poco a poco ha succhiato via clienti e lavoro. «Prima il nostro era un gran bel lavoro, mentre ora riusciamo a viverci, ma niente di più. Chi legge i quotidiani, oggi – spiega Paola Arrighi – lo fa soprattutto attraverso cellulari e computer, il fascino della carta si sta estinguendo rapidamente».
Ed ecco che l’edicola cambia anche la sua offerta. «Per forza di cose siamo stati costretti a rivedere i prodotti in vendita. Oggi – prosegue Arrighi – mettiamo a disposizione dei clienti anche giochi e altri prodotti, per bambini e non solo».
Trent’anni, un mare di ricordi e un triste destino. Che Luciano e Paola conoscono alla perfezione: «Il nostro lavoro sparirà. Non ci saranno più edicolanti nelle nostre città, e questo non tra chissà quanti anni, diciamo al massimo 15. Non lo vivo come un fallimento o una cosa triste, semplicemente – dice in conclusione Luciano Susini – si tratta di un cambiamento, come ce ne sono stati nel mondo e come ce ne saranno tanti altri. Noi abbiamo svolto il nostro lavoro col massimo della passione, ma siamo come una razza in via di estinzione».
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
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