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Le Poste risarciscono le vittime della truffa

Le Poste risarciscono le vittime della truffa

Montopoli: la società ha versato quasi il 100 per cento del totale, stimato in circa 800mila euro

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MONTOPOLI. All’appello ormai mancano solo poche somme, legate magari a particolari prodotti che richiederanno un iter più lungo. Per tutto il resto Poste italiane ha già provveduto a liquidare i relativi rimborsi: quasi il 100 per cento del totale, stimato in circa 800mila euro, per risarcire le 22 vittime della presunta truffa avvenuta all’ufficio postale di Montopoli. Era l’ottobre del 2014, infatti, quando la denuncia presentata dalla nipote di una cliente dello sportello fece esplodere il caso. Diverse somme risultavano sparite nel nulla dai conti correnti di una ventina di persone, quasi tutte anziane, abituate a servirsi dell’ufficio postale nel centro storico di Montopoli. Per quella vicenda è finita nei guai per truffa l’allora direttrice dello sportello Orietta Bartoli, accusata di aver messo in atto, fin dal 2008, delle operazioni ad hoc per sottrarre alcune somme dai conti dei tanti anziani del paese abituati a fidarsi di lei. In attesa del processo, a prescindere da quelle che saranno le responsabilità giuridiche, Poste Italiane ha già provveduto a risarcire la gran parte delle cifre mancanti, grazie all’attività condotta in questi anni dal comitato “Truffati e indignati” (creato dai familiari delle vittime) con il supporto del sindaco Giovanni Capecchi, chiamato a fare da intermediario tra Poste e cittadini. Per questo, alla luce dei risarcimenti liquidati pochi giorni fa, i membri del Comitato intervengono per ringraziare il primo cittadino e la giunta di Montopoli.

«All’epoca, quando tutto è cominciato – ricorda il presidente Francesco Tinghi – serviva una figura istituzionale che tenesse i rapporti con la direzione nazionale di Poste. Il sindaco Capecchi in questi anni ha speso tutto il proprio impegno per portare la questione fino infondo. E oggi possiamo finalmente dire che la partita è chiusa, a prescindere da ciò che uscirà dal processo».

Una partita che è stata tutt’altro che semplice. «Ci siamo incontrati più volte in Comune – ricorda il primo cittadino – contattando Poste per capire come sbrogliare la matassa. Non era facile ricostruire e documentare tutte le somme che erano sparite: si trattava di dimostrare che i soldi mancanti non erano stati prelevati né dai titolari dei conti né dai loro familiari. È stato un caso talmente inusuale che chiunque, credo, non avrebbe saputo da dove cominciare».

A complicare il quadro, del resto, era anche il fatto che la gran parte dei conti fossero intestati a persone anziane.

«Persone che magari avevano sudato una vita – dice Capecchi – per mettere da parte dei soldi che d’improvviso non c’erano più. Mi è sembrato doveroso mettere in campo tutto l’impegno possibile. Da parte mia voglio quindi ringraziare i membri del comitato per essersi ricordati del lavoro che abbiamo fatto insieme in questi anni».

Giacomo Pelfer



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