La manifestazione
libreria rinascita
Luca Nardini presenta la sua fatica letteraria
EMPOLI. Ci sono dei serpenti. E c’è un deserto da attraversare. C’è un animale che non dà tante opportunità di descrizione: è lineare, ha solo gli occhi, non ha zampe. E un ambiente, quello in cui...
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EMPOLI. Ci sono dei serpenti. E c’è un deserto da attraversare. C’è un animale che non dà tante opportunità di descrizione: è lineare, ha solo gli occhi, non ha zampe. E un ambiente, quello in cui il serpente si muove, fatto di sabbia e di orizzonti. E poi c’è il nulla.
È la sfida che si è posto Luca Nardini nello scrivere l’ultima fatica letteraria, la sesta della sua produzione. Si chiama Serpenti (ed. Italic Pequod) e sarà presentato oggi alle 18 alla Libreria Rinascita di via Ridolfi a Empoli.
Un tragitto che è fatto anche di incontri e di conoscenza, degli altri e dell’io. Ogni serpente, alla fine, è una tipologia di persona. Ogni evento può essere una lezione di vita e quindi di filosofia. Nardini, perché ha scelto proprio i serpenti come protagonisti del suo libro?
«Per le loro caratteristiche. Ho voluto affrontare un tipo di scrittura che mi costringe a lavorare più togliendo, che aggiungendo. Tutto è ridotto all’essenziale. La mancanza di appigli per le descrizioni, data dalla natura stessa del serpente e del deserto dove ho ambientato il racconto, mi offrono questa possibilità».
Se lo immagina come è difficile rendere espressivo un serpente? «Questo è il tentativo: fare con poco… Ma sono animali che comunque compiono delle azioni. Si trovano ad attraversare questo nulla che è il deserto, hanno l’esigenza di resistere a questo e si trovano ad inventare delle cose. Intorno non hanno niente, incontrano una linea, una rotatoria. Quindi diventa importante il dialogo: giocano, scherzano, si raccontano cose serie sulle fondamenta dell’esistenza. Questo la rende una fiaba filosofica: qual è il messaggio che i serpenti lasciano al lettore? Oggi viviamo un mondo che ci invade con le cose, con gli oggetti. Io invece racconto le relazioni. Alla fine i serpenti sono gli uomini. Ho voluto raccontare un ritorno all’essenziale della vita».
È la sfida che si è posto Luca Nardini nello scrivere l’ultima fatica letteraria, la sesta della sua produzione. Si chiama Serpenti (ed. Italic Pequod) e sarà presentato oggi alle 18 alla Libreria Rinascita di via Ridolfi a Empoli.
Un tragitto che è fatto anche di incontri e di conoscenza, degli altri e dell’io. Ogni serpente, alla fine, è una tipologia di persona. Ogni evento può essere una lezione di vita e quindi di filosofia. Nardini, perché ha scelto proprio i serpenti come protagonisti del suo libro?
«Per le loro caratteristiche. Ho voluto affrontare un tipo di scrittura che mi costringe a lavorare più togliendo, che aggiungendo. Tutto è ridotto all’essenziale. La mancanza di appigli per le descrizioni, data dalla natura stessa del serpente e del deserto dove ho ambientato il racconto, mi offrono questa possibilità».
Se lo immagina come è difficile rendere espressivo un serpente? «Questo è il tentativo: fare con poco… Ma sono animali che comunque compiono delle azioni. Si trovano ad attraversare questo nulla che è il deserto, hanno l’esigenza di resistere a questo e si trovano ad inventare delle cose. Intorno non hanno niente, incontrano una linea, una rotatoria. Quindi diventa importante il dialogo: giocano, scherzano, si raccontano cose serie sulle fondamenta dell’esistenza. Questo la rende una fiaba filosofica: qual è il messaggio che i serpenti lasciano al lettore? Oggi viviamo un mondo che ci invade con le cose, con gli oggetti. Io invece racconto le relazioni. Alla fine i serpenti sono gli uomini. Ho voluto raccontare un ritorno all’essenziale della vita».
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