Rapine in farmacia: fermato un giovane
In manette un 32enne che abita in centro a Pontedera
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PONTEDERA. L’incubo rapine in farmacia a Pontedera potrebbe essere finito. Le forze dell’ordine, infatti, hanno fermato un uomo, che è finito in carcere perché indiziato di delitto, ritenuto il responsabile delle quattro rapine e il tentato scippo degli ultimi giorni nella città della Vespa. Il presunto rapinatore seriale di Pontedera è stato fermato grazie ad un’operazione congiunta portata avanti da carabinieri, polizia di Stato e polizia municipale, per poi essere messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il fermato – Marco Bamonte, 32 anni – è stato scovato in un appartamento del centro.
L’operazione ha avuto il suo culmine mercoledì, praticamente nei minuti in cui a Pontedera c’era il prefetto di Pisa Angela Pagliuca. Gli uomini delle forze dell’ordine sono intervenuti prima nella casa in via Marconcini dove Bamonte faceva “base”, poi hanno eseguito un’altra perquisizione in via Mazzini, dove hanno scovato un laboratorio per il confezionamento di sostanze stupefacenti, con cocaina, hashish e sostanze da taglio. Ma qui, soprattutto c’era il lungo coltello da cucina di cui tutte le vittime del rapinatore avevano riferito: un “coltellaccio” di 20 centimetri, con l’impugnatura grigia. Inoltre erano presenti anche gli indumenti “da lavoro”, perché il rapinatore agiva sempre parzialmente travisato, con cappellino, cappuccio o bandana, cambiandosi spesso d’abito. In aggiunta due pistole scacciacani a cui era stato rimosso il tappo, che però ad una prima occhiata sembrano armi vere e proprie.
Tutto materiale sequestrato dalle forze dell’ordine. Dall’operazione nel laboratorio sono scaturiti altri due arresti: quello di Giuseppe Marinelli (22 anni) – il fratellastro di Bamonte – e quello di Youssef Mouhid, 20 anni, entrambi finiti in carcere con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Ma come sono arrivate le forze dell’ordine a individuare il presunto rapinatore seriale? A spiegarlo – in una conferenza stampa in sala consiliare – c’erano i vertici locali delle forze dell’ordine coinvolte: il maggiore dell’Arma Michele Cataneo, il vicequestore Luigi Fezza (responsabile del commissariato di pubblica sicurezza) il comandante della polizia locale Daniele Campani, a cui si è aggiunto il sindaco Simone Millozzi, che ha rimarcato l’importanza della sinergia fra le forze dell’ordine.
Gli episodi in questione sono quelli degli ultimi giorni: la rapina del 16 ottobre alla farmacia Lapucci, il tentato scippo con ferimento di una donna il 20 ottobre in via Giotti, la rapina riuscita sempre il 20 alla farmacia La Fornace (Fornacette), il tentativo andato male del 22 alla farmacia comunale numero 2 e quello riuscito del giorno successivo, alla comunale numero 3. Bamonte faceva base in centro, questo spiega il fatto che riuscisse a far perdere le tracce in pochi minuti. Tuttavia carabinieri, poliziotti e vigili hanno dato vita ad un fitto scambio di informazioni e competenze, riuscendo a portare a termine l’operazione in pochi giorni, prima che il rapinatore rientrasse in azione per poi magari dileguarsi. A fare la differenza le testimonianze delle vittime, dalle quali emergevano particolari comuni, come quel coltello dall’impugnatura grigia. Poi le forze dell’ordine hanno man mano ristretto il cerchio, arrivando a Bamonte.
Marco Sabia
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’operazione ha avuto il suo culmine mercoledì, praticamente nei minuti in cui a Pontedera c’era il prefetto di Pisa Angela Pagliuca. Gli uomini delle forze dell’ordine sono intervenuti prima nella casa in via Marconcini dove Bamonte faceva “base”, poi hanno eseguito un’altra perquisizione in via Mazzini, dove hanno scovato un laboratorio per il confezionamento di sostanze stupefacenti, con cocaina, hashish e sostanze da taglio. Ma qui, soprattutto c’era il lungo coltello da cucina di cui tutte le vittime del rapinatore avevano riferito: un “coltellaccio” di 20 centimetri, con l’impugnatura grigia. Inoltre erano presenti anche gli indumenti “da lavoro”, perché il rapinatore agiva sempre parzialmente travisato, con cappellino, cappuccio o bandana, cambiandosi spesso d’abito. In aggiunta due pistole scacciacani a cui era stato rimosso il tappo, che però ad una prima occhiata sembrano armi vere e proprie.
Tutto materiale sequestrato dalle forze dell’ordine. Dall’operazione nel laboratorio sono scaturiti altri due arresti: quello di Giuseppe Marinelli (22 anni) – il fratellastro di Bamonte – e quello di Youssef Mouhid, 20 anni, entrambi finiti in carcere con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Ma come sono arrivate le forze dell’ordine a individuare il presunto rapinatore seriale? A spiegarlo – in una conferenza stampa in sala consiliare – c’erano i vertici locali delle forze dell’ordine coinvolte: il maggiore dell’Arma Michele Cataneo, il vicequestore Luigi Fezza (responsabile del commissariato di pubblica sicurezza) il comandante della polizia locale Daniele Campani, a cui si è aggiunto il sindaco Simone Millozzi, che ha rimarcato l’importanza della sinergia fra le forze dell’ordine.
Gli episodi in questione sono quelli degli ultimi giorni: la rapina del 16 ottobre alla farmacia Lapucci, il tentato scippo con ferimento di una donna il 20 ottobre in via Giotti, la rapina riuscita sempre il 20 alla farmacia La Fornace (Fornacette), il tentativo andato male del 22 alla farmacia comunale numero 2 e quello riuscito del giorno successivo, alla comunale numero 3. Bamonte faceva base in centro, questo spiega il fatto che riuscisse a far perdere le tracce in pochi minuti. Tuttavia carabinieri, poliziotti e vigili hanno dato vita ad un fitto scambio di informazioni e competenze, riuscendo a portare a termine l’operazione in pochi giorni, prima che il rapinatore rientrasse in azione per poi magari dileguarsi. A fare la differenza le testimonianze delle vittime, dalle quali emergevano particolari comuni, come quel coltello dall’impugnatura grigia. Poi le forze dell’ordine hanno man mano ristretto il cerchio, arrivando a Bamonte.
Marco Sabia
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