Il dolore
La Corte d’Appello “inchioda” lo stalker
Confermata la condanna a due anni di carcere nei confronti di un ex dipendente dell’Asl accusato di vari atti persecutori nei confronti di una collega
3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Processi e condanne non spaventano lo stalker di Peccioli che da quasi dieci anni non si rassegna ad accettare la fine della relazione con una donna, che per un periodo è stata anche sua collega di lavoro.
E del resto ci sono voluti otto anni perché la donna riuscisse a vederlo condannato in terzo grado di giudizio, cioè in Cassazione, definitiva per i reati di stalking, minacce e offese commessi dall’uomo, un ex dipendente amministrativo dell’Asl di Pisa, che anche oggi in maniera sistematica pubblicato post di contenuto offensivo nei confronti della ex o del luogotenente dei carabinieri che ha seguito le indagini.
La novità che lo riguarda arriva da Firenze, dalla Corte d’appello. Ed è la conferma della sentenza di primo grado, emessa cioè dal tribunale di Pisa, sempre per una serie di episodi di atti persecutori da lui commessi nei confronti della donna. La Corte d’Appello ha respinto il ricorso presentato dall’imputato e ha confermato la condanna a due anni di reclusione e la revoca della sospensione condizionale della pena, in cui era compresa la prima condanna a otto mesi di reclusione per i “vecchi” fatti già approdati in Cassazione. In questi anni la parte offesa, cioè la donna che è assistita dall’avvocato Francesco Esposito Ziello, non si sa più quanti bocconi amari ha dovuto sopportare. Un vero incubo. L’uomo, come risulta da una serie di querele, visto che gli episodi a lui contestati sono numerosi, è accusato di avere rivolto una valanga di offese e minacce alla sua ex. Negli incontri e nelle telefonate ha rivolto alla donna, secondo le accuse, gli epiteti più vari. Tanto, come la cronaca ci insegna, a certi personaggi la fantasia non manca mai. L’uomo è arrivato anche a minacciarla davanti ad alcuni medici e colleghi dell’Asl che, sapendo della situazione, di volta in volta nel corso del tempo l’hanno accompagnata al parcheggio, all’uscita dal lavoro, hanno cercato insomma di aiutarla. Così come non è riuscito a trattenere in tribunale, durante uno dei processi. Lei è stata costretta anche a cambiare sede di lavoro, quando ormai la vicenda giudiziaria era nota.
La dipendente dell’Asl ha chiesto di essere trasferita in un altro distretto della Valdera. Sperava che con il trasferimento l’incubo sarebbero finito. Invece non è stato così. Un lunghissimo excursus di violente a cui nemmeno le sentenze, che cominciano ad arrivare una dietro l’altra, pare riescano a mettere la parola fine. Nel paese dove sono avvenuti la maggior parte dei fatti tutti sanno. Ma lo stalker, un ex dipendente amministrativo Asl, che risiede a Peccioli, evidentemente riesce sempre ad avere un seguito anche su Facebook, dove pubblica post offensivi con altrettante gravi accuse rivolte sia alla donna che a tutti coloro che per ragioni professionali hanno trattato e trattano questo caso. E anche se la storia è sotto gli occhi di tutti, in pochi si sono presi la briga di “isolarlo” e di non prestare ascolto a quello che l’uomo va scrivendo, finendo così per rinnovare ferite mai risarcite nella parte offesa.(s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
E del resto ci sono voluti otto anni perché la donna riuscisse a vederlo condannato in terzo grado di giudizio, cioè in Cassazione, definitiva per i reati di stalking, minacce e offese commessi dall’uomo, un ex dipendente amministrativo dell’Asl di Pisa, che anche oggi in maniera sistematica pubblicato post di contenuto offensivo nei confronti della ex o del luogotenente dei carabinieri che ha seguito le indagini.
La novità che lo riguarda arriva da Firenze, dalla Corte d’appello. Ed è la conferma della sentenza di primo grado, emessa cioè dal tribunale di Pisa, sempre per una serie di episodi di atti persecutori da lui commessi nei confronti della donna. La Corte d’Appello ha respinto il ricorso presentato dall’imputato e ha confermato la condanna a due anni di reclusione e la revoca della sospensione condizionale della pena, in cui era compresa la prima condanna a otto mesi di reclusione per i “vecchi” fatti già approdati in Cassazione. In questi anni la parte offesa, cioè la donna che è assistita dall’avvocato Francesco Esposito Ziello, non si sa più quanti bocconi amari ha dovuto sopportare. Un vero incubo. L’uomo, come risulta da una serie di querele, visto che gli episodi a lui contestati sono numerosi, è accusato di avere rivolto una valanga di offese e minacce alla sua ex. Negli incontri e nelle telefonate ha rivolto alla donna, secondo le accuse, gli epiteti più vari. Tanto, come la cronaca ci insegna, a certi personaggi la fantasia non manca mai. L’uomo è arrivato anche a minacciarla davanti ad alcuni medici e colleghi dell’Asl che, sapendo della situazione, di volta in volta nel corso del tempo l’hanno accompagnata al parcheggio, all’uscita dal lavoro, hanno cercato insomma di aiutarla. Così come non è riuscito a trattenere in tribunale, durante uno dei processi. Lei è stata costretta anche a cambiare sede di lavoro, quando ormai la vicenda giudiziaria era nota.
La dipendente dell’Asl ha chiesto di essere trasferita in un altro distretto della Valdera. Sperava che con il trasferimento l’incubo sarebbero finito. Invece non è stato così. Un lunghissimo excursus di violente a cui nemmeno le sentenze, che cominciano ad arrivare una dietro l’altra, pare riescano a mettere la parola fine. Nel paese dove sono avvenuti la maggior parte dei fatti tutti sanno. Ma lo stalker, un ex dipendente amministrativo Asl, che risiede a Peccioli, evidentemente riesce sempre ad avere un seguito anche su Facebook, dove pubblica post offensivi con altrettante gravi accuse rivolte sia alla donna che a tutti coloro che per ragioni professionali hanno trattato e trattano questo caso. E anche se la storia è sotto gli occhi di tutti, in pochi si sono presi la briga di “isolarlo” e di non prestare ascolto a quello che l’uomo va scrivendo, finendo così per rinnovare ferite mai risarcite nella parte offesa.(s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
