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Morì cadendo da cinque metri: assolti imprenditore e geometra

PERIGNANO. Non ci sono colpevoli per la morte di Mario Pardini, 61 anni, di Livorno, precipitato dall’impalcatura di un cantiere a Perignano di Lari il 23 ottobre 2013.Il giudice Paola Giovannelli,...

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PERIGNANO. Non ci sono colpevoli per la morte di Mario Pardini, 61 anni, di Livorno, precipitato dall’impalcatura di un cantiere a Perignano di Lari il 23 ottobre 2013.

Il giudice Paola Giovannelli, accogliendo le richieste del pm Paola Rizzo, ieri mattina ha assolto per non aver commesso Stefano Pardini, 47 anni, di Livorno, titolare della Edil Pa.Ri e cugino della vittima, e perché il fatto non sussiste il direttore dei lavori, il geometra Luca Dell’Agnello di Capannoli. I due imputati erano accusati di omicidio colposo.

Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dagli avvocati Giulio Venturi per Dell’Agnello e Andrea Vettore ed Enrica Accardo per Pardini.

«Sono molto soddisfatto per l’esito del processo – spiega il legale Venturi –. Fin dall’inizio era evidente che le accuse non potevano reggere e il dibattimento lo ha dimostrato. Si discuteva sulla presenza o meno di una mensola che, anche se fosse stata installata, non avrebbe certo evitato la caduta».

Mario Pardini, professione imbianchino, viveva con la moglie Bruna Pieri e la figlia più piccola in via Ungheria a Livorno dove era molto conosciuto. I familiari si erano costituiti parte civili con l’avvocato Roberto Nocent. Per l'accusa all'origine dell'incidente, dall'epilogo letale, ci sarebbero state le violazioni delle norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Una responsabilità ripartita tra il titolare della ditta con la quale la vittima lavorava e il direttore dei lavori del cantiere che avrebbe dovuto vigilare e imporre eventuali correzioni sulle carenze nell'allestimento del ponteggio.

La morte di Mario Pardini fu istantanea al termine di un volo di almeno cinque metri da un'impalcatura montata all'esterno di un condominio in via Pascoli. Un impatto con il suolo devastante.

Il primo soccorritore fu proprio il cugino Stefano che in quell'istante si trovava al piano superiore dell'edificio dove erano in corso dal alcuni giorni dei lavori di ristrutturazione e di imbiancatura della facciata. Un rumore secco, poi il silenzio. E il corpo del 61enne esanime nel sottoscala, vicino all'ingresso di alcuni appartamenti.

Nel sopralluogo di carabinieri e tecnici dell'Asl furono verificate le prescrizioni per la sicurezza nel cantiere. Il processo ha chiarito che non ci furono negligenze o imperizie da parte degli imputati.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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