Il Tirreno

Pontedera

«Cemento e degrado, dov’è finita la mia città?»

«Cemento e degrado, dov’è finita la mia città?»

La denuncia di una cittadina di Cascina che non riconosce il luogo dove ha scelto di vivere 17 anni fa

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CASCINA. Alberi abbattuti, cemento che prende sempre più campo e trasforma il volto di Cascina in poco più di 17 anni. Questa la “denuncia” di una cittadina cascinese che ci scrive una lettera piena di ricordi e malinconia.

«Sono di origini liguri ma trapiantata a Cascina da 17 anni ormai – racconta Miriam Ansaldi –. Vivo nel centro storico in un bell’appartamento. Quando arrivai a Cascina, c’era corso Matteotti aperto e ricordo tutti i negozi che fervevano di clienti, macchine in doppia fila e persino il numero per essere serviti in farmacia».

Per Miriam, però, qualcosa cambia dopo il rifacimento della piazza.

«Furono abbattuti cedri del libano secolari, querce, lecci, distrutta una fontana con i pesci rossi, le panchine e quell’area dove si godeva di ombra e fresco dove vedevo spesso anziani e bambini. Ora è scomparso tutto – spiega la donna –. Gli alberelli piantati, sono in parte seccati, gli altri ci metteranno secoli a ricrescere, al posto delle panchine ci sono blocchi di pietra senza schienale sotto il sole, trovare un posto al fresco è impossibile. E c’è un finto pozzo, diventato una discarica, e i sassi che dovevano simulare il muro medievale della città sono smangiucchiati dai bambini che si divertono a toglierli senza che nessuno si sia preso la briga di rimetterli a posto».

Il racconto di Miriam Ansaldi prosegue anche in altre zone. «Il corso aveva delle fioriere, ora scomparse, e i negozi hanno quasi chiuso tutti, non si vende quasi nulla – racconta –. Ci sono molti extracomunitari e pochi cascinesi rimasti, ovunque vetrine con scritto vendesi o affittasi, un degrado totale, triste e desolato. Io credo che il Comune debba e possa fare qualcosa».

La “ricetta” della cittadina parte propria dalla piazza principale, dove crede sia fondamentale per ridare vita allo spazio pubblico piantare alberi e installare nuove panchine.

«Non basta, serve aumentare le attività culturali, che coinvolgano tutti. Ridare al centro storico il valore che aveva, perché Cascina ha una storia - spiega Miriam -. Aveva artigiani, mobilieri, persone che sarebbero da rivalutare, creando laboratori dove ci sono fondi vuoti, per insegnare un mestiere gratis a tutti quelli che lo vogliono fare, ridare vitalità al Corso principale, rivalutare la storia di Cascina nei luoghi e nei tempi, invitando turisti, riscoprendo le parti importanti della città. Sotto casa mia c’è ancora la porta da cui si entrava per le mura nascosta in un giardino privato, dove è stato fatto un muro. Ecco quindi chi vuole proporre la propria arte, chi scrive, chi dipinge, Cascina ha un scuola d’arte e non è capace a catalizzare tutto per farla rinascere gloriosa?».

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