Attenzione
Due aziende chiuse, in 12 perdono il posto
Si tratta di ditte che fanno parte del gruppo di Gianna Meliani
3 MINUTI DI LETTURA
PONTICELLI . Giorni convulsi, una protesta ed un epilogo pessimo per una dozzina di lavoratori di Gm Operation e Pigu, due delle quattro aziende nate dopo il concordato chiesto dal calzaturificio ponticellese Gemini e legato alla famosa griffe Gianna Meliani.
Le due imprese del settore calzaturiero, con sede nella zona industriale di Ponticelli, ospitano rispettivamente la manovia e la rifinitura. I lavoratori di entrambe hanno ricevuto la lettera di risoluzione del contratto. Dodici persone a casa nell'imperversare di una protesta che da circa una settimana vedeva i dipendenti sul piede di guerra. Al centro della vertenza, gli stipendi arretrati di alcuni lavoratori che, secondo quanto raccontato dai diretti interessati e da esponenti sindacali, non vengono pagati dallo scorso agosto. Da qui, venerdì scorso, la decisione della Cgil di proclamare lo sciopero (poi rilanciato anche per lunedì). Protesta a cui sono seguite a ruota le lettere di licenziamento.
Uno choc collettivo, ma per alcuni dei destinatari è una vera e propria tragedia, visto che lavorano per la famiglia Meliani da oltre trent’anni. Il triste epilogo di un rapporto che, negli ultimi tempi, è andato deteriorandosi. «Fino a quando l'azienda è stata una sola, le cose sono filate lisce – raccontano alcuni dipendenti – Poi tutto è andato peggiorando».
Storico marchio della zona fondato da Bruno Meliani all'inizio degli anni Settanta, il calzaturificio Gemini nel 2011 ha chiesto il concordato. Nel 2015 sono nate quattro aziende distinte, che operano per il marchio Gianna Meliani. Tra queste ci sono Pigu e Gm Operation, da cui sono partite le lettere di licenziamento. Nel testo (quella della Gm Operation è firmata da Luisa Desideri, moglie di Bruno Meliani), si annuncia ai dipendenti che, «a far data dal 20 novembre inizierà il periodo di preavviso previsto dal contratto nazionale applicato, pari a due settimane lavorative».
«È veramente una beffa – afferma Fabio Carmignani, della Cgil Zona Cuoio – Si firma una lettera di licenziamento inviata in questi giorni e datata al 17 novembre, primo giorno di sciopero. Elemento che si potrebbe interpretare come una ritorsione verso la legittima protesta dei lavoratori. Valuteremo coi nostri legali cosa fare». Intanto, ci sarebbe una ditta empolese interessata a rilevare l’attività delle due imprese e ad assumere di nuovo i lavoratori licenziati. «Sulle prime ci era stato detto che avrebbero licenziato tutti, salvo riassumere 3-4 persone da ricollocare nel settore commerciale – raccontano alcuni dipendenti – Poi è venuto fuori che un'altra persona voleva prendere in mano la parte relativa alla produzione, compresi i dodici operai dipendenti delle due ditte, addetti alla manovia e alla rifinitura. La nuova proprietà avrebbe però voluto le dimissioni da parte dei dipendenti».
«In pratica si chiedeva ai lavoratori di rinunciare a tutte le spettanze, dovute in caso di licenziamento, iniziando un nuovo rapporto di lavoro, senza dare vere alternative – continua Fabio Carmignani – Per questo abbiamo deciso di scioperare, ma poi è arrivata la lettera di licenziamento e il rapporto con la proprietà è diventato ancora più difficile».
Nilo Di Modica
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le due imprese del settore calzaturiero, con sede nella zona industriale di Ponticelli, ospitano rispettivamente la manovia e la rifinitura. I lavoratori di entrambe hanno ricevuto la lettera di risoluzione del contratto. Dodici persone a casa nell'imperversare di una protesta che da circa una settimana vedeva i dipendenti sul piede di guerra. Al centro della vertenza, gli stipendi arretrati di alcuni lavoratori che, secondo quanto raccontato dai diretti interessati e da esponenti sindacali, non vengono pagati dallo scorso agosto. Da qui, venerdì scorso, la decisione della Cgil di proclamare lo sciopero (poi rilanciato anche per lunedì). Protesta a cui sono seguite a ruota le lettere di licenziamento.
Uno choc collettivo, ma per alcuni dei destinatari è una vera e propria tragedia, visto che lavorano per la famiglia Meliani da oltre trent’anni. Il triste epilogo di un rapporto che, negli ultimi tempi, è andato deteriorandosi. «Fino a quando l'azienda è stata una sola, le cose sono filate lisce – raccontano alcuni dipendenti – Poi tutto è andato peggiorando».
Storico marchio della zona fondato da Bruno Meliani all'inizio degli anni Settanta, il calzaturificio Gemini nel 2011 ha chiesto il concordato. Nel 2015 sono nate quattro aziende distinte, che operano per il marchio Gianna Meliani. Tra queste ci sono Pigu e Gm Operation, da cui sono partite le lettere di licenziamento. Nel testo (quella della Gm Operation è firmata da Luisa Desideri, moglie di Bruno Meliani), si annuncia ai dipendenti che, «a far data dal 20 novembre inizierà il periodo di preavviso previsto dal contratto nazionale applicato, pari a due settimane lavorative».
«È veramente una beffa – afferma Fabio Carmignani, della Cgil Zona Cuoio – Si firma una lettera di licenziamento inviata in questi giorni e datata al 17 novembre, primo giorno di sciopero. Elemento che si potrebbe interpretare come una ritorsione verso la legittima protesta dei lavoratori. Valuteremo coi nostri legali cosa fare». Intanto, ci sarebbe una ditta empolese interessata a rilevare l’attività delle due imprese e ad assumere di nuovo i lavoratori licenziati. «Sulle prime ci era stato detto che avrebbero licenziato tutti, salvo riassumere 3-4 persone da ricollocare nel settore commerciale – raccontano alcuni dipendenti – Poi è venuto fuori che un'altra persona voleva prendere in mano la parte relativa alla produzione, compresi i dodici operai dipendenti delle due ditte, addetti alla manovia e alla rifinitura. La nuova proprietà avrebbe però voluto le dimissioni da parte dei dipendenti».
«In pratica si chiedeva ai lavoratori di rinunciare a tutte le spettanze, dovute in caso di licenziamento, iniziando un nuovo rapporto di lavoro, senza dare vere alternative – continua Fabio Carmignani – Per questo abbiamo deciso di scioperare, ma poi è arrivata la lettera di licenziamento e il rapporto con la proprietà è diventato ancora più difficile».
Nilo Di Modica
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
