La manifestazione
«Distretto sanitario, ora tocca al Comune»
Sandra Capuzzi, presidente della Sds, all’incontro sul welfare locale: mancano le ultime autorizzazioni
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SAN FREDIANO. «Il nuovo distretto sociosanitario è nelle mani del Comune di Cascina. Mancano le ultime autorizzazioni. Quanto al parcheggio, la precedente amministrazione aveva individuato l’area, ma ad oggi non è stata ancora acquisita. Poi ci sono alcuni aspetti che riguardano l’antincendio. La questione è tecnica».
Così Sandra Capuzzi, presidente della Società della salute (Sds), ha risposto sui tempi per l’apertura del distretto sociosanitario, domanda rivoltale durante l’incontro organizzato dal Pd sul welfare locale, l’altra sera al circolo Arci di San Frediano, e moderato da Luca Daddi, caposervizio del “Tirreno”.
Dopo l’introduzione di Giuseppe Cecchi, già direttore della Sds area pisana e oggi membro della segreteria del partito, si sono confrontati, oltre a Capuzzi, Giuseppe Figlini, presidente dell’Ordine dei medici, e Rocco Damone, direttore programmazione dell’area vasta Toscana Centro. Le conclusioni politiche sono state affidate a Fernando Mellea, segretario del Pd di Cascina, il quale ha bocciato la politica dell’amministrazione locale di centrodestra: «La Lega non dà risposte corrette ai bisogni dei cittadini».
Vari i temi toccati nel corso della serata, con particolare riferimento a quella che tutti hanno indicato come necessità: che l’ospedale si apra al territorio e venga valorizzato il sistema a rete di servizi e strutture «con un’unica regia per obiettivi condivisi», come ha rimarcato Cecchi.
Damone ha insistito sul fatto che sia necessario fare un percorso dal centro alla periferia: «Le discipline di base – ha detto – non possono essere concentrate nelle aziende ospedaliere, ma devono essere disseminate sul territorio. Le aziende ospedaliere devono aprirsi al territorio, non possono continuare a rimanere in una sorta d’isolamento dorato».
Figlini è intervenuto sul distretto sociosanitario dicendo che «nasce già vecchio», perché non è adeguato per ospitare una Casa della salute con un team multidisciplinare che ha bisogno di spazi. Ci sono più modelli di casa della salute, ma per Cascina Figlini auspica quello “complesso”, dove, per fare un esempio, sia possibile anche fare accertamenti radiologici.
Attenzione è stata dedicata pure alle cosiddette cure intermedie per i pazienti post acuti che vengono dimessi. Un esempio virtuoso è quello dell’ospedale di comunità a Navacchio, ma i posti sono insufficienti a coprire tutte le necessità. Tra gli interventi, da segnalare quello del presidente della Misericordia di Navacchio, Luigi Nannipieri, a nome del volontariato cascinese, il quale ha ribadito la disponibilità delle associazioni a fare rete, ma ha anche sottolineato come queste siano penalizzate dal taglio dei budget.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Così Sandra Capuzzi, presidente della Società della salute (Sds), ha risposto sui tempi per l’apertura del distretto sociosanitario, domanda rivoltale durante l’incontro organizzato dal Pd sul welfare locale, l’altra sera al circolo Arci di San Frediano, e moderato da Luca Daddi, caposervizio del “Tirreno”.
Dopo l’introduzione di Giuseppe Cecchi, già direttore della Sds area pisana e oggi membro della segreteria del partito, si sono confrontati, oltre a Capuzzi, Giuseppe Figlini, presidente dell’Ordine dei medici, e Rocco Damone, direttore programmazione dell’area vasta Toscana Centro. Le conclusioni politiche sono state affidate a Fernando Mellea, segretario del Pd di Cascina, il quale ha bocciato la politica dell’amministrazione locale di centrodestra: «La Lega non dà risposte corrette ai bisogni dei cittadini».
Vari i temi toccati nel corso della serata, con particolare riferimento a quella che tutti hanno indicato come necessità: che l’ospedale si apra al territorio e venga valorizzato il sistema a rete di servizi e strutture «con un’unica regia per obiettivi condivisi», come ha rimarcato Cecchi.
Damone ha insistito sul fatto che sia necessario fare un percorso dal centro alla periferia: «Le discipline di base – ha detto – non possono essere concentrate nelle aziende ospedaliere, ma devono essere disseminate sul territorio. Le aziende ospedaliere devono aprirsi al territorio, non possono continuare a rimanere in una sorta d’isolamento dorato».
Figlini è intervenuto sul distretto sociosanitario dicendo che «nasce già vecchio», perché non è adeguato per ospitare una Casa della salute con un team multidisciplinare che ha bisogno di spazi. Ci sono più modelli di casa della salute, ma per Cascina Figlini auspica quello “complesso”, dove, per fare un esempio, sia possibile anche fare accertamenti radiologici.
Attenzione è stata dedicata pure alle cosiddette cure intermedie per i pazienti post acuti che vengono dimessi. Un esempio virtuoso è quello dell’ospedale di comunità a Navacchio, ma i posti sono insufficienti a coprire tutte le necessità. Tra gli interventi, da segnalare quello del presidente della Misericordia di Navacchio, Luigi Nannipieri, a nome del volontariato cascinese, il quale ha ribadito la disponibilità delle associazioni a fare rete, ma ha anche sottolineato come queste siano penalizzate dal taglio dei budget.
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