Il Tirreno

Pontedera

Avvocato aggredito l’Ordine alza lo scudo

Avvocato aggredito l’Ordine alza lo scudo

Il presidente Alberto Marchesi: «Grave gesto di violenza contro Dell’Unto» Offeso il difensore di un’imputata che deve rispondere di omicidio stradale

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PONTEDERA. «Un grave gesto di violenza», lo definisce il presidente dell’ordine degli avvocati pisani Alberto Marchesi. «Un abominio che si ripete troppo spesso», è ancora più dura Laura Antonelli, a capo dei penalisti. Le toghe fanno scudo e si schierano al fianco di Gabriele Dell’Unto, il giovane legale che mercoledì è stato offeso e inseguito fuori dall’aula dai familiari di Lorenzo Malacarne e Sara Cicciotto, i due teenager di Ponsacco investiti e uccisi da un’auto a Pontedera i primi di luglio di un anno fa mentre tornavano a casa in motorino. La responsabilità di Dell’Unto? Secondo chi lo ha preso di mira, il semplice fatto di aver difeso l’imputata accusata di omicidio stradale, Giuly Tuzzeo, e l’aver tentato di raggiungere con la procura – legittimamente – un accordo per una condanna da 3 anni e mezzo. Dell’Unto così mercoledì è diventato un bersaglio per le colpe della cliente. Tanto che per placare la tensione, anche fisica, proseguita fino all’esterno del tribunale di Pisa, è dovuto intervenire un addetto alla vigilanza.

«L’episodio in questione – dice Marchesi – non può passare sotto traccia». In troppe occasioni «sempre più spesso si colpiscono gli avvocati solo per il fatto di esercitare, con impegno e professionalità, il compito loro assegnato dalla nostra Costituzione». Marchesi ricorda poi che invocare «una forma di giustizia cieca, vendicativa e ritorsiva significa negare gli stessi fondamenti dell’ordinamento democratico, all’interno del quale l’autorevolezza della decisione pronunciata dal giudice è garantita proprio dal rispetto del diritto dell’imputato a difendersi con l’assistenza del proprio legale» e il diritto al «al giusto processo». Il rappresentante degli avvocati pisani è convinto che l’aggressione andata in scena mercoledì non riguardi tanto la sicurezza all’interno del palazzo di giustizia, ma la tutela della libertà dell’avvocato nell’espletamento del proprio mandato. Per questo, dice, «non possiamo girare la testa e guardare altrove».

«Da cittadino – aggiunge – posso comprendere lo stato d’animo delle vittime di un reato, di parenti, amici e conoscenti. La perdita di una persona cara crea un vuoto incolmabile nella cerchia degli affetti familiari e nella comunità di appartenenza, che il processo non potrà mai colmare, ma non può essere accettato che le stesse persone che si rivolgono alla giustizia con il ministero di un avvocato, rifiutino l’idea che l’imputato, con l’assistenza del proprio difensore, abbia a propria volta il diritto di essere giudicato da un giudice terzo ed imparziale».

Dunque l’intimidazione subita da Dell’Unto, a cui Marchesi esprime «incondizionata solidarietà e vicinanza», «impone una convinta presa di posizione e di condanna non solo dalle istituzioni forensi, ma anche di tutte le componenti della società civile che hanno a cuore il rispetto della cultura e della legalità».

Durissima Antonelli: «Quello subito da Dell’unto è un comportamento esecrabile. È un abominio, indice di una sottocultura sociale e civile prima che giuridica, assimilare la figura dell’imputato/indagato a quella del difensore. Quest’ultimo esercita una professione di rilevanza costituzionale e garantisce un diritto inviolabile quale il diritto di difesa. La Camera penale esprime massima solidarietà all’avvocato Dell’Unto, conosciuto come un professionista serio e corretto. Constata amaramente che il collega non è il primo ad essere bersaglio di minacciale e offese immeritatamente ricevute nell’esercizio della sua funzione di presidio delle garanzie e auspica che sia finalmente l’ultimo».



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