Attenzione
La rosticceria Leo e Daniela chiude
Dopo 36 anni di servizio in centro l’emozione di dover dire addio all’attività
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CASCINA. Cordialità, qualità e attenzione per la clientela. Dopo 36 anni al pubblico la rosticceria di Leo e Daniela chiude i battenti. A fine dicembre Cascina perderà un altro pezzo della propria storia, fatta di polli arrosto croccanti, patatine saporite al cartoccio e chiacchierate infinite a bottega.
Mentre ripensa al tempo passato dietro al bancone Leo Del Pino è commosso: «Fortunatamente – dice – è andato sempre tutto bene. Con mia moglie Daniela abbiamo passato anni stupendi, soprattutto grazie ai nostri clienti. Li ringraziamo. Loro ci hanno permesso di tenere aperto e di vivere una vita agiata. 36 anni non sono pochi». Leo Del Pino, cascinese doc, ha sempre la battuta pronta «dopo la pasticceria Lemmi – ride – ci siamo noi, mi dispiace per le altre attività che sono state costrette a chiudere, ma è così». Qual è stato il segreto di così tanta longevità? «Semplice – continua – non conta solo il fare, ma anche mantenere i propositi. Credere nella propria attività fino alla fine. Noi dal 1981 abbiamo seguito questa massima». In 36 anni da Leo e Daniela sono passate tre generazioni. «Sì, quelli che un tempo erano bambini e venivano a prendere le patate arrosto, ora sono genitori e magari qualcuno ha anche i nipoti».
Leo Del Pino e Daniela Di Mare, due nomi fatti apposta per stare insieme e che nello stesso negozio hanno visto cambiare Cascina. «Ma non in meglio – dice -. Fino a quando corso Matteotti è rimasto aperto al traffico, le attività commerciali sono andate avanti, dopo no. Il Corso è stato riqualificato, è vero, ma da un punto di vista commerciale non credo che l’operazione abbia avuto successo». Saputo della chiusura imminente, in diversi sono stati a vedere l'attività e a chiedere informazioni per rilevarla. «Tanti sono venuti – prosegue Leo Del Pino – ma nessuno, per ora, è sembrato veramente interessato. Di mezzo c’è il fuoco del girarrosto, l’apertura nei festivi, il sacrificio. Come in altre attività è richiesta tanta umiltà e voglia di lavorare».
In tanto tempo al pubblico s’impara come comportarsi. «Certo, sia per i prodotti che nei rapporti. Non bisogna scordarsi l’educazione e la serietà. Questi atteggiamenti ti danno ragione. Io dico: semina bene e vedrai che alla fine male non raccogli». Il 31 dicembre la rosticceria chiude e sarà organizzata anche una festa. «Avevamo pensato per l’ultimo dell’anno di mettere su qualcosa, magari qualche pollo gratis per i nostri clienti».
Carlo Palotti
Mentre ripensa al tempo passato dietro al bancone Leo Del Pino è commosso: «Fortunatamente – dice – è andato sempre tutto bene. Con mia moglie Daniela abbiamo passato anni stupendi, soprattutto grazie ai nostri clienti. Li ringraziamo. Loro ci hanno permesso di tenere aperto e di vivere una vita agiata. 36 anni non sono pochi». Leo Del Pino, cascinese doc, ha sempre la battuta pronta «dopo la pasticceria Lemmi – ride – ci siamo noi, mi dispiace per le altre attività che sono state costrette a chiudere, ma è così». Qual è stato il segreto di così tanta longevità? «Semplice – continua – non conta solo il fare, ma anche mantenere i propositi. Credere nella propria attività fino alla fine. Noi dal 1981 abbiamo seguito questa massima». In 36 anni da Leo e Daniela sono passate tre generazioni. «Sì, quelli che un tempo erano bambini e venivano a prendere le patate arrosto, ora sono genitori e magari qualcuno ha anche i nipoti».
Leo Del Pino e Daniela Di Mare, due nomi fatti apposta per stare insieme e che nello stesso negozio hanno visto cambiare Cascina. «Ma non in meglio – dice -. Fino a quando corso Matteotti è rimasto aperto al traffico, le attività commerciali sono andate avanti, dopo no. Il Corso è stato riqualificato, è vero, ma da un punto di vista commerciale non credo che l’operazione abbia avuto successo». Saputo della chiusura imminente, in diversi sono stati a vedere l'attività e a chiedere informazioni per rilevarla. «Tanti sono venuti – prosegue Leo Del Pino – ma nessuno, per ora, è sembrato veramente interessato. Di mezzo c’è il fuoco del girarrosto, l’apertura nei festivi, il sacrificio. Come in altre attività è richiesta tanta umiltà e voglia di lavorare».
In tanto tempo al pubblico s’impara come comportarsi. «Certo, sia per i prodotti che nei rapporti. Non bisogna scordarsi l’educazione e la serietà. Questi atteggiamenti ti danno ragione. Io dico: semina bene e vedrai che alla fine male non raccogli». Il 31 dicembre la rosticceria chiude e sarà organizzata anche una festa. «Avevamo pensato per l’ultimo dell’anno di mettere su qualcosa, magari qualche pollo gratis per i nostri clienti».
Carlo Palotti
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