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Pontedera

Dramma Tmm finisce il sogno dei lavoratori

Dramma Tmm finisce il sogno dei lavoratori

Si ritira l’imprenditore interessato all’acquisto Fiom: niente condizioni per il piano industriale 

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PONTEDERA. Il tempo è finito. Troppe volte ai lavoratori della Tmm, in presidio dal 4 agosto davanti alla fabbrica chiusa dalla proprietà, è sembrato di poter varcare di nuovo i cancelli e rientrare al lavoro. A settembre è cominciata la trattativa tra la Csl e un imprenditore fiorentino interessato a rilevare l’azienda dell’indotto Piaggio che produceva marmitte. Le parti si sono avvicinate, quasi sfiorate. L’acquirente si è addirittura presentato sotto il tendone per incontrare la Rsu dell’impresa di viale Africa. L’ottimismo si respirava a pieni polmoni. Era nell’aria. Invece, negli ultimi due giorni, segnali di pessimismo. La Fiom Cgil che fa un comunicato dicendo di fare presto. E ieri l’assemblea coi lavoratori per annunciare la fine della trattativa con un esito negativo. Disastroso. E pieno di rabbia e lacrime. Il Natale diventa davvero amaro per oltre 80 famiglie.

Difficile dire con esattezza cosa sia accaduto. Si sa che l’altro giorno le parti si sono incontrate a Torino, negli uffici della Csl. E che tutto, purtroppo, è naufragato. «L’imprenditore si è reso conto che non aveva fatto bene i conti – ha spiegato il segretario regionale della Fiom Cgil, Massimo Braccini – Alla fine non è stato convinto del progetto industriale, che era quello di realizzare marmitte in linea con la normativa Euro 5, quindi innovative. Piaggio era d’accordo a fornire un sostegno, ma evidentemente non è bastato. E dire che era stata costituita una società ad hoc e a più riprese eravamo stati vicini a una conclusione positiva».

Parole dette davanti agli operai in un silenzio cupo, triste, pieno di lacrime. Teste chine, sguardi nel vuoto e volti increduli.

«Per me è estremamente difficile parlare – dice Daniela Martini, della Rsu, con la voce rotta dalla commozione e dall’arrabbiatura – Voglio solo ringraziare la Fiom e tutti voi. Per tre mesi ci abbiamo creduto. Siamo stati vicini a superare di nuovo i cancelli. Ma ora non resta niente».

Anzi, rimane anche l’amarezza di non aver ricevuto il pagamento dell’incentivo all’esodo da 6.500 euro che il liquidatore, Roberto Dell’Omodarme, avrebbe dovuto pagare ieri. «Ci sono stati problemi di liquidità – dice proprio il liquidatore – ma nei prossimi giorni salderemo i conti. Sicuramente entro il 20 dicembre, ma probabilmente anche prima». E sulla fine della trattativa, che Dell’Omodarme ha sempre definito un confronto con un imprenditore interessato, il professionista pisano ammette che «tutto si è arenato davanti all’impossibilità di mettere in pratica il piano industriale. Dispiace perché ci eravamo seriamente impegnati a portare in fondo questa vicenda in maniera positiva».

Intanto, sotto il tendone di viale Africa, i lavoratori votano per alzata di mani la soluzione di rimanere in presidio fino a Natale, eliminando i turni di notte, ma lasciando una luce accesa come segno di presenza morale. «Sgomberare immediatamente sarebbe come darla vinta a chi non ha voluto regalarci una seconda possibilità», ha aggiunto Martini mentre in molti l’abbracciavano come a cementare un’unione tra persone sulla stessa barca che ha saputo dare vita a una protesta pacifica mai vista in Valdera.

«Avete insegnato a tutti noi cosa vuol dire condividere una tragedia come questa – ha aggiunto Braccini – Ora bisogna ripartire, anche se abbiamo percorso tutte le strade possibili e siamo arrivati al punto di dire che è tutto finito».

Probabilmente, come sottolineato dal segretario provinciale della Fiom, Marco Comparini, «ora si apriranno soluzioni minori, come quelle di piccole realtà della zona disposte a prendere al lavoro pochi ex dipendenti di Tmm. Da parte nostra resta il dovere di cercare una ricollocazione per tutti. Anche se ora, pensare al futuro, fa davvero male».

Sfinito il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi: «Quella della Tmm era diventata per me una vicenda personale. Ho lavorato affinché tutto potesse concludersi positivamente. Finire così fa davvero male».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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