Attenzione
Tmm, c’è bisogno di altra solidarietà per il presidio
PONTEDERA. Sono passati più di cento giorni da quel 4 di agosto, da quando cioè i lavoratori della Tmm hanno montato il presidio davanti alla fabbrica dopo che la proprietà aveva annunciato la...
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PONTEDERA. Sono passati più di cento giorni da quel 4 di agosto, da quando cioè i lavoratori della Tmm hanno montato il presidio davanti alla fabbrica dopo che la proprietà aveva annunciato la chiusura e il licenziamento di 84 persone. Centotto giorni, per la precisione, fatti di disperazione, speranza, arrabbiature e voglia di sorridere pensando alla trattativa che il liquidatore, Roberto Dell’Omodarme, sta portando avanti con un imprenditore su cui vige il massimo riserbo.
Intanto la presenza degli operai è costante davanti ai cancelli, ma il fondo accumulato per il sostentamento delle persone che partecipano al presidio avrebbe bisogno di nuove donazioni.
È questo l’appello che arriva da viale Africa, sede dell’azienda che faceva parte dell’indotto Piaggio. Una richiesta sottovoce, come hanno fatto sempre i lavoratori in lotta per il loro futuro. «Stiamo attenti a ogni minima spesa – dicono – centelliniamo, com’è giusto che sia, le risorse che tante persone ci hanno regalato. Non finiremo mai di ringraziare tutti quelli che hanno organizzato aperitivi, cene ed eventi vari pur di raccogliere denaro da donarci, in modo che potessimo portare avanti il presidio davanti allo stabilimento. Però ora avremmo bisogno di altro aiuto, perché abbiamo intenzione di andare avanti con questa iniziativa».
Il pranzo è offerto dal sindaco Simone Millozzi tramite la Bellaria Cappuccini. La cena, però, viene ricavata dal fondo cassa accumulato in queste settimane. Ed è proprio quello che si sta, fatalmente esaurendo. Al presidio, infatti, c’è sempre qualcuno. In tre, a turno, dormono sotto il tendone. «Degli 84 che eravamo inizialmente – spiega una rappresentanza degli ormai ex dipendenti di Tmm – due hanno trovato un altro impiego e altrettanti, nel frattempo, sono andati in pensione. Una quindicina non si sono mai visti, ma in 40 circa siamo sempre presenti. La sera cerchiamo di non essere in troppi, proprio per evitare di consumare cibo e bevande che abbiamo comprato con i soldi che ci sono stati donati».
La solidarietà ricevuta dai dipendenti della fabbrica metalmeccanica è stata grande. Ma ora c’è bisogno che questo spirito di aiuto reciproco non si spenga. I riflettori sulla vicenda di Tmm devono rimanere accesi, perché si tratta di una vertenza che fa male alla Valdera, anche se le speranze che la trattativa con l’imprenditore interessato a rilevare l’attività giunga in porto in maniera positiva. Ma per far questo c’è bisogno che il presidio continui a vivere. E può farlo solo grazie all’aiuto di istituzioni e cittadini.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Intanto la presenza degli operai è costante davanti ai cancelli, ma il fondo accumulato per il sostentamento delle persone che partecipano al presidio avrebbe bisogno di nuove donazioni.
È questo l’appello che arriva da viale Africa, sede dell’azienda che faceva parte dell’indotto Piaggio. Una richiesta sottovoce, come hanno fatto sempre i lavoratori in lotta per il loro futuro. «Stiamo attenti a ogni minima spesa – dicono – centelliniamo, com’è giusto che sia, le risorse che tante persone ci hanno regalato. Non finiremo mai di ringraziare tutti quelli che hanno organizzato aperitivi, cene ed eventi vari pur di raccogliere denaro da donarci, in modo che potessimo portare avanti il presidio davanti allo stabilimento. Però ora avremmo bisogno di altro aiuto, perché abbiamo intenzione di andare avanti con questa iniziativa».
Il pranzo è offerto dal sindaco Simone Millozzi tramite la Bellaria Cappuccini. La cena, però, viene ricavata dal fondo cassa accumulato in queste settimane. Ed è proprio quello che si sta, fatalmente esaurendo. Al presidio, infatti, c’è sempre qualcuno. In tre, a turno, dormono sotto il tendone. «Degli 84 che eravamo inizialmente – spiega una rappresentanza degli ormai ex dipendenti di Tmm – due hanno trovato un altro impiego e altrettanti, nel frattempo, sono andati in pensione. Una quindicina non si sono mai visti, ma in 40 circa siamo sempre presenti. La sera cerchiamo di non essere in troppi, proprio per evitare di consumare cibo e bevande che abbiamo comprato con i soldi che ci sono stati donati».
La solidarietà ricevuta dai dipendenti della fabbrica metalmeccanica è stata grande. Ma ora c’è bisogno che questo spirito di aiuto reciproco non si spenga. I riflettori sulla vicenda di Tmm devono rimanere accesi, perché si tratta di una vertenza che fa male alla Valdera, anche se le speranze che la trattativa con l’imprenditore interessato a rilevare l’attività giunga in porto in maniera positiva. Ma per far questo c’è bisogno che il presidio continui a vivere. E può farlo solo grazie all’aiuto di istituzioni e cittadini.
Andreas Quirici
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