La manifestazione
Spunta una ripresina ma la strada è lunga
Unione Industriale: segni positivi per produzione e fatturato
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PONTEDERA. Da una parte la sensazione strana, un po’ si era persa l’abitudine, di vedere un buon numero di segni più. Dall’altra l’avvertimento che scatta immediato: evitare i facili entusiasmi. Due lati della stessa medaglia per i dati dell’Unione Industriale Pisana relativi al terzo trimestre dell’anno a confronto con il corrispettivo 2016. Cifre positive per produzione (+3,9%) e fatturato (+3,8%), più timidi invece gli ordinativi (+0.6%). «Da segnalare inoltre una ripresa della quota di produzione esportata che aumenta del 20% il valore registrato l’anno precedente», sottolinea Patrizia Alma Pacini, presidente dell’Unione Industriale Pisana, presentando, insieme al direttore Mario Levrini, l’indagine congiunturale dei principali comparti dell’economia provinciale.
Buoni i dati medi che pervengono dai settori dell’automotive e dei mezzi di trasporto (+5%), seguiti da segnali positivi più contenuti per il metalmeccanico (+0,3%). Anche nell’area del manifatturiero i comparti merceologici si avvalgono di questa piccola ripresa economica e ne sono testimoni i settori del tessile (+4,5), delle calzature (+5%) ed infine del conciario (+2%). Nella scia positiva anche l’high-tech, che fa registrare un +4%, il chimico (+7,4%) e il farmaceutico (+6,4%). Discreti anche i dati che riguardano il settore della grafica che, dopo un periodo critico, vede i principali indicatori economici in netto miglioramento (+6,8%).
E l’edilizia, uno dei comparti storicamente trainanti? Non va oltre il +1%, ma è un numero che va letto alla luce dei gravi rovesci che ha subìto nella fase di crisi nazionale anche rispetto a tutti gli altri settori.
Il segno meno invece colpisce il settore del legno e del mobile (-0,6%) e soprattutto l’alimentare (-8,4%). «Dalla lettura dei dati analizzati per macro aree - commenta la presidente Pacini - si può evincere una leggera ripresa economica laddove i segnali più forti provengono dai settori maggiormente vocati all’export. Se questi segnali e le attese di ordini avranno la forza per trasformarsi in una costanza positiva si potrà vedere solo nei prossimi mesi».
Per il momento infatti prevale la prudenza. Il Pil italiano è in crescita, ma i livelli pre-crisi sono ancora lontani. Tanto che il Centro studi di Confindustria fa sapere che «proseguendo la crescita con il ritmo attuale, il recupero avverrà solo nel 2021». Peraltro, aggiunge Pacini, «va messo in evidenza come questa crescita economica nel nostro territorio, e non solo, sia stata finanziata in gran parte dalla ripresa della redditività delle imprese e quindi dall’autofinanziamento».
Intanto l’Unione Industriale Pisana, come sottolinea la presidente Pacini, ha avviato «un colloquio ancora più stretto con le singole categorie per individuare al meglio le necessità delle singole aree» e ha avviato «una ricerca tra le aziende associate per recepire i profili delle figure professionali indispensabili alle esigenze presenti e future. L’investimento in capitale umano è importante tanto quello in capitale fisico». Dunque, l’obiettivo è andare verso una formazione sempre più mirata. Infine, un appello alle aziende perché sviluppino «una cultura d’impresa che punti a migliorare i rapporti con il territorio, in particolare con scuole ed università per saldare sempre di più mondo della formazione e del lavoro».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Buoni i dati medi che pervengono dai settori dell’automotive e dei mezzi di trasporto (+5%), seguiti da segnali positivi più contenuti per il metalmeccanico (+0,3%). Anche nell’area del manifatturiero i comparti merceologici si avvalgono di questa piccola ripresa economica e ne sono testimoni i settori del tessile (+4,5), delle calzature (+5%) ed infine del conciario (+2%). Nella scia positiva anche l’high-tech, che fa registrare un +4%, il chimico (+7,4%) e il farmaceutico (+6,4%). Discreti anche i dati che riguardano il settore della grafica che, dopo un periodo critico, vede i principali indicatori economici in netto miglioramento (+6,8%).
E l’edilizia, uno dei comparti storicamente trainanti? Non va oltre il +1%, ma è un numero che va letto alla luce dei gravi rovesci che ha subìto nella fase di crisi nazionale anche rispetto a tutti gli altri settori.
Il segno meno invece colpisce il settore del legno e del mobile (-0,6%) e soprattutto l’alimentare (-8,4%). «Dalla lettura dei dati analizzati per macro aree - commenta la presidente Pacini - si può evincere una leggera ripresa economica laddove i segnali più forti provengono dai settori maggiormente vocati all’export. Se questi segnali e le attese di ordini avranno la forza per trasformarsi in una costanza positiva si potrà vedere solo nei prossimi mesi».
Per il momento infatti prevale la prudenza. Il Pil italiano è in crescita, ma i livelli pre-crisi sono ancora lontani. Tanto che il Centro studi di Confindustria fa sapere che «proseguendo la crescita con il ritmo attuale, il recupero avverrà solo nel 2021». Peraltro, aggiunge Pacini, «va messo in evidenza come questa crescita economica nel nostro territorio, e non solo, sia stata finanziata in gran parte dalla ripresa della redditività delle imprese e quindi dall’autofinanziamento».
Intanto l’Unione Industriale Pisana, come sottolinea la presidente Pacini, ha avviato «un colloquio ancora più stretto con le singole categorie per individuare al meglio le necessità delle singole aree» e ha avviato «una ricerca tra le aziende associate per recepire i profili delle figure professionali indispensabili alle esigenze presenti e future. L’investimento in capitale umano è importante tanto quello in capitale fisico». Dunque, l’obiettivo è andare verso una formazione sempre più mirata. Infine, un appello alle aziende perché sviluppino «una cultura d’impresa che punti a migliorare i rapporti con il territorio, in particolare con scuole ed università per saldare sempre di più mondo della formazione e del lavoro».
Francesco Loi
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