Sicurezza
Giulio, karateka di 13 anni è campione del mondo
di Stefano Taglione
Alunno delle medie la mattina, combattente il pomeriggio alla Shin Yama Arashi ha vinto la medaglia d’oro ai campionati che si sono disputati a Montecatini
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. A 13 anni è già campione del mondo di karate.
Alunno delle scuole medie la mattina (frequenta la terza alle Gandhi di via Pietro Nenni), infaticabile combattente il pomeriggio, alla palestra Shin Yama Arashi di via Lavagnini a Pontedera.
Giulio Giusti – ai campionati del mondo disputatisi a Montecatini Terme – ha vinto la medaglia d’oro.
È il suo primo titolo iridato, dopo ben dieci primati italiani. Giulio, infatti, fa karate da 10 anni, da quando ne aveva tre.
Tra i suoi istruttori babbo Nicola, Matteo Bigini, Marco Macelloni e Alessandro Trolese. Per accedere alla finale toscana ha dovuto vincere ben 17 combattimenti, fino a quello finale di Montecatini dove ha fronteggiato un ragazzo malese.
Erano rimasti in due nell’incontro decisivo della categoria Kumite Sanbon Minicadets 75+, riservata ai giovanissimi dai 13 ai 15 anni con un peso superiore ai 75 chili.
«Dai 13 anni in su si combatte senza caschetto, ma solo con i guanti e il paradenti – sottolinea Giulio – e avevo un po’di paura, anche perché il mio avversario era bello grosso. L’incontro normalmente dura due minuti, ma se finisce pari si va ai supplementari, dove vince chi fa punto per primo. Sono riuscito a colpire il mio avversario a 16 secondi dalla fine, con una tecnica che mi ha assegnato due punti. Ho vinto 2 a 0».
Le gare della categoria di Giulio durano due minuti e sono al meglio di sei punti. Chi fa il punto vince, come chi è davanti allo scadere del tempo.
Altrimenti, ai supplementari, è come il vecchio “golden gol” nel calcio, dove vinceva chi segnava per primo. Chiedere all’Italia di Dino Zoff quando, alla finale degli Europei del 2000, ha perso contro la Francia dopo essere stata in vantaggio per quasi tutta la partita.
Giulio, invece, nel colpire l’avversario è caduto per terra ed è stato colpito. Ma ormai non contava più nulla: per il giovane asiatico era troppo tardi.
«Avevo tolto la difesa, la guardia – ricorda il neo campione pontederese– e subito dopo non ricordo bene ciò che è successo. I 16 secondi fino allo scadere non finivano più. Poi è stato bellissimo e ho pensato solo a festeggiare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Alunno delle scuole medie la mattina (frequenta la terza alle Gandhi di via Pietro Nenni), infaticabile combattente il pomeriggio, alla palestra Shin Yama Arashi di via Lavagnini a Pontedera.
Giulio Giusti – ai campionati del mondo disputatisi a Montecatini Terme – ha vinto la medaglia d’oro.
È il suo primo titolo iridato, dopo ben dieci primati italiani. Giulio, infatti, fa karate da 10 anni, da quando ne aveva tre.
Tra i suoi istruttori babbo Nicola, Matteo Bigini, Marco Macelloni e Alessandro Trolese. Per accedere alla finale toscana ha dovuto vincere ben 17 combattimenti, fino a quello finale di Montecatini dove ha fronteggiato un ragazzo malese.
Erano rimasti in due nell’incontro decisivo della categoria Kumite Sanbon Minicadets 75+, riservata ai giovanissimi dai 13 ai 15 anni con un peso superiore ai 75 chili.
«Dai 13 anni in su si combatte senza caschetto, ma solo con i guanti e il paradenti – sottolinea Giulio – e avevo un po’di paura, anche perché il mio avversario era bello grosso. L’incontro normalmente dura due minuti, ma se finisce pari si va ai supplementari, dove vince chi fa punto per primo. Sono riuscito a colpire il mio avversario a 16 secondi dalla fine, con una tecnica che mi ha assegnato due punti. Ho vinto 2 a 0».
Le gare della categoria di Giulio durano due minuti e sono al meglio di sei punti. Chi fa il punto vince, come chi è davanti allo scadere del tempo.
Altrimenti, ai supplementari, è come il vecchio “golden gol” nel calcio, dove vinceva chi segnava per primo. Chiedere all’Italia di Dino Zoff quando, alla finale degli Europei del 2000, ha perso contro la Francia dopo essere stata in vantaggio per quasi tutta la partita.
Giulio, invece, nel colpire l’avversario è caduto per terra ed è stato colpito. Ma ormai non contava più nulla: per il giovane asiatico era troppo tardi.
«Avevo tolto la difesa, la guardia – ricorda il neo campione pontederese– e subito dopo non ricordo bene ciò che è successo. I 16 secondi fino allo scadere non finivano più. Poi è stato bellissimo e ho pensato solo a festeggiare».
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