Il dolore
Picchiava con la cinghia i figli troppo occidentali
Marocchino di 45 anni finisce sotto processo per maltrattamenti in famiglia In passato ha avuto altri guai: fu fermato con un carico di 330 kg di droga
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PISA. Un processo rapido per il padre-padrone che per “educare” i figli adolescenti usava la cintura. È in carcere da tempo per questa storia ambientata nella zona del Cuoio e ora è arrivato il momento del giudizio. Non saranno sentiti i testi e la difesa ha accettato di far giudicare, anche con il dibattimento in corso, l’imputato sulla base degli atti acquisiti dalla Procura.
Le fotografie e i certificati medici sono più eloquenti di qualunque testimonianza in aula. Il padre, del quale non riveliamo il nome per tutelare i figli minori, è un marocchino di 45 anni già inciampato in passato in problemi giudiziari come corriere della droga. Fu fermato dalla polizia in auto con un carico di 330 kg di hashish. Era insieme alla moglie. Una presenza fantasma, quella della donna, che in casa non difendeva i figli, un maschio e una femmina, dalla furia del papà. La loro colpa? Voler essere come i loro coetanei. Volevano uscire, frequentare gli amici. Non essere reclusi in casa, prigionieri di una mentalità che tra integralismo religioso e disciplina ottusa li aveva sacrificati a una vita d’inferno. Troppo occidentali quei due ragazzi agli occhi del padre che voleva imporre a entrambi un’esistenza quasi sacrificale. Quando “sgarravano” erano cinghiate. Prendeva la cintura e giù colpi. Sulla schiena, soprattutto. La fibbia lasciava i segni sulla carne dei ragazzini di una violenza senza ritegno. E la mamma silente, succube di quel marito irascibile.
L’educazione con la cintura si è tradotta prima in un arresto e adesso in un processo. I due figli, seguiti con la mamma dai servizi sociali, erano in aula ieri mattina per l’udienza davanti al giudice Antonella Frizilio, al pm Miriam Pamela Romano e all’avvocato Gabriele Dell’Unto.
Hanno visto il loro papà tra gli agenti della polizia penitenziaria. Accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Non dovranno deporre di quando venivano picchiati. Di quelle frustate per mancata deferenza alla figura paterna. Più della religione islamica c’è una marginalità di fondo a fare da detonatore a una vicenda in cui il padre-padrone voleva raddrizzare a suon di cinghiate quei figli sregolati e disubbidienti. Prossima udienza e probabile sentenza a fine febbraio.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le fotografie e i certificati medici sono più eloquenti di qualunque testimonianza in aula. Il padre, del quale non riveliamo il nome per tutelare i figli minori, è un marocchino di 45 anni già inciampato in passato in problemi giudiziari come corriere della droga. Fu fermato dalla polizia in auto con un carico di 330 kg di hashish. Era insieme alla moglie. Una presenza fantasma, quella della donna, che in casa non difendeva i figli, un maschio e una femmina, dalla furia del papà. La loro colpa? Voler essere come i loro coetanei. Volevano uscire, frequentare gli amici. Non essere reclusi in casa, prigionieri di una mentalità che tra integralismo religioso e disciplina ottusa li aveva sacrificati a una vita d’inferno. Troppo occidentali quei due ragazzi agli occhi del padre che voleva imporre a entrambi un’esistenza quasi sacrificale. Quando “sgarravano” erano cinghiate. Prendeva la cintura e giù colpi. Sulla schiena, soprattutto. La fibbia lasciava i segni sulla carne dei ragazzini di una violenza senza ritegno. E la mamma silente, succube di quel marito irascibile.
L’educazione con la cintura si è tradotta prima in un arresto e adesso in un processo. I due figli, seguiti con la mamma dai servizi sociali, erano in aula ieri mattina per l’udienza davanti al giudice Antonella Frizilio, al pm Miriam Pamela Romano e all’avvocato Gabriele Dell’Unto.
Hanno visto il loro papà tra gli agenti della polizia penitenziaria. Accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Non dovranno deporre di quando venivano picchiati. Di quelle frustate per mancata deferenza alla figura paterna. Più della religione islamica c’è una marginalità di fondo a fare da detonatore a una vicenda in cui il padre-padrone voleva raddrizzare a suon di cinghiate quei figli sregolati e disubbidienti. Prossima udienza e probabile sentenza a fine febbraio.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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