Sicurezza
La Cgil difende la M3 «Posti di lavoro in ballo»
Il sindacato contro la politica che ha alzato i toni sul trasferimento dell’ex Icla Cartone e Mainardi: «L’azienda che produce gommapiuma è in regola»
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PONTE A EGOLA. È una tirata d’orecchi al mondo della politica sull’intera questione M3 (ex Icla) quella che viene dalla Cgil, che a seguito di alcune prese di posizione da parte dei partiti nei giorni scorsi, che ne hanno discusso anche nell’ultimo consiglio comunale, ha voluto riportare il dibattito sulla tenuta dei posti di lavoro in vista.
«Stiamo parlando di un’azienda che ad oggi rispetta le leggi e lavora al di sotto delle sue potenzialità, anche a seguito dell’impossibilità ad utilizzare tutti i suoi locali. Ci piacerebbe che il dibattito sul trasferimento, previsto per l’anno prossimo assumesse toni più risoluti» dicono i sindacalisti Loris Mainardi e Pablo Cartone. «In un momento così particolare nella storia del nostro Paese e di questa zona, in cui siamo di fronte ad un depauperamento della forza produttiva, difendere anche un singolo posto di lavoro conta. In questo caso sono 11. Le aziende devono rispettare le leggi. Per quanto riguarda la M3, ogni qualvolta un organo ispettivo ha fatto un controllo, tutto è risultato in regola. Quando poi ci sono state prescrizioni, nell’arco di 15 giorni i verbali di controllo hanno sempre riportato come l’azienda vi abbia sempre ottemperato. Siamo quindi in presenza di un’impresa che pur in un regime normativo ristretto, opera in rispetto alle leggi».
Il tema, caldo, è quello dello spostamento, votato in consiglio nel 2015 a seguito del “rischio rilevate” dell’attività dell’impresa di gommapiuma, che per l’utilizzo dell’idrocarburo Tdi rientra in pieno nelle maglie della legge Seveso. In un contesto in cui da parte dell’azienda vi sarebbero stati segnali di voler investire sull’attuale sito, considerando anche il ricorso al Tar contro la decisione di trasferirla. Decisione, quella dei giudici amministrativi, che potrebbe arrivare proprio nello stesso periodo in cui cade il termine ultimo per il trasferimento, a settembre 2018 (al netto, poi, di probabili ricorsi).
«Di fronte a tutto questo, a noi sfuggono francamente i motivi scatenanti di tutta questa vicenda; a tutte le forze politiche che in questi giorni intervengono chiediamo: qualcuno ha chiesto all’azienda quali ripercussioni potrebbe avere il trasferimento? – domandano i due esponenti della Cgil. – Lavorano al 20% delle loro potenzialità produttive e, se anche raddoppiassero, arrivando al 40% delle capacità degli impianti, dovrebbero assumerne altri 10-13, utilizzando gli spazi dello stoccaggio che oggi sono interdetti. Stiamo quindi parlando della potenziale difesa di ben 25 posti di lavoro. Per le leggi le responsabilità di un’azienda finiscono al muro di cinta. Oltre, vigilare spetta ad altri enti. L’azienda, al momento, la sua parte sembra volerla fare».
Nilo Di Modica
«Stiamo parlando di un’azienda che ad oggi rispetta le leggi e lavora al di sotto delle sue potenzialità, anche a seguito dell’impossibilità ad utilizzare tutti i suoi locali. Ci piacerebbe che il dibattito sul trasferimento, previsto per l’anno prossimo assumesse toni più risoluti» dicono i sindacalisti Loris Mainardi e Pablo Cartone. «In un momento così particolare nella storia del nostro Paese e di questa zona, in cui siamo di fronte ad un depauperamento della forza produttiva, difendere anche un singolo posto di lavoro conta. In questo caso sono 11. Le aziende devono rispettare le leggi. Per quanto riguarda la M3, ogni qualvolta un organo ispettivo ha fatto un controllo, tutto è risultato in regola. Quando poi ci sono state prescrizioni, nell’arco di 15 giorni i verbali di controllo hanno sempre riportato come l’azienda vi abbia sempre ottemperato. Siamo quindi in presenza di un’impresa che pur in un regime normativo ristretto, opera in rispetto alle leggi».
Il tema, caldo, è quello dello spostamento, votato in consiglio nel 2015 a seguito del “rischio rilevate” dell’attività dell’impresa di gommapiuma, che per l’utilizzo dell’idrocarburo Tdi rientra in pieno nelle maglie della legge Seveso. In un contesto in cui da parte dell’azienda vi sarebbero stati segnali di voler investire sull’attuale sito, considerando anche il ricorso al Tar contro la decisione di trasferirla. Decisione, quella dei giudici amministrativi, che potrebbe arrivare proprio nello stesso periodo in cui cade il termine ultimo per il trasferimento, a settembre 2018 (al netto, poi, di probabili ricorsi).
«Di fronte a tutto questo, a noi sfuggono francamente i motivi scatenanti di tutta questa vicenda; a tutte le forze politiche che in questi giorni intervengono chiediamo: qualcuno ha chiesto all’azienda quali ripercussioni potrebbe avere il trasferimento? – domandano i due esponenti della Cgil. – Lavorano al 20% delle loro potenzialità produttive e, se anche raddoppiassero, arrivando al 40% delle capacità degli impianti, dovrebbero assumerne altri 10-13, utilizzando gli spazi dello stoccaggio che oggi sono interdetti. Stiamo quindi parlando della potenziale difesa di ben 25 posti di lavoro. Per le leggi le responsabilità di un’azienda finiscono al muro di cinta. Oltre, vigilare spetta ad altri enti. L’azienda, al momento, la sua parte sembra volerla fare».
Nilo Di Modica
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