La manifestazione
Lavoro e geotermia: sindacati e Comuni contro la Regione
All’orizzonte una manifestazione unitaria per lo stallo delle concessioni Il timore è perdere gli investimenti e affrontare una grave crisi occupazionale
2 MINUTI DI LETTURA
POMARANCE. Una presa di posizione unica e una manifestazione per chiedere alla Regione di cambiare registro sul tema della geotermia. Il Comune di Pomarance sta contattando i sindacati degli edili e dei chimici per organizzare una protesta che punti essenzialmente alla salvaguardia del lavoro nella filiera legata ai vapori geotermici. Il nodo sono le concessioni che per ulteriori centrali e per l’esplorazione del sottosuolo, ferme dal 2010. L’ultimo episodio negativo, secondo gli amministratori, riguarda il voto unanime con cui il consiglio regionale ha approvato una mozione del Movimento 5 Stelle sul no alla Valutazione d’impatto ambientale (Via) riguardante la centrale che Enel Green Power vuole costruire a Piancastagnaio.
«Credo che la situazione sia arrivata a un livello tale che si rischia davvero che gli investimenti in geotermia possano andare a finire in altri Paesi – spiega il sindaco di Pomarance Loris Martignoni – Quella di Piancastagnaio è solo uno degli episodi legati a una stagnazione delle concessioni che sta creando notevoli problemi al tessuto imprenditoriale della Valdicecina e dei territori geotermici. Le aziende dell’indotto stanno pianificando l’attività per il prossimo anno. Ma le notizie che abbiamo sono tutte improntate alla riduzione di personale, in linea con il dimezzamento degli investimenti da parte di Enel che spenderà 80 milioni circa per la manutenzione agli impianti, a differenza del passato quando la cifra era pari al doppio. Tutto questo perché non ha nuove centrali da costruire, ma solo quelle già attive da manutenere».
Ecco, quindi, che a breve ci potrebbe essere l’unione delle forze tra le amministrazioni comunali dei territori geotermici e i rappresentanti dei lavoratori di settori legati alla geotermia. È di pochi giorni fa la notizia che il sindacato degli edili ha il timore che in Alta Valdicecina mancheranno tra i 200 e i 300 posti di lavoro nel 2018. E anche per i chimici le previsioni non sono positive.
«L’aspetto occupazionale nella nostra zona rischia di assumere caratteristiche preoccupanti – riprende Martignoni – La geotermia vive un periodo di stallo, ma anche chi opera nel campo ambientale soffre, visto l’impasse in cui si trova la discarica di Bulera. La Ciclat, che opera nel ritiro dell’amianto, per esempio, ha deciso di mettere a casa venti lavoratori. Altre, sempre dello stesso comparto, hanno ridotto il personale. Si tratta di decisioni temporanee, ma indicative di una situazione che ha bisogno quanto meno di chiarezza in tempi molto brevi. Altrimenti la crisi rischia d’ingigantirsi in maniera grave». (a.q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Credo che la situazione sia arrivata a un livello tale che si rischia davvero che gli investimenti in geotermia possano andare a finire in altri Paesi – spiega il sindaco di Pomarance Loris Martignoni – Quella di Piancastagnaio è solo uno degli episodi legati a una stagnazione delle concessioni che sta creando notevoli problemi al tessuto imprenditoriale della Valdicecina e dei territori geotermici. Le aziende dell’indotto stanno pianificando l’attività per il prossimo anno. Ma le notizie che abbiamo sono tutte improntate alla riduzione di personale, in linea con il dimezzamento degli investimenti da parte di Enel che spenderà 80 milioni circa per la manutenzione agli impianti, a differenza del passato quando la cifra era pari al doppio. Tutto questo perché non ha nuove centrali da costruire, ma solo quelle già attive da manutenere».
Ecco, quindi, che a breve ci potrebbe essere l’unione delle forze tra le amministrazioni comunali dei territori geotermici e i rappresentanti dei lavoratori di settori legati alla geotermia. È di pochi giorni fa la notizia che il sindacato degli edili ha il timore che in Alta Valdicecina mancheranno tra i 200 e i 300 posti di lavoro nel 2018. E anche per i chimici le previsioni non sono positive.
«L’aspetto occupazionale nella nostra zona rischia di assumere caratteristiche preoccupanti – riprende Martignoni – La geotermia vive un periodo di stallo, ma anche chi opera nel campo ambientale soffre, visto l’impasse in cui si trova la discarica di Bulera. La Ciclat, che opera nel ritiro dell’amianto, per esempio, ha deciso di mettere a casa venti lavoratori. Altre, sempre dello stesso comparto, hanno ridotto il personale. Si tratta di decisioni temporanee, ma indicative di una situazione che ha bisogno quanto meno di chiarezza in tempi molto brevi. Altrimenti la crisi rischia d’ingigantirsi in maniera grave». (a.q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
