Sicurezza
Saranno un parco d’arte le opere di Staccioli
L’assessore Raspi annuncia che presenterà una richiesta alla Regione In tanti hanno dato l’ultimo saluto allo scultore volterrano morto a 80 anni
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VOLTERRA. «Sperimentale, innovatore, instancabile. Staccioli è sicuramente uno dei più grandi protagonisti dell’arte ambientale a livello internazionale: mi riferisco alle esperienze di Londra, Kassel, Biennale di Venezia, Israele, Corea, solo per nominarle alcune. E proprio per questo come amministrazione comunale chiederemo alla Regione il riconoscimento ufficiale come Parco di arte contemporanea alle opere di Mauro Staccioli disseminate nel Volterrano».
Lo ha detto Eleonora Raspi, assessora alla Cultura, nell’elogio funebre in sala del Maggior Consiglio, dove è stata composta la salma dell’artita volterranno prima del funerale a cui hanno partecipato tanti cittadini.
«Per citare solo due dei molti episodi che hanno contribuito a inserire Staccioli nelle pagine della storia dell’arte contemporanea – ha proseguito Raspi – ricordo il Muro realizzato per la Biennale del 1978, e nel 1972 la mostra qui a Volterra, Sculture in città, una serie di sculture-intervento nello spazio urbano e naturale che segnarono quello che fu considerata una svolta nel panorama artistico della città, anticipando la manifestazione Volterra 73». All’epoca si sentiva «un’esigenza nuova, ovvero che il significato dell’opera trovasse il suo compimento in uno stretto legame tra l’artista, l’opera, il fruitore e l’ambiente, a sua volta luogo in cui l’installazione raggiunge il suo valore. Lo spazio come dichiarazione di fede, come essenza del lavoro dell’artista: una percezione dello spazio, quella di Staccioli, da intendere come luogo fisico, sociale e politico, tattile. Segni, forme primarie, simboli energetici, ancestrali e contemporaneamente così essenziali. Una geometria della natura – ha concluso Raspi – composta da cerchi, triangoli, archi, codici di una cultura antica legata al paesaggio. La volontà dell’artista – come lui stesso affermò – di “offrire uno spazio dove è possibile cercare se stessi e la ragione della nostra esistenza”. È il dono più grande che un artista può fare e che non scomparirà mai».
Lo ha detto Eleonora Raspi, assessora alla Cultura, nell’elogio funebre in sala del Maggior Consiglio, dove è stata composta la salma dell’artita volterranno prima del funerale a cui hanno partecipato tanti cittadini.
«Per citare solo due dei molti episodi che hanno contribuito a inserire Staccioli nelle pagine della storia dell’arte contemporanea – ha proseguito Raspi – ricordo il Muro realizzato per la Biennale del 1978, e nel 1972 la mostra qui a Volterra, Sculture in città, una serie di sculture-intervento nello spazio urbano e naturale che segnarono quello che fu considerata una svolta nel panorama artistico della città, anticipando la manifestazione Volterra 73». All’epoca si sentiva «un’esigenza nuova, ovvero che il significato dell’opera trovasse il suo compimento in uno stretto legame tra l’artista, l’opera, il fruitore e l’ambiente, a sua volta luogo in cui l’installazione raggiunge il suo valore. Lo spazio come dichiarazione di fede, come essenza del lavoro dell’artista: una percezione dello spazio, quella di Staccioli, da intendere come luogo fisico, sociale e politico, tattile. Segni, forme primarie, simboli energetici, ancestrali e contemporaneamente così essenziali. Una geometria della natura – ha concluso Raspi – composta da cerchi, triangoli, archi, codici di una cultura antica legata al paesaggio. La volontà dell’artista – come lui stesso affermò – di “offrire uno spazio dove è possibile cercare se stessi e la ragione della nostra esistenza”. È il dono più grande che un artista può fare e che non scomparirà mai».
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