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Pontedera

Coltellate per un cantiere conteso

Coltellate per un cantiere conteso

Una rissa fra i titolari di due ditte edili finì nel sangue a Palaia: sei condannati

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PONTEDERA. Una specie di regolamento di conti. Da una parte una “famiglia”, padri e figli, il legame di sangue come un collante per la rabbia e della violenza; dall’altra un padroncino e i suoi manovali diventati scagnozzi pur di recuperare ciò che era della ditta. E poi una zuffa finita nel sangue, anzi un doppio agguato messo a segno con coltelli, mannaie, un martello da carpentiere.

Sembra la scena di una guerra fra bande, uno di quei conflitti feroci con cui le gang dei quartieri dei latinos nei sobborghi americani o nei quartieri della periferia di Milano si contendono il territorio, il dominio e il diritto di comando su una strada o sull’altra.

Invece no, è solo (ma è un eufemismo) una rissa andata in scena cinque anni fa a Palaia. Il paese della Valdera trasformato in un pezzo di far west da sei persone che ieri sono tutte state condannate per lo stesso reato.

Se le diedero di santa ragione per un ponteggio. Esatto, per qualche tubolare e un mucchio di tavolacci si pestarono a sangue fino a mandarsi all’ospedale con ferite da tagli e contusioni gravi.

Per questo Roberto, Gregorio, Gabriele e Biagio Emilio De Bitonti, nati a Nardò, in provincia di Lecce, i primi due di 60 e 62 anni, i secondi di 28 e 35 anni, sono stati condannati insieme ai loro rivali, Aniello Sepe, napoletano di 51 anni, e Dashnor Sulmataj, albanese di 32. Tutti residenti in zona, hanno preso pene comprese fra 1 anno e 1 anno e 8 mesi di reclusione.

Il giudice Luca Salutini non ha accolto nessuna delle tesi dei due gruppi. Si sa solo che Sepe si era recato a casa dei De Bitonti insieme a due operai albanesi per poter recuperare e portare su un cantiere i ponteggi imprestati ai colleghi della ditta edile a conduzione familiare.

«Eravamo andati per portarli via, l’accordo prevedeva che ci mettessero addirittura a disposizione un mezzo per trasportarli, ma appena Sepe e Dashnor sono scesi dall’auto, da un furgone vicino sono sbucati i De Bitonti armati di mannaia,, un martello e un coltello. Era un agguato», ha sempre sostenuto l’autista dei due. Solo che anche i De Bitonti dicono di aver risposto ad un agguato, insomma di essersi soltanto difesi.

Sul posto non arrivò nessuno. Ma uno degli uomini, a causa delle ferite riportate, dové correre al pronto soccorso del lotto. E proprio quei tagli da lama insospettirono i medici, che segnalarono tutto alla polizia.

Solo così partirono le indagini e fu ritrovato proprio vicino alla casa dei De Bitonti un coltello insanguinato simile a quelli descritti da alcuni dei partecipanti alla rissa.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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