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Lavoratore licenziato e i colleghi scioperano

Lavoratore licenziato e i colleghi scioperano

Alla Acorn montascale di Navacchio è stata proclamata l’astensione a oltranza L’Ugl: per la ripresa dell’attività servono una trattativa e il reintegro del dipendente

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NAVACCHIO. Sciopero a oltranza del personale tecnico alla Acorn montascale: la sede madre si trova a Steeton, vicino a Leeds, nel Nord dell’Inghilterra, ma l’azienda ha una divisione italiana a Navacchio. Il motivo della protesta risale al licenziamento - per motivi disciplinari - di un collega. Provvedimento che i lavoratori ritengono ingiusto e ha portato alla decisa presa di posizione, proclamata dal sindacato dall’Unione Generale del Lavoro (Ugl). Il sindacalista che segue da vicino la vicenda è Giorgio Simoncini: «Vogliamo il ritiro del licenziamento e la convocazione per scritto di un tavolo di confronto con l’azienda. Solo così rinunceremo allo sciopero». Interpellata, l’azienda preferisce non rilasciare dichiarazioni.

Un muro contro muro che potrebbe protrarsi per alcuni giorni in un’azienda in cui i tecnici addetti al montaggio dei montascale, utilizzati da disabili o persone anziane, risultano essere molto importanti per l’attività commerciale di Acorn. «Da gennaio a ottobre ho ricevuto numerose lettere di richiamo – racconta Daniel Anic, il lavoratore licenziato – che ho puntualmente contestato con documenti alla mano». La solidarietà dei colleghi è stata immediata. E da qui è nato lo sciopero cominciato ieri.

In generale, però, i tecnici lamentano problemi nella gestione della divisione italiana di Acorn. «Dal novembre dell’anno scorso – spiega Francesco Ragnanese – momento in cui è nata la divisione italiana, i rapporti con la dirigenza sono notevolmente peggiorati. Fino a quel momento dipendevamo direttamente dalla sede inglese e tutto andava bene. Ora, invece, siamo costretti a lavorare in condizioni davvero difficili».

Il personale in sciopero racconta di avere uno stipendio diviso tra la parte fissa e quella variabile, con quest’ultima legata alla produzione. «Guadagniamo bene – sottolineano i lavoratori – ma da alcuni mesi il nostro stipendio è diminuito. Sempre più spesso vengono trovate scuse per contestarci i lavori con conseguenti decurtazioni delle buste paga».

Poi ci sono le trasferte, il cui pagamento non è inserito nel contratto di assunzione. Ma che creano problemi. «Nessuno di noi abita nel pisano – riprende Ragnanese – Abbiamo un furgone con cui ci rechiamo nel posto dove dobbiamo installare il montascale. A volte ci è stato imposto di dormire in albergo, senza che il conto ci venisse rimborsato, nonostante ci trovassimo vicini alle nostre case».

Una vicenda destinata a proseguire e che presenta anche un altro punto da chiarire, secondo Simoncini: «I tecnici sono assunti con il contratto del commercio, mentre dovrebbero avere quello del settore metalmeccanico».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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