Sicurezza
«Mamma, chi ha bruciato la scuola ora è in carcere?»
Primo giorno a Santa Lucia per i bambini trasferiti dal plesso di via Morandi Un genitore: «Mia figlia ha voluto vedere i danni delle fiamme, ci è rimasta male»
PONTEDERA. Si ferma di fronte all’ingresso, si guarda attorno smarrito e poi, lentamente, si allontana, a testa bassa. La scuola dell’infanzia di via Morandi è chiusa. E il gatto che ogni mattina saluta i bambini, divenuto ormai una mascotte per bimbi e genitori, rimane senza carezze e complimenti. In realtà la sua dose quotidiana di coccole poteva prendersela, ma è arrivato tardi. Pochi minuti prima del suo arrivo, alle 8.30, su due scuolabus messi a disposizione dal Comune stavano salendo decine di bambini.
«Oggi si cambia scuola», dice un’alunna mentre corre sul marciapiede e fa arrabbiare la mamma. La piccola ha ragione. Cambia scuola. Lei, come tutti i suoi compagni. Da Pontedera, alla frazione di Santa Lucia. E questo perché qualche delinquente, mercoledì scorso, ha pensato bene di scegliere l’edificio scolastico di via Morandi per compiere un furto. E non contento, una volta dentro la struttura, ha appiccato il fuoco, distruggendo giochi e arredi.
«Mia figlia mi ha chiesto come mai alcune persone hanno distrutto i suoi giochi. E poi – racconta Sara Astorino – mi ha chiesto se chi ha rovinato la sua scuola è stato arrestato e messo in carcere. Non è facile spiegare certe cose ai bambini».
A tre, quattro, cinque anni il mondo è tutto a colori. E il lato grigio della mente umana è impossibile da comprendere.
Ma il coraggio c’è, e viene fuori. «La mia bambina mi ha chiesto se qualcuno ha rubato anche le sue cose, e io l’ho tranquillizzata. Mi ha detto – dice Chiara Lanzarini – che chi ha dato fuoco alla scuola si merita di stare male. Non è impaurita, perché lei sostiene che fino a che è coi suoi compagni di classe non può succedergli niente di brutto, con i suoi amici si sente al sicuro».
E mentre le forze dell’ordine vanno avanti nelle indagini per dare un nome e un volto ai responsabili dello sfregio alla scuola di via Morandi, qualcuno, tra gli alunni, fatica a credere a ciò che è successo.
«Ho detto la verità a mia figlia – racconta Stefania Saviano – spiegandole che il gesto è stato compiuto da persone cattive. Lei mi ha ascoltato e poi mi ha chiesto di vedere coi suoi occhi la scuola danneggiata. Le ho mostrato il cancello d’ingresso chiuso, non si vedevano le stanze annerite dalle fiamme, ma lei ha capito e ci è rimasta male».
Il clima è lo stesso di una gita. Il pulmino, le raccomandazioni dei genitori, le maestre che controllano che i bimbi si mettano correttamente a sedere sul bus. C’è entusiasmo ed emozione, anche se tutti, chi più chi meno a lungo, gettano lo sguardo oltre le inferriate che delimitano il perimetro della scuola con un’espressione a metà tra lo stupore e la tristezza.
«Mia figlia stamani si è svegliata e non vedeva l’ora di conoscere la sua nuova scuola. Per lei è una giornata particolare – spiega Erika Doni – e sono felice che abbia dato una chiave di lettura tutto sommato gioiosa a quello che è successo. Noi abitiamo alla stazione e lei è abituata a vedere cose strane. Mi chiede come mai ci sono le bottiglie rotte, perché alcuni ragazzi si picchiano e perché, la sera, a volte, da casa si sentono urla dalla strada».
Le porte del pulmino si chiudono. I bimbi battono sui vetri con le loro manine e salutano i genitori. «Non stare in piedi, è pericoloso», si raccomanda una mamma. «Comportati bene», le fa eco un’altra. Lo scuolabus lascia via Morandi e da un angolo spunta un batuffolo di pelo. È il gatto dei bambini. Non ci sono sorrisi per lui. Solo una scuola bruciata da alcune “persone cattive”.
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