Il Tirreno

Pontedera

Camorra nei bar: «Parisi prestanome di Righi»

Investigatore al processo per riciclaggio e bancarotta: «Espedito andava a prendere soldi dal cugino Salvatore» 

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PISA. «Fappani era di Righi, soprattutto il ristorante. Si muoveva come fosse il titolare». È un investigatore della squadra mobile pisana a riferire l’esito delle intercettazioni telefoniche che nel 2010 rappresentarono una delle basi per arrivare poi, con la Guardia di finanza, agli arresti e ai sequestri di ristoranti e pizzerie tra Pisa, San Giuliano Terme e Viareggio. Nell’udienza di ieri il pm Giulio Monferini e il primo collegio (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio) hanno ascoltato anche due investigatori dei carabinieri di Roma. Il processo vede undici imputati accusati a vario titolo di riciclaggio (soldi della camorra frutto di spaccio ed estorsioni) bancarotta e intestazione fittizia di beni.

Al centro di esame e controesame i rapporti tra Salvatore Righi – con due fratelli è a giudizio anche nella capitale dove alla famiglia titolare del marchio Ciro Pizza hanno confiscato beni per 80 milioni di euro e tra il 1998 e il 1999 è stato presidente del Ponsacco – e il cugino Espedito Parisi, 50 anni, residente a Tirrenia. L’accusa per Righi è di aver riciclato i soldi del clan Contini di Napoli anche utilizzando le attività messe in piedi negli anni passati da Parisi tra Pisa, Marina di Pisa, San Giuliano e Viareggio con il bar Fappani in passeggiata.

«Da quello che abbiamo accertato, anche con pedinamenti – ha proseguito il teste della polizia – Parisi almeno una volta al mese andava a Roma per incontrare Righi. La sera stessa rientrava a Pisa. Dalle intercettazioni era emerso che andava nella capitale per prendere soldi in contanti dal cugino o da un suo collaboratore».

Alla domanda dell’avvocato Antonio Cariello, difensore di Righi, se durante le osservazioni chi indagava avesse visto il passaggio di denaro la risposta dell’investigatore è stata negativa. Nell’operazione della Guardia di finanza furono sequestrati a San Giuliano Terme il ristorante-pizzeria “Salustri” , gestito dalla “G. B. R. Srl” ; a Marina di Pisa il ristorante-pizzeria “L’imbarcadero” gestito da “Elleci” ; nel centro storico di Pisa il ristorante-pizzeria “Antico Vicoletto” (nel vicolo del Tinti) gestito da “Al. Ma. ; il ristorante-pizzeria “L’Arciere” (in via della Nunziatina). Tutte le attività hanno cambiato gestione e sono estranee all’inchiesta. All’elenco si aggiunse anche Fappani sulla passeggiata di Viareggio, il pezzo pregiato del patrimonio che per la Direzione distrettuale antimafia venne acquistato con soldi sporchi grazie a prestanome. Anche in questo caso dopo un periodo di custodia giudiziale, l’attività è ripartita con altri imprenditori. La prossima udienza è fissata il 16 aprile 2018 nell’aula bunker del Tribunale di Firenze. Saranno sentiti in modalità protetta attraverso collegamenti video sei collaboratori di giustizia. Pietro Barghigiani



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