Sicurezza
Bulera, operai Scl in difesa del piano per la discarica
In una lettera la rsu parla di protocollo d’intesa discusso prima tra i lavoratori «Un progetto che garantirà sviluppo e occupazione nel rispetto dell’ambiente»
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POMARANCE. Era stati zitti finora. I lavoratori della Società chimica Larderello (Scl) si erano tenuti alla larga dalle infuocate polemiche sull’ampliamento della discarica di Bulera gestita dall’azienda per cui lavorano. Ma adesso, tramite una lettera della rsu, hanno voluto dire la loro, spiegando che «nella discarica operano maestranze sia di Scl che di molte ditte in appalto, che lavorano tutte nel rispetto sia della massima sicurezza e nel rispetto dell’ambiente in cui operano e vivono. Queste persone sono tutti lavoratori super esperti e con esperienze decennali in ambiti specifici. Si confrontano regolarmente con tutti gli organi di controllo preposti, come Arpat e Noe e di certificazione ambientale e di sicurezza. Operano nel rispetto delle regole e delle procedure. Sempre. Sono costantemente interpellati dalla rsu per conoscere le problematiche e le criticità del lavoro specifico».
Insomma, una difesa a spada tratta che parte dalla firma sul protocollo d’intesa tra azienda, Comune di Pomarance e Regione, che ha dato il via all’operazione ampliamento, a fronte di un ingente investimento con ampliamento dell’attività e assunzioni. Una firma «scaturita da una discussione interna che ha portato alla fine ad esprimere un giudizio positivo su tutto il progetto che ruota attorno a Bulera, perché lo riteniamo l’unica soluzione possibile per sviluppare lavoro e fare di Larderello il fulcro del futuro della Larderello Group – scrivono i rappresentanti dei lavoratori – E non si tratta solo delle trenta assunzioni dell’inizio del progetto, madi tutte quelle che andranno a crearsi come indotto o derivanti dai nuovi progetti. Nel contempo si valorizza un’area che rischierebbe il degrado senza interventi di questo tipo».
Nell’accordo, secondo la rsu, i proventi derivanti dallo sfruttamento di Bulera saranno interamente reinvestiti in Scl per la creazione di «un nuovo laboratorio di ricerca con strumentazione all’avanguardia, una serra sperimentale futuristica, dove ricreare i vari climi delle varie aree agricole mondiali e dove sperimentare fertilizzanti specifici per poi riprodurli su scala industriale in impianto Fertiglobal, in funzione da settembre, ed una fattoria anch’essa con culture innovative atta a valorizzare ed espandere il brand Toscana anche in Valdicecina».
Per la rsu è «un progetto che garantirà sviluppo e occupazione nel rispetto dell’ambiente e che avrà e valorizzerà, nel lungo termine, la nostra zona. Attrarrà maestranze, perché sarà un volano di nuove opportunità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Insomma, una difesa a spada tratta che parte dalla firma sul protocollo d’intesa tra azienda, Comune di Pomarance e Regione, che ha dato il via all’operazione ampliamento, a fronte di un ingente investimento con ampliamento dell’attività e assunzioni. Una firma «scaturita da una discussione interna che ha portato alla fine ad esprimere un giudizio positivo su tutto il progetto che ruota attorno a Bulera, perché lo riteniamo l’unica soluzione possibile per sviluppare lavoro e fare di Larderello il fulcro del futuro della Larderello Group – scrivono i rappresentanti dei lavoratori – E non si tratta solo delle trenta assunzioni dell’inizio del progetto, madi tutte quelle che andranno a crearsi come indotto o derivanti dai nuovi progetti. Nel contempo si valorizza un’area che rischierebbe il degrado senza interventi di questo tipo».
Nell’accordo, secondo la rsu, i proventi derivanti dallo sfruttamento di Bulera saranno interamente reinvestiti in Scl per la creazione di «un nuovo laboratorio di ricerca con strumentazione all’avanguardia, una serra sperimentale futuristica, dove ricreare i vari climi delle varie aree agricole mondiali e dove sperimentare fertilizzanti specifici per poi riprodurli su scala industriale in impianto Fertiglobal, in funzione da settembre, ed una fattoria anch’essa con culture innovative atta a valorizzare ed espandere il brand Toscana anche in Valdicecina».
Per la rsu è «un progetto che garantirà sviluppo e occupazione nel rispetto dell’ambiente e che avrà e valorizzerà, nel lungo termine, la nostra zona. Attrarrà maestranze, perché sarà un volano di nuove opportunità».
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