Finanza
La coppia pisana che ha fatto "scoprire" le formiche ai bambini islandesi
Marco Mancini e Caterina Poggi da Capannoli e Vicopisano si sono trasferiti a Reykjavik, dove vivono e hanno costruito una bella famiglia. Ora faranno conoscere gli insetti, che in Islanda non esistono in natura, ai bambini dell'isola di geyser e ghiacci
CAPANNOLI. Marco è di Capannoli ma vive in Islanda da 4 anni. E dal dicembre scorso, con un progetto legato al governo islandese, ha portato tra i ghiacci le formiche tagliafoglie. Per ora solo in laboratorio, perché in natura le formiche in Islanda non esistono proprio. La sua compagna, Caterina, è di Vicopisano. E insegna l’italiano agli islandesi. Oltre a dividersi tra altri mille impegni e progetti. E anche qui gli animali hanno un ruolo importante: non formiche ma capre, quelle che producono cashmere. Caterina e Marco, 29 e 34 anni, vivono nella capitale Reykjavik, dove è nato il piccolo Matthias, due anni. E dove si sono comprati una casa. Sono felici, anche se il sole e gli affetti mancano.
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Toscani d’Islanda. Un percorso avventuroso, una doppia storia d’amore nata nel nostro paese ma che in quello di vulcani e geyser ha trovato la sua piena realizzazione. «Ma non siamo scappati dall’Italia» dicono. Ma in un Paese piccolo, solo all’apparenza freddo e inospitale, il loro accento pisano si sta mescolando con quello dei discendenti dei vichinghi. E i due stanno mettendo radici tra i ghiacci.
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«Siamo arrivati qui davvero per caso – racconta Caterina Poggi –. Non pensavo proprio di trasferirmi in Islanda. Era il 2013 e, dopo aver passato 15 giorni sull’isola per un progetto di volontariato stavo finendo i miei studi per insegnare l’italiano agli stranieri. Il mio compagno Marco Mancini, laureato in lettere, stava cercando un lavoro. E una sera, preso un po’dalla disperazione, ha inviato i nostri curriculum a varie università». L’ultimo tentativo, il più fortunato, con l’Università d’Islanda. «Ci hanno risposto quasi subito, dimostrandosi interessati ai nostri profili professionali – racconta Caterina –. Il 10 ottobre sono 4 anni dal nostro trasferimento».
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L’inizio non è facile. «Facevo due o tre lavori, tra cui la baby sitter, e trasferendoci d’inverno l’impatto con il buio e il clima non è stato dei più semplici – racconta Caterina –. Ma poi ci siamo adattati bene, gli islandesi se hai un progetto credono in te. Il mio compagno lavora come manager in un hotel e il turismo qui sta avendo un vero boom».
Poi due anni fa nasce Matthias. E la coppia compra casa a Reykjavik. «Per ora contiamo di farlo crescere qua – spiega Caterina –. Ci sono molte opportunità per i giovani e, pur sentendoci italiani e toscani al 100%, crescere nostro figlio anche con un’altra cultura e conoscendo altre due lingue, islandese e inglese, credo sia un elemento importante».
Poi lo stato supporta molte attività rivolte proprio ai più piccoli: basti pensare che, al compimento del sesto anno di età, offre 50mila corone all’anno (circa 400 euro) per far iscrivere i propri figli ad una società sportiva. E lo sport è così importante che sono le associazioni a organizzare i trasferimenti da scuola agli impianti. E, curiosità, nessun islandese che non sa nuotare può diplomarsi. «Nell’educazione di mio figlio, però, sono ancora molto italiana – confessa –. Qui è usanza comune far riposare i bambini piccoli in carrozzina fuori in terrazza, anche con le temperature più rigide. Io ci ho provato ma dopo pochi minuti ho riportato Matthias in casa».
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In Islanda credono, poi, nelle idee originali e innovative – conclude Caterina –. Il mio compagno, appassionato di formiche, ha avviato un progetto con il governo islandese per portare le formiche tagliafoglie nell’isola. Qui non esistono in natura, per questo sono state sistemate nella “casa tropicale” dello zoo di Reykjavík dove i bambini potranno studiarle e conoscerle con progetti studiati appositamente per loro». Formiche che il toscano Marco ha fatto arrivare in Islanda direttamente da Trinidad e Tobago.
Mentre Caterina, sfruttando l’esperienza del padre nel settore tessile, sta provando agli islandesi, in particolare alle donne, a scaldarsi con il morbido cashmere. «Qui hanno una lana “ruvida” solo a guardarla – conclude Caterina –. Ho aperto da poco una ditta che si chiama “Caterina Cashmere” e ho creato una piccola collezione di maglie da donna e maglie e accessori da bambino. Ho pensato a indumenti semplici, che qualsiasi tipo di donna possa indossare, indipendentemente dall’età o dalla conformazione fisica. Sto partendo adesso e per ora, l’idea è di avere questi prodotti in alcuni negozi in Islanda. Tutto made in Italy».
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