La manifestazione
Morì durante la vacanza, tre a processo
di Matteo Tuccini
Fabio Maccheroni di Pietrasanta e Alessio Menicucci di Cascina, che si salvò, furono avvelenati da una fuga di gas
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PIETRASANTA. Tre persone finiscono a processo per la morte di Fabio Maccheroni, ucciso a 43 anni dal monossido di carbonio respirato mentre stava dormendo in un Bed&breakfast di Trapani, in Sicilia. Luogo che aveva scelto per una vacanza nell’agosto del 2016, assieme all’amico Alessio Menicucci, di Cascina. Che a differenza di Fabio è riuscito a salvarsi.
Ieri il giudice dell’udienza preliminare del tribunale trapanese ha rinviato a giudizio Benedetta Serafico, l’imprenditrice che gestisce il B&B “L’Orchidea” dove è avvenuta la tragedia; Tuzza Augugliaro, proprietaria dell’immobile in cui si trova la struttura ricettiva; Bartolomeo Altese, titolare del panificio situato al piano terra dello stabile. Proprio dalla canna fumaria del panificio, che partendo dal piano terra sale su e attraversa tutto lo stabile, sarebbe fuoriuscito il gas che ha avvelenato Fabio e Alessio. Con conseguenze devastanti.
I tre imputati sono accusati di omicidio colposo per la morte di Fabio e di lesioni colpose gravissime per quanto riguarda Alessio. Su un quarto accusato, Antonino Serafico, anche lui proprietario dell’immobile in cui si trova il B&B, la decisione del giudice è al momento sospesa per motivi di salute dello stesso imputato. Ci sarà un’ulteriore udienza che capirà se ci siano le condizioni per un proscioglimento oppure no. Nel frattempo inizierà il processo vero e proprio, la prima udienza del quale è stata fissata al 9 gennaio 2018.
Secondo l’accusa, le esalazioni letali si sarebbero sprigionate nella stanza del B&B a causa delle condizioni precarie di una canna fumaria, esaminata dai vigili del fuoco nel corso dell’inchiesta aperta dalla Procura di Trapani.
Il monossido sarebbe fuoriuscito dalla canna fumaria ritenuta difettosa e penetrato nella camera dove dormivano i due turisti, passando dal condizionatore. Che – sempre secondo l’inchiesta – era acceso, mentre le finestre erano chiuse: in questo modo la camera si è trasformata in una camera a gas. Per Fabio non c’è stato scampo: quando scattò l’allarme era già morto.
La tragedia sconvolse l’intera Versilia nell’estate 2016. Fabio Maccheroni era figlio di Ivana Doria e di Emilio Maccheroni, notaio oggi in pensione con studio prima a Seravezza e poi a Pietrasanta. Assieme ai genitori e alla sorella Serenella Fabio aveva vissuto tra Forte, Pietrasanta e Seravezza: un anno circa prima della tragedia era andato ad abitare a Querceta. Pieno di amici, appassionato di informatica e di tecnologia, aveva aperto un’azienda a Massa.
I familiari di Fabio si sono costituiti parte civile nel procedimento penale, assistiti dagli avvocati Elena Libone e Fabrizio Pelletti. Anche i parenti di Alessio lo hanno fatto, avvalendosi delle legali Michela Pieracci e Federica Del Macchia di Pisa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri il giudice dell’udienza preliminare del tribunale trapanese ha rinviato a giudizio Benedetta Serafico, l’imprenditrice che gestisce il B&B “L’Orchidea” dove è avvenuta la tragedia; Tuzza Augugliaro, proprietaria dell’immobile in cui si trova la struttura ricettiva; Bartolomeo Altese, titolare del panificio situato al piano terra dello stabile. Proprio dalla canna fumaria del panificio, che partendo dal piano terra sale su e attraversa tutto lo stabile, sarebbe fuoriuscito il gas che ha avvelenato Fabio e Alessio. Con conseguenze devastanti.
I tre imputati sono accusati di omicidio colposo per la morte di Fabio e di lesioni colpose gravissime per quanto riguarda Alessio. Su un quarto accusato, Antonino Serafico, anche lui proprietario dell’immobile in cui si trova il B&B, la decisione del giudice è al momento sospesa per motivi di salute dello stesso imputato. Ci sarà un’ulteriore udienza che capirà se ci siano le condizioni per un proscioglimento oppure no. Nel frattempo inizierà il processo vero e proprio, la prima udienza del quale è stata fissata al 9 gennaio 2018.
Secondo l’accusa, le esalazioni letali si sarebbero sprigionate nella stanza del B&B a causa delle condizioni precarie di una canna fumaria, esaminata dai vigili del fuoco nel corso dell’inchiesta aperta dalla Procura di Trapani.
Il monossido sarebbe fuoriuscito dalla canna fumaria ritenuta difettosa e penetrato nella camera dove dormivano i due turisti, passando dal condizionatore. Che – sempre secondo l’inchiesta – era acceso, mentre le finestre erano chiuse: in questo modo la camera si è trasformata in una camera a gas. Per Fabio non c’è stato scampo: quando scattò l’allarme era già morto.
La tragedia sconvolse l’intera Versilia nell’estate 2016. Fabio Maccheroni era figlio di Ivana Doria e di Emilio Maccheroni, notaio oggi in pensione con studio prima a Seravezza e poi a Pietrasanta. Assieme ai genitori e alla sorella Serenella Fabio aveva vissuto tra Forte, Pietrasanta e Seravezza: un anno circa prima della tragedia era andato ad abitare a Querceta. Pieno di amici, appassionato di informatica e di tecnologia, aveva aperto un’azienda a Massa.
I familiari di Fabio si sono costituiti parte civile nel procedimento penale, assistiti dagli avvocati Elena Libone e Fabrizio Pelletti. Anche i parenti di Alessio lo hanno fatto, avvalendosi delle legali Michela Pieracci e Federica Del Macchia di Pisa.
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