Sicurezza
«I nostri figli meritano giustizia»
Il padre di un ragazzo vittima della strada difende i genitori di Lorenzo e Sara
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PONSACCO. Claudio Meini, padre di Cesare, l’adolescente morto in un incidente stradale che poi è finito al centro di un processo fatto di lentezze, sviste e colpi di scena giudiziari, interviene nella vicenda che ha visto coinvolti i genitori di Lorenzo Malacarne e Sara Cicciotto, anche loro adolescenti, uccisi da un’auto condotta da una giovane che guidava in stato di ebbrezza.
«L’acredine verso chi dovrebbe rappresentare la giustizia – dice Meini, riferendosi alle contestazioni avvenute in tribunale durante il processo per la morte dei due ragazzi – è dettato dalla latitanza di quest’ultima. Un Paese che ha leggi farraginose, interpretabili, discriminatorie è un paese ingovernabile», scrive Meini che, a sua volta, ha provato le variabili di un processo. «Nei reati penali con tre gradi di giudizio e sette anni per la prescrizione è inevitabile che nella parte offesa nasca il desiderio di rivolta a favore di una giustizia tempestiva e di una condanna certa. I cavilli che portano ai rinvii estenuanti non tutelano né l’imputato e neppure la parte offesa: portano soltanto spese a carico dello Stato e di chi si deve avvalere di un avvocato».
«La televisione entra nelle nostre case irriverente e trasgressiva inculcandoci disonestà generalizzata, tanto da farci credere che nessuno è più in buona fede. Oscenità e risse fra politici sono all’ordine del giorno senza esclusioni per il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro e pure Papa Francesco non è esente da critiche. Ma, appena un cittadino al quale hanno ucciso il figlio in un incidente stradale, chiede giustizia e alza la voce verso l’avvocato difensore che ha appena chiesto il minimo della pena per il suo assistito, allora e solo allora si eleva il muro indignato e corporativo a difesa del legale “oltraggiato” da innocue parole che non sono altro che il minimo sfogo di un genitore orfano del figlio. I genitori di Sara e Lorenzo sono stati umiliati e costretti a chiedere scusa. Perché? Se vado a comprare qualcosa e pretendo di pagare un decimo del valore della merce, può il commerciante prendermi a male parole? Allora colui al quale è stato ucciso un figlio può ribellarsi ad una richiesta di semi assoluzione? Sì! Le grida dei nostri figli ci assordano tutto il giorno tutti i giorni e le altre persone non li sentono solo perché non sono i loro. Le grida urlano giustizia ma spesso la giustizia è rappresentata da persone prese dai futili progetti oppure distratti ad individuare chi è peggio di loro e, appena si sentono attaccati, si ergono coi propri simili in difesa della categoria», conclude Meini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«L’acredine verso chi dovrebbe rappresentare la giustizia – dice Meini, riferendosi alle contestazioni avvenute in tribunale durante il processo per la morte dei due ragazzi – è dettato dalla latitanza di quest’ultima. Un Paese che ha leggi farraginose, interpretabili, discriminatorie è un paese ingovernabile», scrive Meini che, a sua volta, ha provato le variabili di un processo. «Nei reati penali con tre gradi di giudizio e sette anni per la prescrizione è inevitabile che nella parte offesa nasca il desiderio di rivolta a favore di una giustizia tempestiva e di una condanna certa. I cavilli che portano ai rinvii estenuanti non tutelano né l’imputato e neppure la parte offesa: portano soltanto spese a carico dello Stato e di chi si deve avvalere di un avvocato».
«La televisione entra nelle nostre case irriverente e trasgressiva inculcandoci disonestà generalizzata, tanto da farci credere che nessuno è più in buona fede. Oscenità e risse fra politici sono all’ordine del giorno senza esclusioni per il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro e pure Papa Francesco non è esente da critiche. Ma, appena un cittadino al quale hanno ucciso il figlio in un incidente stradale, chiede giustizia e alza la voce verso l’avvocato difensore che ha appena chiesto il minimo della pena per il suo assistito, allora e solo allora si eleva il muro indignato e corporativo a difesa del legale “oltraggiato” da innocue parole che non sono altro che il minimo sfogo di un genitore orfano del figlio. I genitori di Sara e Lorenzo sono stati umiliati e costretti a chiedere scusa. Perché? Se vado a comprare qualcosa e pretendo di pagare un decimo del valore della merce, può il commerciante prendermi a male parole? Allora colui al quale è stato ucciso un figlio può ribellarsi ad una richiesta di semi assoluzione? Sì! Le grida dei nostri figli ci assordano tutto il giorno tutti i giorni e le altre persone non li sentono solo perché non sono i loro. Le grida urlano giustizia ma spesso la giustizia è rappresentata da persone prese dai futili progetti oppure distratti ad individuare chi è peggio di loro e, appena si sentono attaccati, si ergono coi propri simili in difesa della categoria», conclude Meini.
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