Sicurezza
Voleva sfregiare la ex, patteggia due anni
Nel giugno 2017 un 23enne pisano aveva aggredito e lanciato l’acido contro la fidanzata, una 21enne di Cascina
CASCINA. L’aveva inseguita in strada, dopo l’ennesima discussione. Ma quella volta non erano state solo le parole a ferirla. Lui, il fidanzatino irascibile, si era portato dietro una bottiglia piena di acido. Non era solo una minaccia. Ci provò a segnarla per sempre. A sfigurarla come punizione per essersi ribellata al suo controllo. Non ci riuscì. Lanciò l’acido contro quella che avrebbe dovuto essere il suo amore che, però, non venne raggiunto al volto. La sostanza danneggiò con bruciature evidenti il giubbotto di pelle. E quei segni sono rimasti agli atti con tanto di foto delle striature. Una scarnificazione inflitta alla pelle del giacchetto e non al corpo della ragazza. Una sopravvissuta al delirio degli uomini che odiano le donne. Per un soffio non è diventata un simbolo.
L’aggressione con l’acido è il picco negativo di una storia tormentata che ieri ha avuto il suo epilogo giudiziario in Tribunale. Un 23enne, di Pisa, (omettiamo il nome per tutelare la parte offesa) ha patteggiato 2 anni con la condizionale per maltrattamenti in famiglia, lesioni e stalking. Il giovane, difeso dagli avvocati Massimo Parenti e Gabriele Dell’Unto, ha concordato la pena con il pm Miriam Pamela Romano nel corso delle indagini preliminari. Ieri mattina la ratifica dell’accordo davanti al gup Giuseppe Laghezza del rito alternativo che ha escluso la costituzione di parte civile della giovane, una 21enne di Cascina, assistita dall’avvocato Serena Caputo.
La vicenda risale al 2016 con l’epilogo inquietante dell’acido avvenuto nel giugno scorso. Di lì a poco ci fu anche l’arresto ai domiciliari per il 23enne, di Pisa, incensurato, con un’occupazione stabile. C’è rimasto fino a ottobre.
I due stanno insieme con la spensieratezza e la vulnerabilità dei vent’anni. Alti e bassi in una relazione che non aveva radici solide. Più esuberanza giovanile che sostanza sentimentale. E iniziano i primi screzi innescati da variabili caratteriali e incapacità di gestire gelosie e cambiamenti di umore.
La conseguenza degli attriti nella coppia diventano le botte. Lui alza le mani. Non solo si limita a picchiare la sua compagna. La segue, la bracca. Le impedisce di muoversi senza dover temere una sua apparizione, quasi sempre sgradita.
Ma come spesso avviene nella fragilità di certi rapporti in alcune occasioni è lei a cercare di nuovo lui. Per ricominciare una relazione tra promesse destinate a non essere mantenute e voglia di cambiare che il tempo confinerà nelle buone intenzioni.
Si arriva al giugno 2017, a Pisa, con la discussione che degenera nell’assalto con l’acido. I due litigano con un dettaglio che con il senno di poi avrebbe potuto far raccontare un’altra storia, tragica. Lui si porta dietro una bottiglia con la sostanza diventata il simbolo della violenza deturpante contro le donne.
La insegue per strada e guidato da una rabbia cieca le getta l’acido addosso. Dopo quell’episodio la ragazza decide di denunciarlo. Ma c’è un altro dettaglio che segna un rapporto complicato e all’apparenza contraddittorio.
Quando vanno ad arrestare il giovane, le forze dell’ordine lo trovano a casa insieme alla sua accusatrice.
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