Sicurezza
Alessia, entusiasta di essere utile al prossimo
Giovane di Volterra ha convinto anche i genitori e il fratello, tutti gruppo zero negativo, a diventare donatori
VOLTERRA Donare come gesto universale e alla portata di tutti, giovani compresi. Questo il messaggio racchiuso nella testimonianza di Alessia Ricciardi, giovane donatrice di Volterra, che, insieme al padre, Alberto, e alla madre, Sonia, forma una vera e propria squadra della solidarietà. «In famiglia siamo tutti donatori universali - esordisce Alessia - in quanto facenti parte del gruppo sanguigno zero negativo». In base agli antigeni presenti (o assenti) sulla superficie dei nostri globuli rossi, infatti, tutti noi apparteniamo a un determinato gruppo sanguigno.
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Lo zero negativo, come quello di Alessia e dei componenti della sua famiglia, è considerato, nel mondo della donazione del sangue, come il "donatore universale": data l’assenza di antigeni, questo tipo può essere donato a individui di qualunque gruppo. «Anche mio fratello Alessio ha il nostro stesso gruppo sanguigno - racconta Alessia - ma ha da poco compiuto i diciotto anni, quindi inizierà solamente a breve a donare». Un esempio, quello della famiglia Ricciardi, che dev’essere d’ispirazione per tutti coloro i quali hanno questa possibilità. A prendere l’iniziativa è stata proprio Alessia: «ho cominciato a donare non appena raggiunti i diciotto anni, seguendo l’esempio di mio zio, che è sempre stato un donatore». A convincere babbo e mamma, ci ha poi pensato lei, facendo passare il messaggio che donare per aiutare gli altri, soprattutto quando il tuo sangue è utile per chiunque abbia bisogno di una trasfusione, è importante.
«Per me il donare è un gesto di aiuto incondizionato - sottolinea Alessia - un percorso che ho intrapreso di mia spontanea volontà». Certamente, gli studi che la ventiquattrenne di Volterra ha portato a termine con successo appena un mese fa, hanno rafforzato la sua idea.
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«Ho conseguito una laurea in infermieristica, e quindi so bene cosa significhi donare - spiega - e capisco l’importanza di questo gesto per il prossimo e per il sistema sanitario».
Riguardo al rapporto dei giovani con la donazione, Alessia ammette però che l’argomento è, ancora, troppo poco affrontato. «Sono riuscita a convincere alcuni amici a seguirmi - rivela - ma in generale si parla poco di questa cosa». La soluzione, a suo avviso, sarebbe quella di avvicinare ragazzi e ragazze alla donazione già a scuola, poco prima dei diciotto anni. «In questo modo - conclude - gli studenti potrebbero comprendere sin da subito il significato di questo gesto e la sua utilità sociale». Una testimonianza, quella di Alessia, che va al cuore della nostra campagna: l’aiuto senza secondi fini verso chi ha bisogno, l’entusiasmo della gioventù e la consapevolezza di fare qualcosa di davvero importante per l’intera comunità.
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