La manifestazione
A 70 anni è sulla sedia a rotelle e rischia di perdere la casa
Appello disperato di una donna di Cascina che potrebbe a breve trovarsi senza un tetto «Le istituzioni mi aiutino, chiedo soltanto due stanze dove poter vivere e muovermi con dignità»
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CASCINA. Vive nella casa che le è stata pignorata, su una sedia a rotelle, coi suoi unici due amici: il pappagallo Cocorito e il cane Spillo, chiamato così perché all’epoca era uno scricciolo.
Una donna di 70 anni, Mafalda Flavi, che fa un appello alle istituzioni, affinché nel caso perdesse la casa, non si ritrovi “in mezzo ad una strada”: «La casa in cui vivo è all’asta ma ancora non è stata venduta. In questi giorni ho ricevuto un documento, nel quale mi si intima di lasciare l’appartamento. Solo che io non ho dove andare, perché sono su una seggiola a rotelle e per questo devo avere una casa che mi permetta di entrare ed uscire senza l’ausilio di nessuno».
Mafalda, mentre racconta, piange a più riprese. Attorno il cane Spillo annusa gli “estranei” che sono lì a parlare con la sua padrona, mentre Cocorito sorveglia il tutto dal suo trespolo. La donna si appella al Comune, con cui aveva già avuto modo di interloquire: «Spero che trovino un posto dove una donna nelle mie condizioni possa vivere. Alla fine non chiedo tanto: purtroppo la mia azienda è fallita e tutto quello che avevo l’ho utilizzato per pagare gli ultimi stipendi. Poi mio marito è morto, io sono finita sulla carrozzina e la mia vita è diventata una prigionia».
La donna percepisce invalidità e accompagnamento, a cui si aggiunge la pensione minima. Con quella riesce a stento a sopravvivere: c’ è anche lo spauracchio del riscaldamento, perché per pagare le bollette che arriveranno nei prossimi mesi Mafalda sarà costretta a contare al centesimo le risorse. Al momento – come si legge sul documento del tribunale di Pisa (ufficio fallimenti) – viene ordinata “la liberazione del complesso immobiliare a cura del curatore entro il 20 febbraio 2018”. Nel caso in cui gli occupanti non liberino la casa, “il curatore potrà avvalersi di un fabbro e/o chiedere l’intervento della forza pubblica”, informando il sindaco e gli assistenti sociali, chiedendo l’assistenza della polizia locale. E poi “qualora sin dal primo accesso si registri una situazione difficile problematica o di particolare tensione, il curatore chiederà l’intervento dei carabinieri”. Insomma, la classica procedura che gradualmente prevede l’ausilio e l’intervento della forza pubblica.
È la burocrazia che si muove, lenta ma inesorabile. Mafalda, almeno per le pulizie, riceve l’assistenza per alcune ore a settimana di un’operatrice. Ma l’incubo dello sfratto rimane lì, sempre presente.
Ci racconta che ha provato in ogni modo a trovare “due stanze” e che sa bene che non incasserà nulla dall’eventuale vendita della casa (pignorata) in cui vive. Vuole soltanto sapere se avrà un tetto quando la casa verrà venduta. (m.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una donna di 70 anni, Mafalda Flavi, che fa un appello alle istituzioni, affinché nel caso perdesse la casa, non si ritrovi “in mezzo ad una strada”: «La casa in cui vivo è all’asta ma ancora non è stata venduta. In questi giorni ho ricevuto un documento, nel quale mi si intima di lasciare l’appartamento. Solo che io non ho dove andare, perché sono su una seggiola a rotelle e per questo devo avere una casa che mi permetta di entrare ed uscire senza l’ausilio di nessuno».
Mafalda, mentre racconta, piange a più riprese. Attorno il cane Spillo annusa gli “estranei” che sono lì a parlare con la sua padrona, mentre Cocorito sorveglia il tutto dal suo trespolo. La donna si appella al Comune, con cui aveva già avuto modo di interloquire: «Spero che trovino un posto dove una donna nelle mie condizioni possa vivere. Alla fine non chiedo tanto: purtroppo la mia azienda è fallita e tutto quello che avevo l’ho utilizzato per pagare gli ultimi stipendi. Poi mio marito è morto, io sono finita sulla carrozzina e la mia vita è diventata una prigionia».
La donna percepisce invalidità e accompagnamento, a cui si aggiunge la pensione minima. Con quella riesce a stento a sopravvivere: c’ è anche lo spauracchio del riscaldamento, perché per pagare le bollette che arriveranno nei prossimi mesi Mafalda sarà costretta a contare al centesimo le risorse. Al momento – come si legge sul documento del tribunale di Pisa (ufficio fallimenti) – viene ordinata “la liberazione del complesso immobiliare a cura del curatore entro il 20 febbraio 2018”. Nel caso in cui gli occupanti non liberino la casa, “il curatore potrà avvalersi di un fabbro e/o chiedere l’intervento della forza pubblica”, informando il sindaco e gli assistenti sociali, chiedendo l’assistenza della polizia locale. E poi “qualora sin dal primo accesso si registri una situazione difficile problematica o di particolare tensione, il curatore chiederà l’intervento dei carabinieri”. Insomma, la classica procedura che gradualmente prevede l’ausilio e l’intervento della forza pubblica.
È la burocrazia che si muove, lenta ma inesorabile. Mafalda, almeno per le pulizie, riceve l’assistenza per alcune ore a settimana di un’operatrice. Ma l’incubo dello sfratto rimane lì, sempre presente.
Ci racconta che ha provato in ogni modo a trovare “due stanze” e che sa bene che non incasserà nulla dall’eventuale vendita della casa (pignorata) in cui vive. Vuole soltanto sapere se avrà un tetto quando la casa verrà venduta. (m.s.)
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