Il Tirreno

Pontedera

Tmm, ora la Fiom lancia l’idea di una cooperativa

di Andreas Quirici
Tmm, ora la Fiom lancia l’idea di una cooperativa

Nei prossimi giorni Massimo Braccini, segretario regionale, incontrerà gli operai «È il nostro piano B, ma per farlo funzionare servono macchinari e commesse» 

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PONTEDERA. Una cooperativa per dare un futuro ai lavoratori della Tmm, rimasti senza lavoro da agosto quando la fabbrica di marmitte dell’indotto Piaggio ha chiuso i battenti. Da allora, gli operai stanno portando avanti il presidio a fianco del capannone in viale Africa a Pontedera, nella speranza che qualcosa si muova e un imprenditore li salvi, acquisendo lo stabilimento. Ma questa ipotesi tarda a concretizzarsi e allora il sindacato Fiom Cgil prova a proporre un piano B.

«Intanto faremo una assemblea coi lavoratori al presidio – spiega Massimo Braccini, il segretario regionale dei metalmeccanici della Cgil – Sarà l’occasione per fare il punto è capire cosa vuol dire creare una cooperativa. Ci sarà anche il responsabile della Lega Coop Toscana, proprio per fornire tutte le informazioni necessarie e permettere alle persone di capire e prendere una decisione».

L’intenzione è quella di chiedere il consenso agli operai per avviare lo studio di fattibilità per la costituzione della cooperativa. Un’esperienza già portata avanti in occasione di altre crisi aziendali in Toscana (e non solo).

«C’è bisogno di un piano industriale, di macchinari, di rapporti di lavoro interni e di commesse – aggiunge il segretario Braccini – La strada è lunga, ma in altre circostanze ha funzionato. E i lavoratori hanno competenze ed esperienze per far funzionare questa operazione».

Un piano alternativo all’arrivo dell’imprenditore che dovrebbe rilevare l’azienda e riassumere gli oltre ottanta licenziati. «Trattative e interessamenti vari a parte, crediamo che serva un piano – dice ancora il segretario regionale – che sia alternativo o meno, poco importa. L’importante è cominciare a capire se si vuol fare un certo tipo di percorso che sia in grado di dare risposte ai lavoratori».

Ma ci sono due variabili nel ragionamento di Braccini, variabile da cui non si può prescindere: la prima sono i macchinari, la seconda le commesse.

Se il capannone venisse svuotato, sarebbe un problema far decollare una eventuale cooperativa. Da qui i blocchi degli ingressi da parte degli operai che non intendono lasciare campo libero al liquidatore che sta cercando di vendere prodotti finiti e, appunto, macchinari per racimolare denaro da utilizzare per pagare i creditori.

Per l’esito dell’operazione va considerato anche il ruolo che potrà avere anche la Piaggio.

«Vogliamo elaborare un progetto ad ampio raggio – spiega ancora Braccini – e la Piaggio ne fa parte. Questo territorio ha la necessità di ricostruire un polo metalmeccanico attorno alla grande industria. E la situazione della Tmm potrebbe essere il primo passo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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