Sicurezza
«Cyberbullismo, il pericolo in un selfie»
Il vicequestore della polizia Luigi Fezza ha spiegato agli studenti le insidie di web e social citando i casi recenti di cronaca
PONTEDERA. Uno degli ultimi casi finiti in tribunale ha riguardato un operaio di Pontedera che aveva collezionato una sfilza di reati a sfondo sessuale con ragazzine minorenni. Le adescava in chat, fingendo di avere 20 anni e non 45 come nella realtà. E convinceva le minori, anche di 11 anni, a farsi inviare foto e video per “alimentare” il suo archivio pieno zeppo di materiale pedopornografico. Un episodio tra i tanti che il vicequestore della polizia di Pontedera Luigi Fezza ha citato agli studenti delle classi prime, indirizzo agraria, costruzioni ed economico, dell’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Pontedera nel corso di un incontro di formazione per la prevenzione al cyberbullismo e l’uso consapevole dei social network.
«La prima cosa che voi ragazzi dovete sapere è che qualunque contenuto viene condiviso sui social network oggi non potrà essere rimosso in futuro - ha spiegato ieri nell’aula magna della scuola il vicequestore -. Dovete prestare, dunque, massima attenzione a come utilizzate i social network. E dovete farlo partendo capendo che i contenuti non sono di vostra proprietà». Fezza, infatti, in apertura dell’incontro ha svelato l’importanza di molti cavilli che si nascondono nei contratti che ci vengono fatti accettare quando ci iscriviamo, ad esempio, a Facebook.
«I nostri dati personali e anche i contenuti che pubblichiamo vengono ceduti al social network al quale siamo iscritto e di conseguenza non sono più di nostra proprietà - ha chiarito il vicequestore della polizia -. Anche se cancelliamo dal nostro profilo un video o una foto resteranno online».
Evidente come l’educazione ad un uso più consapevole e responsabile sia fondamentale. Molti studenti, infatti, non conoscevano le possibili conseguenze che un contenuto postato su Facebook o Instagram possa generare.
«Si stima che su Facebook il 30% dei profili sia falso - ha spiegato Fezza -. La conseguenza logica è che chiunque può facilmente apparire come vuole, con un’identità falsa. Emblematico è il caso di una ragazzina di Pontedera che per due anni aveva chattato con una persona credendo fosse un coetaneo. L’uomo, in realtà un adulto, ad un certo punto le ha chiesto un appuntamento alla stazione. Lei, fortunatamente, si è presentata con un’amica che ha avvisato la polizia e fermato l’uomo che si stava allontanando con lei».
Chi si cela dietro i profili falsi, dunque, è ancor più pericoloso perché spesso ha tutto il tempo per attirare le sue prede in trappola. L’attenzione, però, va anche sui selfie.
«Un selfie può essere pericoloso? - ha chiesto il vicequestore alla platea di studenti del Fermi -. Ve lo dico io, in alcuni casi può essere molto pericoloso. Se, ad esempio, ci sono potenziali stalker o persone che vogliono importunarvi loro seguiranno sicuramente i vostri profili social. Postare su Facebook un selfie in tempo reale, anche con altre persone, e geolocalizzarsi può essere in tal senso molto pericoloso».
Sui fenomeni di cyberbullismo incide molto whatsapp. Fezza ha sottolineato come massima attenzione debba essere fatta a scrivere, inviare foto, video e altri contenuti in particolare nei gruppi. Stessa attenzione a cosa si scrive sui social. Citato un altro caso di cronaca clamoroso: la dipendente della Piaggio licenziata per un “mi piace” ad un post nel quale si criticava l’azienda.
«Con la nuova legge sul bullismo, la 71 del 2017, siamo obbligati come scuola a organizzare eventi come questo - spiega Elisabetta Saviozzi, referente all’interno dell’istituto per questi progetti -. Ho visto i ragazzi molto interessati, tanto da chiedere al vicequestore di fermarsi oltre il tempo previsto. Al di là dell’obbligo normativo, però, il nostro istituto segue da tempo un percorso di incontri e formazione, anche in collaborazione con altri enti e associazioni del territorio, sul tema di bullismo e cyberbullismo». I prossimi, sempre con le classi prime, ci saranno il 30 gennaio e il 6 febbraio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
