La manifestazione
Cocaina, due cugini nella rete dei carabinieri
di Sabrina Chiellini
Secondo l’accusa, rifornivano numerosi clienti tra cui persone insospettabili L’operazione è stata resa possibile dalla segnalazione di un cittadino
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PONTEDERA. Due cugini albanesi sono stati arrestati dai carabinieri per spaccio. La notizia arriva il giorno successivo alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che il prefetto ha organizzato a Pontedera per parlare dei problemi di sicurezza in città e nei comuni dell’Unione. Tra gli obiettivi c’era anche un giro di vite contro lo spaccio di sostanze stupefacenti alla stazione.
I carabinieri erano già a buon punto sull’indagine che riguarda i due cugini, conosciuti – è stato spiegato – come soggetti gravitanti nel mondo dello spaccio di cocaina in grandi quantità, protagonisti di diverse risse con competitor magrebini – così li hanno definiti i militari che hanno effettuato le indagini – nella conquista della centralissima piazza di spaccio di viale Italia a Pontedera dove, tra l’altro, alcuni giorni fa c’è stato un violento litigio tra stranieri durante il quale sono spuntati un coltello e dei bastoni, anche se poi chi ha visto ho cercato di sminuire l’episodio per non aumentare la percezione di insicurezza.
A finire in carcere due cugini albanesi: Klodian Veza, 33 anni, e Shkelqim Veza, 26, entrambi senza fissa dimora, volti noti nell’hinterland.
L’indagine è stata avviata dai militari di Pontedera nel mese di agosto scorso. E ha preso indizio da una segnalazione di un cittadino che era informato sul luogo dove veniva nascosta, sotto una pietra per terra. In effetti, come è stato accertato, erano state nascoste numerose dosi di cocaina (poi sequestrate). Chi ha segnalato gli spacciatori ha indicato anche un numero di telefono cellulare, rivelatosi un vero e proprio call center in uso ai due malviventi. E dal call center sono state ricavate molte informazioni interessanti per l'indagine.
All’identificazione dei due arrestati si è pervenuti attraverso le audizioni dei consumatori, individuati dalla rubrica del telefono e dalle conversazioni presenti in quella memoria. I clienti hanno riconosciuto nei cugini albanesi gli spacciatori di ingenti quantità di cocaina acquistate dai tossicodipendenti, dal 2015 al 2017, un giro che ha garantito ai due arrestati introiti quantificati in diverse decine di migliaia di euro. Dove c’è tanta offerta, c’è altrettanta richiesta e Pontedera si conferma una piazza “vivace” da questo punto di vista. Numerosi erano i consumatori, espressioni di diverse classi sociali, dall’operaio allo studente, dal libero professionista al commerciante. Molti gli insospettabili, rimasti sorpresi dalla convocazione in caserma. Tra gli acquirenti anche un pontederese affezionato che avrebbe comprato 200 dosi in pochi mesi.
Un’indagine che ha visto la magistratura pisana, nelle persone del procuratore capo Alessandro Crini e del sostituto procuratore Aldo Mantovani, dirigerla con la richiesta della misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Laghezza, ha condiviso l’impianto accusatorio a carico degli arrestati, firmando poi le ordinanze eseguite l’altra sera.
Avuta notizia dell’operazione, il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi, ha ringraziato i carabinieri.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I carabinieri erano già a buon punto sull’indagine che riguarda i due cugini, conosciuti – è stato spiegato – come soggetti gravitanti nel mondo dello spaccio di cocaina in grandi quantità, protagonisti di diverse risse con competitor magrebini – così li hanno definiti i militari che hanno effettuato le indagini – nella conquista della centralissima piazza di spaccio di viale Italia a Pontedera dove, tra l’altro, alcuni giorni fa c’è stato un violento litigio tra stranieri durante il quale sono spuntati un coltello e dei bastoni, anche se poi chi ha visto ho cercato di sminuire l’episodio per non aumentare la percezione di insicurezza.
A finire in carcere due cugini albanesi: Klodian Veza, 33 anni, e Shkelqim Veza, 26, entrambi senza fissa dimora, volti noti nell’hinterland.
L’indagine è stata avviata dai militari di Pontedera nel mese di agosto scorso. E ha preso indizio da una segnalazione di un cittadino che era informato sul luogo dove veniva nascosta, sotto una pietra per terra. In effetti, come è stato accertato, erano state nascoste numerose dosi di cocaina (poi sequestrate). Chi ha segnalato gli spacciatori ha indicato anche un numero di telefono cellulare, rivelatosi un vero e proprio call center in uso ai due malviventi. E dal call center sono state ricavate molte informazioni interessanti per l'indagine.
All’identificazione dei due arrestati si è pervenuti attraverso le audizioni dei consumatori, individuati dalla rubrica del telefono e dalle conversazioni presenti in quella memoria. I clienti hanno riconosciuto nei cugini albanesi gli spacciatori di ingenti quantità di cocaina acquistate dai tossicodipendenti, dal 2015 al 2017, un giro che ha garantito ai due arrestati introiti quantificati in diverse decine di migliaia di euro. Dove c’è tanta offerta, c’è altrettanta richiesta e Pontedera si conferma una piazza “vivace” da questo punto di vista. Numerosi erano i consumatori, espressioni di diverse classi sociali, dall’operaio allo studente, dal libero professionista al commerciante. Molti gli insospettabili, rimasti sorpresi dalla convocazione in caserma. Tra gli acquirenti anche un pontederese affezionato che avrebbe comprato 200 dosi in pochi mesi.
Un’indagine che ha visto la magistratura pisana, nelle persone del procuratore capo Alessandro Crini e del sostituto procuratore Aldo Mantovani, dirigerla con la richiesta della misura della custodia cautelare in carcere. Il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Laghezza, ha condiviso l’impianto accusatorio a carico degli arrestati, firmando poi le ordinanze eseguite l’altra sera.
Avuta notizia dell’operazione, il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi, ha ringraziato i carabinieri.
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