Sicurezza
TANTA POESIA CON LEOPARDI DI LAVIA
NADIA ANITA DALL’ANESE
Un uomo entra in scena solo e dal buio del palcoscenico, vestito di nero. Lo aspetta soltanto una sedia, collocata al centro del palco, unico elemento scenico di tutto lo spettacolo. Siamo alla...
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Un uomo entra in scena solo e dal buio del palcoscenico, vestito di nero. Lo aspetta soltanto una sedia, collocata al centro del palco, unico elemento scenico di tutto lo spettacolo. Siamo alla sintesi estrema del Teatro fatto con poco o niente, nessun orpello aggiuntivo né il benché minimo richiamo scenografico. Un po’ troppo poco, si potrebbe dire. Ma quando quell’uomo è un grande, grandissimo attore, e si chiama Gabriele Lavia, e viene sul palco per “dirci” le poesie di Giacomo Leopardi, come per incanto quel “poco” di un attimo fa diventa “tutto”. Anzi, diventa il massimo che si possa avere da una serata di teatro. La perfezione che ogni qualvolta ci si accosta al teatro, ognuno di noi si augurerebbe di incontrare.
È accaduto alla Città del Teatro di Cascina, come anteprima della splendida stagione di prosa pensata e allestita dal direttore artistico Andrea Buscemi. Un piccolo grande spettacolo, durante il quale Lavia si permette di dialogare col pubblico senza filtri, anzi presentando quello che andrà a fare di là a poco con una dissertazione lunghissima a metà fra il pedagogico e l’amichevole. Senza annoiarci mai, anzi semmai facendoci rimpiangere trascorsi scolastici che tutti abbiamo più o meno vissuto con noia o distrazione, forse perché Leopardi ci sembrava troppo immenso e malinconico per sentirlo uno di noi. Invece Lavia compie il miracolo: con un’intensissima performance il grande attore (dotato di inimitabile voce e straordinaria presenza scenica, a dispetto delle settantacinque primavere) non solo ci fa capire bene tutta l’arte del genio di Recanati (proprio tutta l’arte: da “Silvia” a “L’Infinito”, e i maggiori titoli dello “Zibaldone” offerti al pubblico senza soluzione di continuità), ma alla fine riesce anche ad aprirci sorprendentemente quel velo di pesantezza che tanto ostico e pesante ci faceva apparire il Poeta, quando eravamo ragazzi. Lavia flauta e ruggisce i versi leopardiani in piedi, quasi senza un movimento, ci fa innamorare di Leopardi e di quel Grande Attore che adesso il nuovo corso della Città del Teatro ci propone come un’ancòra di salvezza all’imbarbarimento che avanza.
È accaduto alla Città del Teatro di Cascina, come anteprima della splendida stagione di prosa pensata e allestita dal direttore artistico Andrea Buscemi. Un piccolo grande spettacolo, durante il quale Lavia si permette di dialogare col pubblico senza filtri, anzi presentando quello che andrà a fare di là a poco con una dissertazione lunghissima a metà fra il pedagogico e l’amichevole. Senza annoiarci mai, anzi semmai facendoci rimpiangere trascorsi scolastici che tutti abbiamo più o meno vissuto con noia o distrazione, forse perché Leopardi ci sembrava troppo immenso e malinconico per sentirlo uno di noi. Invece Lavia compie il miracolo: con un’intensissima performance il grande attore (dotato di inimitabile voce e straordinaria presenza scenica, a dispetto delle settantacinque primavere) non solo ci fa capire bene tutta l’arte del genio di Recanati (proprio tutta l’arte: da “Silvia” a “L’Infinito”, e i maggiori titoli dello “Zibaldone” offerti al pubblico senza soluzione di continuità), ma alla fine riesce anche ad aprirci sorprendentemente quel velo di pesantezza che tanto ostico e pesante ci faceva apparire il Poeta, quando eravamo ragazzi. Lavia flauta e ruggisce i versi leopardiani in piedi, quasi senza un movimento, ci fa innamorare di Leopardi e di quel Grande Attore che adesso il nuovo corso della Città del Teatro ci propone come un’ancòra di salvezza all’imbarbarimento che avanza.
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