Gioco
Ecco le aziende dove sono finiti i fanghi non trattati
Si sono chiuse le indagini sullo sversamento dei rifiuti Si annuncia battaglia per dimostrarne l’effetto inquinante
3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Il presunto traffico illecito di rifiuti e sullo sversamento di scarti nocivi in terreni agricoli della Toscana, che nel settembre del 2016 aveva portato agli arresti domiciliari, in esecuzione di custodia cautelare ai domiciliari, di sei imprenditori, cinque residenti a Lucca e uno a Padova, dovrà essere dimostrato. E, c’è da giurarci, ci sarà una fitta battaglia con schieramento di tecnici, analisi e contro analisi. Ma nel frattempo la Procura di Firenze ha notificato l’avviso di conclusione indagini a 59 persone. Indagate anche 20 aziende, per lo più operanti nel settore del trasporto e della lavorazione dei rifiuti speciali. Il punto sarà capire se i fanghi provenienti da lavorazioni industriali e usati poi come concimi in agricoltura, oltre a non rispettare per caratteristiche chimiche la legge, hanno avuto anche un effetto inquinante. Il sindaco di Peccioli, Renzo Macelloni, per esempio, aveva commissionato un’indagine scientifica che arriva a conclusioni diverse da quelle ipotizzate all’inizio delle indagini. In sostanza, la Procura sostiene che scarti industriali altamente tossici sarebbero stati smaltiti senza essere trattati, e poi dispersi nell’ambiente anche tramite l’incenerimento. Inoltre, fanghi nocivi sarebbero stati riversati in terreni di aziende agricole poi adibiti a coltivazioni di grano.
In particolare, un’impresa di Pescia avrebbe smaltito illecitamente 36mila tonnellate di rifiuti, attraverso una ripulitura fittizia e l’incenerimento di scarti di lavorazione provenienti dal ciclo produttivo della carta (pulper) – contenenti sostanze chimiche molto nocive per la salute –, interponendosi tra due importanti cartiere della Lucchesia.
Le indagini si sono focalizzate poi sull’attività di una società pisana, la Dc Green di Vicopisano, che fa riferimento alla famiglia di imprenditori lucchesi Del Carlo. Questa società, sempre secondo le accuse, grazie alla connivenza dei proprietari che venivano risarciti con somme di denaro, avrebbe sversato circa 45mila tonnellate di fanghi in terreni agricoli su cui poi veniva coltivato prevalentemente grano, per una superficie complessiva di 800 ettari, nelle zone di Peccioli, Palaia e Montaione, con guadagni illeciti per circa 2 milioni di euro. Notizie queste già finite al centro delle cronache alcuni mesi fa e che ora ritornano con le stesse preoccupazioni dal punto di vista dell’ambiente. I fanghi, secondo la Procura, sono stati ricevuti in passato a Peccioli dalla società agricola La Pioppeta, a Montaione dalla società Il colle ssa, a Cascina nell’azienda agricola di Salvatore Pannone, e ancora a Peccioli nell’azienda di Pietrino Onnis, nell’azienda agricola Il colle ssa, nei terreni di proprietà di Antonio Iacurci a Cascina, e in quelli di Santo Sutera a Palaia. E poi nell’azienda Gianfranco Leoncini a Montaione, Casadorna a Peccioli, in quella di Daniele Filippi a Fauglia, nell’azienda agricola Ca.bo di Cascina, società La Rosa di Capannoli, di Roberto Buccolini a Casciana Terme/Lari. E ancora a Cascina nell’azienda agricola di Antonio Iacurci, Il Colle a Peccioli e nell’Immobiliare Casadorna. Secondo le accuse i titolari della Dc Green mettevano a disposizione dell’attività illecita il proprio personale operativo e i mezzi di movimentazione dei fanghi e individuano di volta in volta, nel tempo e in ragione delle necessità rispetto ai quantitativi, il sito dove scaricarli. Questo il business, sempre secondo le accuse. (s. c.)
In particolare, un’impresa di Pescia avrebbe smaltito illecitamente 36mila tonnellate di rifiuti, attraverso una ripulitura fittizia e l’incenerimento di scarti di lavorazione provenienti dal ciclo produttivo della carta (pulper) – contenenti sostanze chimiche molto nocive per la salute –, interponendosi tra due importanti cartiere della Lucchesia.
Le indagini si sono focalizzate poi sull’attività di una società pisana, la Dc Green di Vicopisano, che fa riferimento alla famiglia di imprenditori lucchesi Del Carlo. Questa società, sempre secondo le accuse, grazie alla connivenza dei proprietari che venivano risarciti con somme di denaro, avrebbe sversato circa 45mila tonnellate di fanghi in terreni agricoli su cui poi veniva coltivato prevalentemente grano, per una superficie complessiva di 800 ettari, nelle zone di Peccioli, Palaia e Montaione, con guadagni illeciti per circa 2 milioni di euro. Notizie queste già finite al centro delle cronache alcuni mesi fa e che ora ritornano con le stesse preoccupazioni dal punto di vista dell’ambiente. I fanghi, secondo la Procura, sono stati ricevuti in passato a Peccioli dalla società agricola La Pioppeta, a Montaione dalla società Il colle ssa, a Cascina nell’azienda agricola di Salvatore Pannone, e ancora a Peccioli nell’azienda di Pietrino Onnis, nell’azienda agricola Il colle ssa, nei terreni di proprietà di Antonio Iacurci a Cascina, e in quelli di Santo Sutera a Palaia. E poi nell’azienda Gianfranco Leoncini a Montaione, Casadorna a Peccioli, in quella di Daniele Filippi a Fauglia, nell’azienda agricola Ca.bo di Cascina, società La Rosa di Capannoli, di Roberto Buccolini a Casciana Terme/Lari. E ancora a Cascina nell’azienda agricola di Antonio Iacurci, Il Colle a Peccioli e nell’Immobiliare Casadorna. Secondo le accuse i titolari della Dc Green mettevano a disposizione dell’attività illecita il proprio personale operativo e i mezzi di movimentazione dei fanghi e individuano di volta in volta, nel tempo e in ragione delle necessità rispetto ai quantitativi, il sito dove scaricarli. Questo il business, sempre secondo le accuse. (s. c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
