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Pontedera

Soldi spariti all’Inps, cinque sotto processo

Soldi spariti all’Inps, cinque sotto processo

Peculato in concorso, l’ex funzionario dell’istituto chiede l’abbreviato e 13 imputati vogliono patteggiare

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PISA. Lui, l’unico arrestato e principale protagonista dell’inchiesta, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Altri tredici imputati vogliono patteggiare e cinque si sono decisi ad affrontare il processo in aula. Per tutti l’accusa è di peculato in concorso.

La storia è quella dei soldi, oltre un milione di euro, usciti dalle casse dell’Inps, per mano dell’allora funzionario, nel frattempo licenziato, Antonino Finocchiaro, 59 anni, di Pontasserchio. A febbraio si terrà l’udienza davanti al gup per definire la pena dell’impiegato infedele, reo confesso, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, e che ha già trascorso sei mesi ai domiciliari.

Davanti al collegio del Tribunale (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio) e al pm Giovanni Porpora, ieri si è tenuta l’udienza di smistamento dei cinque che hanno scelto il dibattimento. Si tratta di Liviya Balasha, 43 anni, di Pisa, accusata di aver ricevuto 43mila euro; Salvatore Fiscelli, 47 anni, di Cascina; accusato di aver preso 126mila euro; Mario Fortunato, 47 anni, di Cascina, accusato di aver preso 30mila euro; Massimiliano Panichi, 28 anni, di Cascina, accusato di aver preso 9mila euro; Samira El Hajaji, 43 anni, di San Giuliano Terme, accusata di aver preso 16mila euro. Tra gli avvocati difensori Erminia Imperio e Michela Simoncini.

L’architettura della sottrazione messa in piedi da Finocchiaro prevedeva il bonifico dei fondi Inps su conti correnti o PayPal intestati anche a persone inconsapevoli, ma sui quali c’era chi aveva la possibilità di recuperare gli importi. Arrestato nel maggio 2016, Finocchiaro confessò di aver iniziato a distrarre fondi dalle casse dell’istituto di previdenza per un debito personale di circa 20mila euro. Da lì in poi il meccanismo con cui riusciva, all’insaputa di colleghi e superiori, a trasferire i soldi lo aveva fagocitato fino al punto di far sparire, secondo l’accusa, un milione e 39mila euro nel giro di pochi mesi. Denaro che, una volta accreditato, tornava nelle tasche del funzionario con una quota dell’80-90 per cento. «Con i soldi ho comprato una casa a Boretto (Reggio Emilia), un’auto e poi gioielli e un Rolex per una donna, ho fatto viaggi, anche all’estero» fece mettere a verbale nell’interrogatorio. La Corte dei conti gli ha sequestrato la casa di Pontasserchio e quella di Boretto e tre garage. Secondo gli inquirenti «le azioni illecite sono consistite in particolare nell’aver, quale dipendente dell’ente previdenziale addetto all’inserimento dei dati relativi a trattamenti di Cassa integrazione guadagni straordinaria e corresponsioni delle relative somme spettanti ai lavoratori, effettuato operazioni di pagamenti non dovuti, con accrediti medianti conti correnti bancari o postali intestati a terzi inconsapevoli o a suoi complici, con danno patrimoniale per l’Inps per le somme erogate di cui si appropriava insieme ad altri compartecipi dell’azione illecita». (p.b.)



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