Il dolore
Condannato a 12 anni l’assassino di Ivan
di Pietro Barghigiani
Il giudice non accoglie la tesi della Procura dell’omicidio volontario, ma quella della difesa: «Incidente durante un litigio»
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PISA. Niente ergastolo. Non fu un omicidio volontario. “Solo” preterintenzionale. Stavano litigando e, senza volerlo, l’imputato nel corpo a corpo si spinse fino al terrazzo dove il più debole dei due finì di sotto. Un volo di quattro piani con decesso istantaneo nell’impatto con l’asfalto. La pena, partendo da una base di 18 anni, è così scesa a 12 per effetto dello sconto di un terzo dovuto al rito abbreviato.
Lo ha deciso ieri mattina il gup Giuseppe Laghezza condannando Tomasz Dariusz Warda, 39 anni, ex militare polacco, per la morte di Ivan Tikhomirov, il 27enne russo caduto nel settembre 2016 dal balcone del quarto piano di un condominio in via Matteucci a Cisanello.
Oltre ai 12 anni per omicidio preterintenzionale, Warda, all’epoca dei fatti badante di un disabile e arrestato lo stesso giorno dalla polizia, è stato condannato anche a 2 anni per maltrattamenti nei confronti del suo assistito e per alcuni documenti falsi. Non doversi procedere per le lesioni a causa dell’assenza di querela. La Procura, pm Aldo Mantovani, attende le motivazioni della sentenza per valutare l’appello che appare scontato di fronte a una richiesta di ergastolo per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e un verdetto che derubrica il reato in preterintenzionale.
Soddisfatto il legale di Warda, l’avvocato Rolando Rossi: «La sentenza accoglie in pieno le richieste e la tesi della difesa. Non c’era la volontà di uccidere da parte del mio cliente. Quel giorno c’erano due persone ubriache che stavano litigando. L’incidente è stato una fatalità».
Opposta la lettura non solo dell’accusa, ma anche della parte civile, rispetto al contesto e ai comportamenti dell’imputato. L’avvocato Stefano Del Corso assiste la mamma e la sorella della vittima. Nel suo intervento, nella scorsa udienza, il legale ha insistito sull’ipotesi dell’omicidio per la posizione in cui si era trovato Ivan prima di cadere: aggrappato con le mani alla sommità del terrazzo con il corpo penzolante all’esterno del balcone. Non poteva essere finito lì solo per effetto di una scazzottata. Secondo la parte civile era stato deliberatamente preso di peso e spinto di sotto. Su cosa avesse acceso il litigio la versione riferita dall’unico testimone presente, anche se non durante la caduta, era e rimane quella di una sparizione di 100 euro per la quale l’imputato accusava Ivan. L’alcol aveva accompagnato quel pomeriggio domenicale di fine settembre. Spintoni, colpi assestati al russo con violenza e tecnica militare da parte del polacco. Un fisico massiccio e trascorsi da soldato. E con il padrone di casa, un disabile, chiuso in camera, impaurito per quell’ennesimo festino a cui si era rassegnato, giorno e notte, da quando Warda era diventato il suo badante. Dagli incontri con donne in casa fino alla tragedia di una lite mortale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo ha deciso ieri mattina il gup Giuseppe Laghezza condannando Tomasz Dariusz Warda, 39 anni, ex militare polacco, per la morte di Ivan Tikhomirov, il 27enne russo caduto nel settembre 2016 dal balcone del quarto piano di un condominio in via Matteucci a Cisanello.
Oltre ai 12 anni per omicidio preterintenzionale, Warda, all’epoca dei fatti badante di un disabile e arrestato lo stesso giorno dalla polizia, è stato condannato anche a 2 anni per maltrattamenti nei confronti del suo assistito e per alcuni documenti falsi. Non doversi procedere per le lesioni a causa dell’assenza di querela. La Procura, pm Aldo Mantovani, attende le motivazioni della sentenza per valutare l’appello che appare scontato di fronte a una richiesta di ergastolo per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e un verdetto che derubrica il reato in preterintenzionale.
Soddisfatto il legale di Warda, l’avvocato Rolando Rossi: «La sentenza accoglie in pieno le richieste e la tesi della difesa. Non c’era la volontà di uccidere da parte del mio cliente. Quel giorno c’erano due persone ubriache che stavano litigando. L’incidente è stato una fatalità».
Opposta la lettura non solo dell’accusa, ma anche della parte civile, rispetto al contesto e ai comportamenti dell’imputato. L’avvocato Stefano Del Corso assiste la mamma e la sorella della vittima. Nel suo intervento, nella scorsa udienza, il legale ha insistito sull’ipotesi dell’omicidio per la posizione in cui si era trovato Ivan prima di cadere: aggrappato con le mani alla sommità del terrazzo con il corpo penzolante all’esterno del balcone. Non poteva essere finito lì solo per effetto di una scazzottata. Secondo la parte civile era stato deliberatamente preso di peso e spinto di sotto. Su cosa avesse acceso il litigio la versione riferita dall’unico testimone presente, anche se non durante la caduta, era e rimane quella di una sparizione di 100 euro per la quale l’imputato accusava Ivan. L’alcol aveva accompagnato quel pomeriggio domenicale di fine settembre. Spintoni, colpi assestati al russo con violenza e tecnica militare da parte del polacco. Un fisico massiccio e trascorsi da soldato. E con il padrone di casa, un disabile, chiuso in camera, impaurito per quell’ennesimo festino a cui si era rassegnato, giorno e notte, da quando Warda era diventato il suo badante. Dagli incontri con donne in casa fino alla tragedia di una lite mortale.
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