Il Tirreno

Pontedera

«L’assistente sociale? A casa mia non viene»

«L’assistente sociale? A casa mia non viene»

L’odissea di un uomo che abita a San Giorgio ed è invalido al 75 per cento «Non ho nessuno, neppure chi mi aiuta a gettare via l’immondizia»

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CASCINA. La vita non è stata generosa con Osman Volpi, originario di Livorno, classe 1958. È rimasto senza lavoro e poi, dopo un’operazione ad un ginocchio, ha contratto un’infezione legata alla protesi. Da allora le sue condizioni di vita sono diventate ancora più difficili. Per un po’l’invalido ha provato a chiedere aiuto ai servizi sociali. Ora le sue condizioni si sono aggravate, deve fare sedute di fisioterapia, ha difficoltà a spostarsi ma soprattutto ha grossi problemi con la burocrazia. Chi deve aiutarlo? In teoria gli assistenti sociali lo seguono dal 2014. «Ma l’assistente sociale del distretto di Navacchio, al quale sono stato assegnato – racconta il cittadino – non è mai entrato in casa mia. Se fosse venuto almeno una volta, si sarebbe reso conto che ho bisogno di aiuto».

La solitudine, l’impossibilità di avere una vita normale e soprattutto di spostarsi in autonomia hanno accresciuto di giorno in giorno il senso di disagio dell’invalido. E nemmeno il supporto psicologico è stato mai attivato.

«Non è colpa mia se la protesi mi ha causato una infezione – dice – e dopo è diventato tutto più difficile. Anche trovare un lavoro. Oggi (ieri per chi legge, ndr) la Croce Rossa mi ha accompagnato all’ufficio di collocamento, non voglio perdere le speranze». Cosa è successo in questi mesi? Difficile capirlo. Quello che è certo è che Volpi non ha potuto fare la fisioterapia per poter sperare di rimettersi. Il suo vecchio medico di famiglia non gli ha rilasciato la richiesta per farsi accompagnare con un mezzo attrezzato a fare la riabilitazione. Diceva che non ha l’invalidità al 100% e non si prendeva la responsabilità.

Il servizio Asl lo ha aiutato per il minimo della sopravvivenza e l’uomo vive con la pensione dell’invalidità civile. Quando il cittadino ha chiesto aiuto al “Tirreno”, abbiamo girato il caso al Comune che si è attivato per le verifiche necessarie e ha chiesto un relazione all’assistente sociale. Ieri l’assessorato al sociale si è mosso per pianificare interventi di sostegno e di verifica delle condizioni del disabile che abita in un casa in affitto per cui paga 500 euro di canone mensile mentre percepisce una pensione di 400. Ora che il caso è venuto alla luce i servizi pubblici si sono attivati, come lo stesso Volpi, ringraziandoli, racconta. Nell’atto comunale si chiede ai dipendenti dell’ufficio polite abitative di controllare cosa è successo in questi mesi e di attivare, qualora non fosse già stato fatto una visita domiciliare. «Basta venire a casa mia per rendersi conto che non posso andare avanti ancora a lungo in queste condizioni», dice Volpi. Speriamo che per l’uomo possano arrivare giorni meno difficili. (s. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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