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sentenza confermata in appello 

Edificio rischia demolizione: va arretrato di dieci metri

Edificio rischia demolizione: va arretrato di dieci metri

CASTELFRANCO. È stata confermata in secondo grado, cioè in Appello, la sentenza emessa dal tribunale civile di Pisa che riguarda il piano di recupero di un vecchio calzaturificio dismesso e...

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CASTELFRANCO. È stata confermata in secondo grado, cioè in Appello, la sentenza emessa dal tribunale civile di Pisa che riguarda il piano di recupero di un vecchio calzaturificio dismesso e abbattuto per fare posto, in via Matteotti, ad un palazzo di tre piani con nove appartamenti, che ormai dal 2008 è al centro di una battaglia legale senza esclusione di colpi. Il costruttore, Re. Co. Edilizia srl, è stato condannato ad arretrare – non sarà semplice, ma è così – di dieci metri il palazzo. I proprietari del piano terra e del primo piano di un più ampio e storico edificio confinante con il vecchio calzaturificio, assistiti dall’avvocato Giancarlo Altavilla di Pisa, avevano sempre cercato di fermare i lavori in quanto il nuovo fabbricato è stato realizzato sul muro di fabbrica del vecchio opificio e quindi non rispetta le distanze. La sopraelevazione sarebbe stata attuata violando le norme che disciplinano le distanze tra edifici ed anche quelle prescritte per le vedute dagli immobili vicini che sono stati “rinchiusi” dal nuovo palazzo. Ma ogni tentativo è caduto nel vuoto. La società costruttrice, forte anche del fatto che i tecnici comunali erano pronti a sostenere la sua causa, ha resistito in giudizio ma ha perso la causa per due volte. Ora ci sono due sentenze a dire che i lavori non dovevano essere autorizzati dal Comune, che invece non solo li ha consentiti, ma non ha inteso correggere i propri atti nonostante le diffide degli interessati. Il giudice dispone non solo di arretrare l’immobile, cosa peraltro difficile e molto costosa da realizzare. E condanna l’azienda costruttrice a risarcire il dante causa nonché i ricorrenti oltre al pagamento delle spese legali. Nel frattempo i lavori sono andati avanti, il Comune non è intervenuto per fermarli. Chi li ha realizzati dovrà pagare le spese legali e trattare un congruo risarcimento del danno, sempre che non decida di demolire con costi che aumenterebbero ancora. (s. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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