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Il Gruppo Mastrotto sbarca a Santa Croce: 40-50 posti

Andreas Quirici
Il pubblico al convegno sul settore conciario organizzato dal Tirreno
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Il pubblico al convegno sul settore conciario organizzato dal Tirreno

Concerie: il colosso veneto della pelle compra quote del depuratore Aquarno. Nei prossimi mesi il cantiere per la costruzione dell’azienda

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SANTA CROCE SULL’ARNO. È arrivata l’ufficialità: il Gruppo Mastrotto sbarca nel comprensorio del Cuoio. La più grande azienda italiana del settore conciario, con quartier generale ad Arzignano in Veneto, ha acquistato un terreno e quote per scaricare l’acqua derivante dalla produzione di pellame al depuratore Aquarno e s’insedierà a Santa Croce nei prossimi mesi facendo 40/50 assunzioni.

La novità è emersa durante il convegno “La conceria del futuro” organizzato il 17 gennaio dal nostro giornale nella sede del Polo tecnologico conciario (Poteco) che ha visto la partecipazione di imprenditori, rappresentanti degli enti di categoria e dei sindacati, sindaci. Convegno nel corso del quale Luigi Vicinanza, direttore del Tirreno, ha presentato il mensile “Toscana Economia” il cui ultimo numero (uscito ieri) è dedicato alle aziende della moda.

All’incontro, moderato da Luca Daddi, caposervizio della redazione di Pontedera del Tirreno, nessuno ha fatto il nome di Mastrotto. Ma gli indizi forniti portano tutti nella direzione della grande azienda che sbarca nella nostra regione proprio per le scelte in campo ambientale fatte dai conciatori toscani e dalle istituzioni anni fa.

«È la dimostrazione che questo territorio attrae investimenti che arrivano da fuori – ha detto la sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda – Il nostro compito è continuare a creare i presupposti affinché le concerie abbiano lo sviluppo che meritano».

Imprese, enti pubblici e forze sociali rappresentano la concertazione che da tempo fa scelte nel segno della crescita in un territorio che vede 250 concerie e altrettante aziende conto terzi (molte associate ad Assa), 2, 4 miliardi di euro di fatturato annuo e circa 6. 000 addetti. La depurazione, gestita in maniera centralizzata, consente alle piccole realtà che caratterizzano il tessuto produttivo di sostenere costi ingenti, ma rimanendo competitive.

«È la nostra forza – ha detto il presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce, Alessandro Francioni – ma guai ad abbassare la guardia. Bisogna sempre alzare l’asticella per migliorare anno dopo anno. Con alcune griffe della moda, per esempio, stiamo studiando un progetto per recuperare e valorizzare i ritagli di pellame derivanti dalla produzione di articoli in pelle».

Il futuro è questo. E secondo il presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola, Michele Matteoli, non potrà prescindere «dal lavoro degli enti di categoria, finalizzato a dare forza alle piccole aziende conciarie che si trovano a competere con corazzate che fatturano da sole miliardi di euro e sono sempre più esigenti. Ma che trovano nella nostra zona interlocutori in grado di soddisfare le loro esigenze».

Un mondo, il settore conciario toscano, «fatto di imprenditori che ci mettono la faccia, rischiano ogni giorno e rappresentano l’eccellenza dell’economia in uno dei distretti industriali più importanti d’Italia», ha sottolineato il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini.

A garanzia dell’innovazione c’è il Polo tecnologico conciario, il cui amministratore delegato, Leonardo Volpi, ha spiegato che in questa struttura «vengono portate avanti attività come la ricerca, la formazione, il controllo dei materiali e lo sviluppo tecnologico proprio per dare sviluppo a un settore che punta sul ricambio generazionale a tutti i livelli e che sta favorendo l’inserimento nel mondo del lavoro degli studenti di chimica conciaria all’istituto Cattaneo e all’Università di Pisa».

Sinergia è la parola chiave secondo Matteo Giusti, presidente della Cna di Pisa, in rappresentanza dei contoterzisti associati all’Assa: «Lavorando insieme è possibile anche ottenere un accesso al credito favorevole, in un momento delicato per le banche della zona».

«Siamo in un territorio che si basa su una grande tradizione e guarda al futuro con l’obiettivo di crescere ancora – ha detto il direttore del Tirreno, Luigi Vicinanza – Il nostro giornale continuerà a raccontarlo».

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