Il Tirreno

Pontedera

I due amici ritrovati

di GIACOMO PELFER
I due amici ritrovati

Correvano insieme in Gambia, si sono riabbracciati a San Miniato

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Prima le braccia sollevate al cielo, negli ultimi metri prima del traguardo. Poi faccia a terra, in ginocchio, per baciare l’asfalto bagnato di San Miniato. Come un gesto liberatorio. Come il grido di una vittoria che ha il sapore del riscatto, al termine di una corsa iniziata tre anni fa, nel cuore dell’Africa, e approdata ieri mattina sulle strade della città della Rocca, a fianco dell’amico ed ex compagno di squadra ritrovato in gara dopo mille peripezie.

È una favola moderna quella di Nfamara Njie, il 19enne gambiano che ieri ha trionfato nella Mezza Maratona di San Miniato. Ventuno chilometri in un’ora e 10 minuti per il giovane talento africano, approdato in Italia col barcone nel 2014 e oggi residente stabilmente a Lecce. Campione dal talento innato, Nfamara era arrivato a San Miniato non solo per la Mezza Maratona, ma soprattutto per rivedere l’amico e connazionale Lamin Fatty, compagno di squadra nella stessa società di atletica in Gambia, prima che le loro strade si dividessero, a distanza di un anno l’uno dall’altro, per inseguire il sogno di una vita migliore e di una carriera sportiva in Italia. Mentre il primo è finito in Puglia, Lamin è stato portato in Toscana, in un centro di accoglienza a Bassa, nel comune di Cerreto Guidi, trovando nella vicina San Miniato il luogo e l’occasione per ricominciare a correre, recuperando lo sport che ieri l’ha riportato in pista accanto a Nfamara.

Una storia di sport e amicizia che ha caratterizzato fin dalla vigilia questa settima edizione della Mezza Maratona Città di San Miniato, intitolata al ricordo di Giuseppe Cerone. Un caloroso applauso, non a caso, ha accolto il loro arrivo sulla griglia di partenza, non appena lo speaker ha annunciato i nomi dei due gambiani tra i favoriti di questa edizione. Lamin e Nfamara hanno atteso lo sparo insieme, per poi partire l’uno a fianco all’altro come facevano sulle strade del Gambia.

«Quando eravamo in Africa correvamo e uscivamo sempre insieme. È stato emozionante rivederci qui a San Miniato», racconta Nfamara con un italiano quasi perfetto. Nella sua voce c’è tutta la soddisfazione di chi è convinto di aver fatto la scelta giusta, nonostante i pericoli e le tante incognite di un viaggio interminabile. «Perché ho deciso di andarmene? – racconta – Perché sognavo di cambiare la mia vita, di vivere in un Paese migliore e di continuare a fare lo sport che amo. In futuro vorrei diventare un grande atleta». È così che a 16 anni Nfamara ha mollato tutto ed è partito da solo, salutando genitori e amici per iniziare il lungo viaggio verso Nord. «Alcuni tratti li ho fatti in auto chiedendo passaggi, altri in pullman – riprende il 19enne –. Prima ho attraversato il Senegal, poi attraverso il deserto ho superato Mauritania e Algeria fino ad arrivare in Libia dove mi sono imbarcato. Tutto il viaggio è stato difficile e accompagnato dalla paura. Prima il sole e la fame nel deserto, poi la guerra in Libia. Infine il viaggio in mare, dove sai di essere in pericolo ma non puoi tornare indietro».

Una storia analoga quella di Lamin, che un anno dopo ha deciso di fare altrettanto ripercorrendo lo stesso viaggio. «Si parte per cercare più possibilità – dice Lamin –, vivere meglio e aiutare la propria famiglia».

È così che i due hanno percorso due vite quasi parallele, senza però perdersi mai di vista. «Oggi con la tecnologia ci si trova sempre – dice Nfamara –: con i social ci siamo tenuti in contatto, poi da quando siamo tutti e due in Italia ci sentiamo sempre per telefono».

Un legame che non si è mai interrotto, quindi, nonostante i quasi 900 chilometri che separano San Miniato da Lecce. È qui, infatti, che Nfamara sembra aver messo le sue radici. «Dopo essere stato in un campo di accoglienza – spiega – adesso vivo in una casa famiglia dove mi trovo benissimo, mentre per allenarmi sono entrato a far parte dell’Atletica Amatori Cisternino». Ogni giorno, il giovane si divide tra il lavoro come fornaio e gli allenamenti al pomeriggio, sotto le direttive di un altro campione, Gianmarco Buttazzo, che nel 2012 era ai nastri di partenza della Mezza Maratona di San Miniato. Più riservato ma allo stesso modo deciso il carattere di Lamin, che passando in bici da San Miniato aveva posato gli occhi sulla pista d’atletica di Fontevivo, fino a quando non aveva trovato il coraggio di farsi avanti chiedendo di potersi allenare. Da allora il 19enne veste i colori dell’Atletica La Rocca, accolto come un figlio dal presidente Ivano Leoni. «Un giorno, mentre Lamin era al telefono con Nfamarà – racconta – sentii nominare il nome di Buttazzo che conosco da quando venne a San Miniato. Così, proprio parlando con lui, nacque l’idea di far venire Nfamara a San Miniato per correre la Mezza Maratona e per rivedere Lamin».

Una gara che il 19enne ha vinto alla grande, piazzando così un altro tassello, nel sogno inseguito fin da bambino, di diventare un grande atleta costruendosi una nuova vita in Europa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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