Il dolore
teatro
Al Quaranthana riparte la stagione
“Se ci sei batti un colpo” per la regia di Curino va in scena venerdì
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SAN MINIATO. Venerdì 12 gennaio, ore 21.30 si accendono i riflettori sul palco del Quaranthana, Teatro comunale di San Miniato, ad aprire la seconda parte della XIV stagione di prosa, lo spettacolo “Se ci sei batti un colpo” di Letizia Russo, con Fabio Mascagni per la regia di Laura Curino.
Un solo attore, molti personaggi, una storia surreale e tragicomica per indagare, attraverso la vita di un giovane uomo che ha tutto ciò che gli serve tranne il cuore, un tema caro a chiunque abbia mai avuto il dubbio se davvero valga o no la pena vivere. Ma la domanda del personaggio e la sua straordinaria esistenza di senza cuore sono anche una lente per osservare tutto ciò che fa della vita il regno della meraviglia e della noia, della normalità e della follia, del desiderio e dell’incomprensione.
F. ha trentacinque anni, una buona salute, una vita normale. E una noia mortale a fargli compagnia. In realtà la sua avrebbe potuto essere una vita straordinaria, perché, unico caso nella storia dell’umanità, F. è nato senza cuore. Eppure è vivo. A causa sua, la scienza ha gridato al miracolo, la chiesa ai segni dell’apocalisse. Poi entrambe hanno avuto cose più urgenti da fare che occuparsi di lui e F., come tutti i mortali, non ha potuto fare altro che confondersi nella grande comunità umana. Non è stato facile: oltre ad una circolazione sanguigna misteriosa, le conseguenze del non cuore hanno impedito a F. di entrare in relazione profonda con la realtà; non ha mai provato empatia né sensi di colpa né vero e proprio amore. Neppure ha provato la forza misteriosa della fede, del credere in qualcosa. Ma F. non si è dato per vinto…
Un solo attore, molti personaggi, una storia surreale e tragicomica per indagare, attraverso la vita di un giovane uomo che ha tutto ciò che gli serve tranne il cuore, un tema caro a chiunque abbia mai avuto il dubbio se davvero valga o no la pena vivere. Ma la domanda del personaggio e la sua straordinaria esistenza di senza cuore sono anche una lente per osservare tutto ciò che fa della vita il regno della meraviglia e della noia, della normalità e della follia, del desiderio e dell’incomprensione.
F. ha trentacinque anni, una buona salute, una vita normale. E una noia mortale a fargli compagnia. In realtà la sua avrebbe potuto essere una vita straordinaria, perché, unico caso nella storia dell’umanità, F. è nato senza cuore. Eppure è vivo. A causa sua, la scienza ha gridato al miracolo, la chiesa ai segni dell’apocalisse. Poi entrambe hanno avuto cose più urgenti da fare che occuparsi di lui e F., come tutti i mortali, non ha potuto fare altro che confondersi nella grande comunità umana. Non è stato facile: oltre ad una circolazione sanguigna misteriosa, le conseguenze del non cuore hanno impedito a F. di entrare in relazione profonda con la realtà; non ha mai provato empatia né sensi di colpa né vero e proprio amore. Neppure ha provato la forza misteriosa della fede, del credere in qualcosa. Ma F. non si è dato per vinto…
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