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Pontedera

Aggressione con spari, presto nuove denunce

Aggressione con spari, presto nuove denunce

Sono stati identificati altri componenti del gruppo che aveva teso un agguato a due fratelli albanesi, ferendone uno con un colpo di pistola e a bastonate

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SAN MINIATO. Anche se il Gip del tribunale di Pisa ha considerato il fatto avvenuto a San Donato, in via Puccini, come un’aggressione che ha causato lesioni aggravate all’albanese rimasto ferito e non come un tentato omicidio Procura e carabinieri di San Miniato sono ancora al lavoro per ricostruire chi ha partecipato all’imboscata. Uno degli uomini visto aggredire i due fratelli, armato di un bastone, è stato scarcerato, come si ricorderà, pochi giorno dopo il fatto.

Il Gip del tribunale di Pisa non aveva convalidato l’arresto e aveva riqualificato il reato ipotizzato dalla Procura non come tentato omicidio - l’albanese è stato ferito di striscio da un colpo di pistola. E di conseguenza non c’erano i presupposti per trattenere al Don Bosco l’italiano di 43 anni, di origini rom, fermato dai carabinieri dopo che lui stesso si era rivolto al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli in quanto aveva alcune lesioni. Tuttavia, come dicevamo, gli investigatori sono al lavoro per ricostruire l’intera vicenda, sono stati già identificati altri componenti del gruppo e probabilmente c’è un’idea di chi sia la donna che ha sparato.

Come sempre accade in questi casi, i reperti raccolti poco dopo la sparatoria, sono stati inviati ai carabinieri del Ris. Una perizia, di cui non si conoscerà l’esito in tempi brevi, chiarirà la dinamica. Darà risposte utili anche per inquadrare meglio il reato. Dirà se quei colpi di pistola, esplosi da una donna, volevano uccidere e di conseguenza se l’albanese è stato raggiunto di rimbalzo dopo che la donna aveva sparato in aria o comunque mirando verso un obiettivo distante dall’uomo.

In queste settimane però, anche se sono state effettuate alcune perquisizioni, la pistola usata durante la sparatoria non è stata trovata. Saranno necessarie dunque ulteriori indagini prima che i carabinieri possano avere una ricostruzione completa del fatto. E’ invece abbastanza chiaro il movente.

La famiglia di origine rom voleva dare una sonora lezione a uno dei due fratelli albanesi “colpevole”, secondo il loro modo di vedere le cose, di avere offeso una giovane con una promessa di matrimonio da lui non rispettata. Dopo il raid di San Donato comunque i familiari della giovane non avrebbero tentato altre rappresaglie contro l’albanese, che ha riportato alcune lesioni ma non gravi.(s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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