Il Tirreno

Pontedera

L’oro rubato, fuso e rivenduto: 5 arresti

Ricostruito nei dettagli il legame tra ladri e orefici-ricettatori

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Arresti domiciliari per quattro orefici e il carcere per due ladri, anche se la misura cautelare è stata eseguita solo per uno dei due, mentre l’altro da tempo si è reso irreperibile. Considerato che l'avviso di chiusura delle indagini della complessa operazione “Golden Daytona” era stato notificato a tutti gli indagati all’inizio del mese, il processo non dovrebbe tardare ad iniziare.

Ma ieri, dopo oltre un anno, l’inchiesta del pm Paola Rizzo, è arrivata alla sua conclusione. Sei i provvedimenti di custodia cautelare che hanno colpito quattro gioiellieri e orafi italiani e due giovani slavi, tutti indagati per i reati di ricettazione e riciclaggio di oro e preziosi, provento di furti in abitazione e rapine in ville. I provvedimenti cautelari, emessi dal Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze, giungono al termine di un lungo procedimento e dopo che Procura di Pisa (le indagini sono state svolte dai carabinieri della compagnia di Pontedera) e Tribunale non sempre si sono trovati sulla stessa lunghezza d’onda. Nel dicembre 2016 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pisa, infatti, aveva respinto la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura della Repubblica e i sei vennero indagati in stato di libertà, tant’è che gli orefici hanno continuato a lavorare. Il Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze, nel luglio scorso, accogliendo il ricorso della Procura pisana, aveva emesso ordinanze di custodia cautelare a carico degli indagati, con la successiva esecuzione subordinata al giudizio della Corte di Cassazione, la quale il 19 dicembre ha respinto il ricorso degli indagati e dato così efficacia al giudizio cautelare. Disposti ed eseguiti quattro arresti domiciliari per due orafi e due gioiellieri e custodia cautelare in carcere per i due dell’Est (uno dei quali latitante) appartenenti a una nota famiglia di origine slava che vive tra Coltano e Pontedera e che ha come punto di riferimento la villa del podere Cincinnato, a Gello di Pontedera. L’indagine ha messo in luce, come ha spiegato il procuratore di Pisa, dottor Alessandro Crini, l’esistenza di una vera e propria filiera tra chi commetteva i furti e chi si occupava della ricettazione dei preziosi rubati. Un meccanismo piuttosto consolidato: lo dimostrano, oltre alle lunghe indagini - all’incontro con il procuratore era presente il maggiore dei carabinieri, Michele Cataneo, comandante della compagnia dell’Arma a Pontedera - i cospicui sequestri e i numerosi riconoscimenti degli oggetti sequestrati, che appartenevano a cittadini di più province, Pisa, Livorno, Lucca, Pistoia e Firenze. Chi rubava sapeva che poteva contare sull’orafo di fiducia per smontare le pietre preziose e fondere l’oro. E così la refurtiva, secondo gli inquirenti, finiva in alcuni laboratori orafi, in particolare in uno di Pontedera e in uno di Cecina, i cui titolari successivamente cedevano, sempre secondo le accuse, i monili a due fratelli gioiellieri di Lucca per la successiva immissione nel circuito legale. Parte dell’oro è stato fuso in lingotti. Difficile a quel punto tracciarlo e dimostrarne la provenienza. Sono stati sequestrati monili d’oro per sei chili e anche alcuni lingotti, “frutto” di rapine e furti commessi in Toscana, in gran parte tra le province di Pisa, Firenze, Lucca e Livorno. Secondo i carabinieri non mancano sporadici episodi commessi in altre aree del territorio nazionale, è di oltre 500 la stima dei furti collegati ai sei indagati.

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa