Sicurezza
testimoni silenziosi
Se i genitori si alternano tra la loro bimba e il lettino
PONTEDERA. Li abbiamo chiamati “testimoni silenziosi”, quelli che vanno a donare sangue senza chiedere niente in cambio. Ma quella che si è presentata pochi giorni fa al bancone delle accettazioni...
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PONTEDERA. Li abbiamo chiamati “testimoni silenziosi”, quelli che vanno a donare sangue senza chiedere niente in cambio. Ma quella che si è presentata pochi giorni fa al bancone delle accettazioni del centro trasfusionale di Pontedera è particolare. Anche in questa circostanza, come per gli altri, non conta il nome. Basta una foto per essere, appunto, “testimoni silenziosi” di una campagna per aumentare il numero dei donatori.
La famiglia che ha deciso di andare a donare sangue è composta da marito, moglie e una bambina. Ma la figlia non è rimasta coi nonni. È andata coi genitori ed è rimasta lì in paziente attesa che babbo e mamma facessero il loro dovere.
Ma, si sa, una bimba non può restare sola. E allora gli adulti si sono dati il cambio in sala di attesa con la figlia, alternandosi prima nella stanza del medico per la visita di rito, poi sul lettino per la donazione vera e propria. Una scena che non è passata inosservata ai presenti che hanno guardato con tenerezza quella famiglia così piena di attenzioni e di amore per la loro bambina, ma anche per il prossimo.
«Essere donatori è come presentarsi in un ufficio qualunque con un assegno da alcune migliaia di euro e volerlo regalare – spiega Fabrizio Niglio, direttore del centro trasfusionale di Pontedera e di quello di Volterra – Nessuno rifiuterebbe una donazione simile. Ed è per questo che noi dobbiamo fare di tutto per accogliere al meglio chi viene a donare sangue».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La famiglia che ha deciso di andare a donare sangue è composta da marito, moglie e una bambina. Ma la figlia non è rimasta coi nonni. È andata coi genitori ed è rimasta lì in paziente attesa che babbo e mamma facessero il loro dovere.
Ma, si sa, una bimba non può restare sola. E allora gli adulti si sono dati il cambio in sala di attesa con la figlia, alternandosi prima nella stanza del medico per la visita di rito, poi sul lettino per la donazione vera e propria. Una scena che non è passata inosservata ai presenti che hanno guardato con tenerezza quella famiglia così piena di attenzioni e di amore per la loro bambina, ma anche per il prossimo.
«Essere donatori è come presentarsi in un ufficio qualunque con un assegno da alcune migliaia di euro e volerlo regalare – spiega Fabrizio Niglio, direttore del centro trasfusionale di Pontedera e di quello di Volterra – Nessuno rifiuterebbe una donazione simile. Ed è per questo che noi dobbiamo fare di tutto per accogliere al meglio chi viene a donare sangue».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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