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Pontedera

Casa della salute, un rebus

Casa della salute, un rebus

Incontro con tutte le realtà del terzo settore, idee e ritardi

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CASCINA. Casa della Salute? Parliamone, ma a partire da dati certi, sede e investimenti in primis. E' questo in sostanza il messaggio che le parti sociali, alcuni medici di famiglia e varie associazioni di volontariato hanno voluto esprimere ieri pomeriggio in comune in occasione della discussione, in commissione “Sociale, sanitario e casa”, sul progetto che da tempo tiene banco per dare un'ordine ai servizi sanitari nel comune.

Fra gli obbiettivi quello di approvare un primo documento che aiuti il comune a porre la questione di fronte ad Asl e Società della Salute, per iniziare un percorso di integrazione dei servizi sanitari di medicina generale ed ambulatoriale che veda nella sede della Società volontaria di Mutuo Soccorso di Navacchio un'ipotetica sede.

«Mi ha fatto molto piacere che la Società di Mutuo Soccorso si sia resa disponibile ad una discussione e credo che i tempi siano maturi, considerando che in altre province le case della salute sono già una realtà che garantisce servizi sanitari non ospedalieri sui territori con costi inferiori e meno richieste inappropriate ai punti di pronto soccorso – ha dichiarato l'assessore ai servizi sanitari Edoardo Ziello. – Continuare con la gestione “spontanea” e frammentaria rischia di non dare le risposte giuste ai cittadini».

Invito che ha ricevuto una risposta tiepida ma propositiva da parte dei vari medici ed esponenti di Misericordie, Pubbliche Assistenze e Croce Rossa, in una discussione che a tratti si è trasformata in un piccolo processo all'Asl. «Non è la prima volta che se ne parla e considero utile riprendere la discussione – ha detto Anna Paci, della Pubblica Assistenza di Cascina. – Ci sono domande a cui rispondere però: chi finanzia? Come? La sede di Navacchio può andar bene, ma serve una risposta anche per il capoluogo. Fare due case della salute di primo livello? Parliamone».

Più duri i medici. «Le case della salute possono nascere se i medici lo vogliono e se sono messi in condizione di prendersi delle responsabilità – ha detto il dottor Paolo Monicelli. – Questo significa capire chi mette i soldi ed il pensiero non può che andare all'Asl, che alle sollecitazioni ha sempre risposto che non è disposta a mettere un centesimo». Parole ribadite anche da Luca Puccetti, dell'Aft Cascina Ovest: « ci vogliono fondi certi e piani decennali, non possiamo imbarcarci in avventure che ad un certo punto vengono lasciate senza soldi, né in meccanismi che snaturino il rapporto medico-paziente».

La società della salute pisana prende tempo. L’Asl, da noi interpellata, ha spiegato che fino a quando non aprirà il distretto nuovo di Navacchio non saranno prese decisioni. Sedi possibili se ne prospettano almeno due, il vecchio distretto ma anche la Misericordia di Navacchio che sta per realizzare nuovi ambulatori.

Nilo Di Modica

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di Redazione web