Sicurezza
Per gli operai della Tmm è il giorno più lungo
Oggi incontro in Provincia, senza miracoli da domani i dipendenti saranno “ex” La vertenza però non si concluderà, così come il presidio davanti alla fabbrica
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PONTEDERA. «La procedura è scaduta, lo stabilimento chiude e i lavoratori saranno licenziati. La vertenza però prosegue». Era fine luglio.
Ottanta giorni scanditi da manifestazioni, blocchi stradali e una ritrovata unità sindacale dei metalmeccanici (dopo quasi un decennio di separazione) da quando, a fine luglio, le voci di una ristrutturazione aziendale o di una drastica scelta che avrebbe portato alla chiusura della Tmm si fecero sempre più insistenti. Aleggiavano come uno spettro all’interno dello stabilimento di viale Africa, stridendo con l’aumento dei carichi lavorativi e una produzione a pieno regime. Il ritiro della commessa da parte di Peugeot iniziò ad alimentare i sospetti degli 85 operai della fabbrica che produce marmitte per moto e scooter, concretizzati in qualche ora di sciopero per rivendicare certezze dalla proprietà. Che riuscì a rasserenare gli animi, ma non a fermare la mobilitazione. Esplosa ad inizio agosto quando la controllante Csl decise di avviare l’iter di liquidazione e una procedura di licenziamento collettivo, che si concluderanno oggi con la chiusura dello stabilimento e la messa in mobilità dell’intera forza lavoro. «Oggi scade la procedura, non la vertenza», ripetono i sindacati (Fiom, Fim e Uilm).
Che questa mattina, per l’ultimo tavolo previsto dall’iter, incontreranno negli ex uffici della Provincia il liquidatore Roberto Dell’Omodarme con l’obiettivo di raggiungere almeno un accordo per riconoscere un’indennità ai lavoratori. Gli operai resteranno invece davanti ai cancelli della fabbrica. Accanto alla solidarietà della società civile (ieri il pizzaiolo Tiziano Puppo ha donato loro pizza e schiacciata alla cioccolata), del mondo operaio, politico ed istituzionale, non si è concretizzata per ora quella imprenditoriale. Da domani, tecnicamente, i dipendenti saranno ex operai. Per tanti una sorta di déjà vu che solo un imprenditore potrebbe cancellare rilevando lo stabilimento dell’indotto Piaggio.
Nonostante i vari interessamenti, sui tavoli della trattativa (uno attivato anche dal Mise) non è arrivata alcuna proposta. In corsa ci sarebbe soprattutto un imprenditore italiano che ha chiesto più volte al liquidatore informazioni sulla fabbrica. «La procedura è arrivata alla scadenza – sottolinea Dell’Omodarme –. Lo stabilimento non sarà però smobilitato e restiamo disponibili a trattare eventuali proposte». Che potrebbero riaccendere le speranze degli operai e i macchinari della Tmm. Spenti ormai da quasi tre mesi.
Danilo Renzullo
Marco Sabia
Ottanta giorni scanditi da manifestazioni, blocchi stradali e una ritrovata unità sindacale dei metalmeccanici (dopo quasi un decennio di separazione) da quando, a fine luglio, le voci di una ristrutturazione aziendale o di una drastica scelta che avrebbe portato alla chiusura della Tmm si fecero sempre più insistenti. Aleggiavano come uno spettro all’interno dello stabilimento di viale Africa, stridendo con l’aumento dei carichi lavorativi e una produzione a pieno regime. Il ritiro della commessa da parte di Peugeot iniziò ad alimentare i sospetti degli 85 operai della fabbrica che produce marmitte per moto e scooter, concretizzati in qualche ora di sciopero per rivendicare certezze dalla proprietà. Che riuscì a rasserenare gli animi, ma non a fermare la mobilitazione. Esplosa ad inizio agosto quando la controllante Csl decise di avviare l’iter di liquidazione e una procedura di licenziamento collettivo, che si concluderanno oggi con la chiusura dello stabilimento e la messa in mobilità dell’intera forza lavoro. «Oggi scade la procedura, non la vertenza», ripetono i sindacati (Fiom, Fim e Uilm).
Che questa mattina, per l’ultimo tavolo previsto dall’iter, incontreranno negli ex uffici della Provincia il liquidatore Roberto Dell’Omodarme con l’obiettivo di raggiungere almeno un accordo per riconoscere un’indennità ai lavoratori. Gli operai resteranno invece davanti ai cancelli della fabbrica. Accanto alla solidarietà della società civile (ieri il pizzaiolo Tiziano Puppo ha donato loro pizza e schiacciata alla cioccolata), del mondo operaio, politico ed istituzionale, non si è concretizzata per ora quella imprenditoriale. Da domani, tecnicamente, i dipendenti saranno ex operai. Per tanti una sorta di déjà vu che solo un imprenditore potrebbe cancellare rilevando lo stabilimento dell’indotto Piaggio.
Nonostante i vari interessamenti, sui tavoli della trattativa (uno attivato anche dal Mise) non è arrivata alcuna proposta. In corsa ci sarebbe soprattutto un imprenditore italiano che ha chiesto più volte al liquidatore informazioni sulla fabbrica. «La procedura è arrivata alla scadenza – sottolinea Dell’Omodarme –. Lo stabilimento non sarà però smobilitato e restiamo disponibili a trattare eventuali proposte». Che potrebbero riaccendere le speranze degli operai e i macchinari della Tmm. Spenti ormai da quasi tre mesi.
Danilo Renzullo
Marco Sabia
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