La manifestazione
Incidente mortale, chiesto processo per padre e figlio
Una svolta nell’inchiesta sulla tragedia in cui perse la vita il giovane Raghi Cioni nel dicembre del 2016. Il giudice ha fissato l’udienza preliminare il 20 febbraio
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SAN MINIATO. Raghi Cioni aveva solo 30 anni quando un pirata della strada lo travolse e ucciso lasciandolo lungo via Maremmana nel comune di San Miniato. Era un freddo pomeriggio, il 15 dicembre dello scorso anno. Per settimane la famiglia del giovane ciclista si è disperata non solo per la morte di Raghi, ma per l’angoscia di non sapere chi era il responsabile. Poi, grazie alle indagini dei carabinieri della compagnia di San Miniato, è arrivata un po’ di luce in una vicenda così grave. Ora ci sono due richieste di rinvio a giudizio per padre e figlio indagati già da mesi per l’omicidio stradale, ma anche per simulazione di reato.
I due infatti, secondo quanto hanno ricostruito Procura e carabinieri, avevano cercato in tutti i modi di nascondere la vera causa dei danni al loro furgone. Secondo la ricostruzione della magistratura, quella sera alla guida del furgone Daily c’era Alessandro Piazzesi, 42 anni, di San Miniato. Aveva tamponato la bicicletta condotta da Raghi Cioni facendolo così cadere. Poi si era dato alla fuga per motivi che non sono ancora emersi. Successivamente padre e figlio, secondo le accuse, avrebbero trovato un modo per nascondere l’incidente. Mauro Piazzesi, classe 1951, padre del primo indagato, e in questo processo accusato di simulazione di reato e favoreggiamento, aveva telefonato ai carabinieri di San Miniato e insieme al figlio aveva falsamente denunciato il reato di furto e danneggiamento. I due sono accusati quindi di avere messo su una messinscena tanto da far ritrovare una sbarra di ferro conficcata nella parte del lato passeggero del parabrezza anteriore al fine di cancellare o comunque confondere le tracce dell’impatto tra il parabrezza in frantumi e il corpo della vittima. La falsa denuncia doveva servire, secondo le accuse, ad eludere le investigazioni.
I carabinieri però già la sera della tragedia avevano raccolto alcuni elementi importanti e l’ipotesi che ad investire il ciclista fosse stato un furgone era in qualche modo sostenuta dai frammenti trovati sull’asfalto.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore Giovanni Porpora, il gup Giulio Cesare Cipolletta ha fissato l’udienza preliminare per il 20 febbraio 2018.
Per la famiglia della vittima è questo un momento importante dopo le lunghe indagini e gli accertamenti effettuati sul furgone dai carabinieri del Ris di Roma e sui reperti sequestrati la sera dell’incidente. Padre e figlio, stando a quanto è emerso, fin dall’inizio avevano cercato di coprirsi l’uno con l’altro. Le investigazioni tecniche però hanno avuto un ruolo importante nella ricostruzione del fatto.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
I due infatti, secondo quanto hanno ricostruito Procura e carabinieri, avevano cercato in tutti i modi di nascondere la vera causa dei danni al loro furgone. Secondo la ricostruzione della magistratura, quella sera alla guida del furgone Daily c’era Alessandro Piazzesi, 42 anni, di San Miniato. Aveva tamponato la bicicletta condotta da Raghi Cioni facendolo così cadere. Poi si era dato alla fuga per motivi che non sono ancora emersi. Successivamente padre e figlio, secondo le accuse, avrebbero trovato un modo per nascondere l’incidente. Mauro Piazzesi, classe 1951, padre del primo indagato, e in questo processo accusato di simulazione di reato e favoreggiamento, aveva telefonato ai carabinieri di San Miniato e insieme al figlio aveva falsamente denunciato il reato di furto e danneggiamento. I due sono accusati quindi di avere messo su una messinscena tanto da far ritrovare una sbarra di ferro conficcata nella parte del lato passeggero del parabrezza anteriore al fine di cancellare o comunque confondere le tracce dell’impatto tra il parabrezza in frantumi e il corpo della vittima. La falsa denuncia doveva servire, secondo le accuse, ad eludere le investigazioni.
I carabinieri però già la sera della tragedia avevano raccolto alcuni elementi importanti e l’ipotesi che ad investire il ciclista fosse stato un furgone era in qualche modo sostenuta dai frammenti trovati sull’asfalto.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore Giovanni Porpora, il gup Giulio Cesare Cipolletta ha fissato l’udienza preliminare per il 20 febbraio 2018.
Per la famiglia della vittima è questo un momento importante dopo le lunghe indagini e gli accertamenti effettuati sul furgone dai carabinieri del Ris di Roma e sui reperti sequestrati la sera dell’incidente. Padre e figlio, stando a quanto è emerso, fin dall’inizio avevano cercato di coprirsi l’uno con l’altro. Le investigazioni tecniche però hanno avuto un ruolo importante nella ricostruzione del fatto.
Sabrina Chiellini
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